- C'era una volta in Italia

La commare secca

la commare secca locandinaTitolo originale: La commare secca

Regia: Bernardo Bertolucci

Cast: Marisa Solinas, Allen Midgette, Giancarlo De Rosa

Musiche: Piero Piccioni

Produzione: Italia 1962

Genere: Drammatico

Durata: 100 minuti

 

 

la commare secca scena  lui e lei la commare secca  la donna e il soldato

 

Regia: stellastellastellastellastella

Interpretazione: stellastellastellastella

Sceneggiatura: stellastellastellastella

Musica: stellastellastellastella

Giudizio: stellastellastellastella

 

Trama

A Roma, nelle vicinanze del Parco Paolino, una prostituta viene trovata uccisa. La polizia indaga sul possibile colpevole e l’inchiesta si fissa su alcuni personaggi che cercano di scagionarsi raccontando di sé e della propria vita. Alla fine l’assassino sarà arrestato?

Recensione

Il film d’esordio del giovanissimo Bertolucci (poco più che ventenne) nasce dall’esigenza del regista di appoggiarsi a un’opera letteraria, una specie di garanzia, un’ancora a cui appigliarsi per liberare soluzioni liriche e registiche: sono le prime tracce di un modello stilistico che diverra caratterizzante in tutte le pellicole del cineasta. Il soggetto di Pasolini viene qui utilizzato come base per una sceneggiatura, scritta a quattro mani da Sergio Citti e Bertolucci, che risente indiscutibilmente dell’influenza, o meglio, dell’ispirazione nata dal lavoro di quest’ultimo come aiuto regista nel film Accattone.

Bertolucci, in questa prima importante esperienza, ebbe l’opportunità di veder nascere un film concettualmente e stilisticamente scevro da ogni precedente modello cinematografico: “Non vedevo come si faceva un film, vedevo come nasceva il cinema”. Giudicato un film pasoliniano già prima della sua effettiva realizzazione, La commare secca presenta peculiarità registiche e di rappresentazione delle vicende ben diverse dai precedenti: Bertolucci, infatti, sceglie di adottare un’ottica meno frontale rispetto al guardare i personaggi; li abbraccia, gli gira intorno senza mai scontrarsi con i loro sguardi.

Voleva raccontare lo stesso mondo di Pasolini, ma con un’identità cinematografica diversa, che fosse soltanto sua, arricchendo la ripresa con movimenti di macchina spiccatamente filmici, come si può evincere già dalle prime immagini. Un cinema in movimento e un utilizzo della macchina da presa estremamente dinamico, sicuramente influenzato dal contemporaneo cinema sperimentatore francese (quello di Godard e Resnais su tutti).

Il film è a incastri e la vicenda è vista dalle varie angolazioni che corrispondono alle testimonianze dei sospettati, intramezzate dallo scorrere delle immagini della vittima intenta ad alzarsi e svolgere le più normali attività giornaliere.

Le immagini della donna vengono utilizzate come raccordo all’interno della narrazione con il fine di dare senso di simultaneità alle diverse vicende raccontate dai personaggi; uomini, figli di un’ascendente e difficile modernità (lo spaseamento nella grande città del soldato è emblematico), che qui non viene esasperata con un’impietosa narrazione ma resa evidente tramite le immagini e i comportamenti emersi dalla “cronaca” della giornata.

Ognuno dei personaggi è protagonista assoluto della propria storia e gli elementi che emergono dal racconto non forniscono indizi particolarmente significativi per giungere all’identificazione del colpevole: fino alle immagini rivelatrici, lo spettatore non possiede sufficienti elementi per scoprire chi ha ucciso la donna. L’indizio principale è fornito direttamente da elementi narrativi evocativi: nella versione dell’omicida non si menziona il momento dell’improvviso temporale che nelle altre storie conclude la narrazione, riportando lo sguardo dello spettatore alla camera della prostituta.

Sono proprio le immagini a fornire la risoluzione dell’omicidio: le parole dell’assassino distruggono la vicenda, mentre la parte visiva mostra la terribile verità.

Per Bertolucci “Il Cinema è innanzitutto poesia” e il lirismo che emerge da questa sua prima prova, scaturisce dal desiderio di andare oltre gli stilemi del tardo neorealismo e del cinema pasoliniano, per creare uno stile che unisca la propria indole poetica allo sguardo da cinephile influenzato dall’emergere della nouvelle vague. Il suo è un occhio che ricerca l’essenza del cinema come riflessione della realtà.

La commare secca è un film indispensabile per comprendere un autore che è stato in grado di creare uno stile particolarmente riconoscibile, figlio di una sperimentazione coerente influenzata da una continua analisi della cinematografia coeva, spesso anticipandone meccanismi e tematiche.

Curiosità

gruppo giovani

L’opera è stata presentata alla 23a edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia

Miriam Raccosta

Miriam Raccosta

Salve a tutti, sono Miriam! Sono una studentessa di Arti e Scienze dello Spettacolo, indirizzo Cinema all'Università 'La Sapienza' di Roma! Per me il cinema è come l'aria! Mi piace 'trasportare' le vicissitudini delle mia vita in una sorta di film o documentario. Il cinema ci proietta in un mondo parallelo, che io voglio assolutamente conoscere! Ovviamente i miei interessi sono molteplici: fotografia, letteratura e poesia, ma soprattutto l'arte, perché il cinema è l'arte più immediata che esista! Come sostiene Fellini, 'Il Cinema e' Arte figurativa in movimento'.
Leggi tutti gli articoli di Miriam Raccosta

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *