- C'era una volta in Italia

Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto

indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto locandinaTitolo originale: Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto

Regia: Elio Petri

Sceneggiatura: Elio Petri, Ugo Pirro

Cast: Gian Maria Volontè, Florinda Bolkan, Gianni Santuccio

Musiche: Ennio Morricone

Produzione: Italia 1970

Genere: Thriller

Durata: 112 minuti

Trailer

florinda bolkan   gian maria volontè è l'ispettore  l'ispettore di polizia de indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto

 

premio oscar   Miglior film straniero

palma d'oro cannespalma d'oro cannespalma d'oro cannes   Palma d’Oro miglior film, Premio FIPRESCI e Gran Premio della Giuria

 

Regia: stellastellastellastella

Interpretazione: stellastellastellastella

Sceneggiatura: stellastellastellastella

Musica: stellastellastella

Giudizio: stellastellastellastella

 

Trama

Il giorno della sua promozione a capo della Squadra Omicidi, un ispettore di polizia (Gian Maria Volontè) uccide l’amante (Florinda Bolkan). Sicuro della sua intoccabilità, l’uomo lascia tracce e indizi.

Recensione

Premiato a Cannes e vincitore dell’Oscar nel 1970 come miglior film straniero, Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto si configura come un thriller senza misteri che svela già tutto, ripromettendosi però di stupire con le sue dinamiche oscure e la pregnanza del suo messaggio.

Come in un classico giallo, il fatto sanguinoso si pone all’incipit della vicenda e contraddistingue cause ed effetti determinando il resto della narrazione. Qui, tuttavia, il colpevole è già sotto gli occhi dello spettatore, il quale inizia a porsi domande e interrogarsi sul movente. Paradossalmente, chi compie l’efferato delitto è colui che indaga su di esso.

Dovrebbe esserci un vantaggio sostanziale, invece assistiamo a una sorta di macabra parabola grottesca in cui l’assassino gioca con il destino, dissemina tracce ovunque e indizi che dovrebbero portare direttamente a lui. Contrariamente a quanto si può pensare, il protagonista non è pazzomitomane, mira bensì a uno scopo ben preciso: evidenziare una grave falla nel sistema che impedirà alla giustizia di fare il proprio corso nonostante l’evidenza.

Il regista Elio Petri si concentra perciò sulla retorica istituzionale, lasciando l’ispettore in preda a deliri di onnipotenza all’interno della collettività: il suo è un atteggiamento forte e integerrimo adottato con i colleghi e i cittadini, e questo lo indicherebbe in qualunque altro contesto come un eroe popolare, un paladino dello Stato in grado di rappresentarlo nelle gesta e nella legge.

La lettura non appare così semplice ed è destinata a ribaltarsi, offrendo una summa ben diversa, più articolata e ricca di intrecci. Il film si impregna di eloquenza prepotente, è costellato di discorsi magniloquenti. Il capo della Sezione Omicidi mostra due facce controverse, due identità contrapposte e in conflitto.

L’ambiente e la compagnia determinano l’individuo, che in polizia impone volere e dedizione ma con l’amante riversa frustrazione, gelosia e maniacalità nascoste. Gian Maria Volontè è l’istrionico interprete di un film gridato, posto in un periodo del nostro paese in cui la contestazione, l’ombra della rivoluzione e il movimento dissidente andavano a formare coesi un nucleo ambiguo di disordine sociale.

Il confine labile fra giustizia e libertà trascina il delitto in piazza, rendendolo comunque un fatto secondario, di second’ordine. C’è del torbido nel rapporto fra l’ispettore e l’intrigante Augusta Terzi, dato emerso tramite i lunghi flashback che si prefiggono la funzione di spiegare e chiarire. La convinzione e l’ebbrezza del potere caratterizzano un personaggio creato su basi kafkiane e dichiaratosi colpevole proprio in virtù della solidità del proprio ruolo istituzionale.

I politici fanno la loro comparsa e intervengono per salvare la situazione. Ci riescono e in tal modo comunicano quel messaggio che giustifica l’intero sussistere della pellicola.

Curiosità

gian maria volontè e florinda bolkan

Dato il periodo incandescente e la critica alle alte sfere politiche, il film rischiò il sequestro da parte dei dirigenti della questura di Milano i quali, presenti alla prima proiezione in sala, andarono via indignati prima del finale.

Samuele Pasquino

Samuele Pasquino

Laureato in Lettere Moderne e giornalista pubblicista freelance, sono il creatore e direttore responsabile di Recencinema.it, appassionato della Settima Arte e scrittore eclettico.
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