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Anna Karenina: nuove geometrie dell’anima

set anna karenina wright knightleyRidisegnare lo spazio cinematografico verso nuove traiettorie è possibile e il regista Joe Wright ce lo dimostra nella pellicola Anna Karenina, tratto dall’omonimo pilastro della letteratura russa di Lev Tolstoj.

La presentazione canonica dello spazio scenico è completamente stravolta: la porzione spaziale della narrazione si confonde con la porzione spaziale dei lavori, il dietro le quinte diventa mostrabile e assume un nuovo orizzonte semantico.

Non esiste più un confine tra uno spazio in e uno off, uno spazio proibito all’occhio della macchina da presa, e uno concettualmente oggetto delle riprese.

Frantumando la linea dei 180°, Wright ridefinisce il limite invalicabile dello spazio cinematografico rendendolo scrutabile a 360° allo sguardo della macchina da presa.

jude law e keira knightley in anna kareninaGli attrezzisti e gli operatori tecnici diventano protagonisti: subentrano in scena per modificare gli interni e le scenografie, trasformando esteticamente i luoghi della narrazione in base agli sviluppi della storia.

E’ così che la spazialità della pellicola assume un’atmosfera teatralizzante: non più meri luoghi scenici ma luoghi dell’anima, in cui il continuo cambio della messa in scena suggerisce il costante mutamento emotivo dei protagonisti.

In primis, Anna Karenina (Keira Knightley) costantemente sospesa tra il profondo rispetto per il legame coniugale e filiale, e la scoperta della vivacità della società mondana russa, su cui fino a quel momento non aveva mai osato affacciarsi.

keira knightley e aaron johnson in anna kareninaKarenin (Jude Law), compagno stoico ed esemplare, incarna perfettamente il modello maritale. Incline al sacrificio, si prodiga a recuperare i frammenti del rapporto in crisi, anche quando il suo rivale avrà la meglio nel cuore della sua donna.

Infine il conte Vronskij (Aaron Johnson), il polo negativo di questo triangolo amoroso: fautore del tragico disfacimento della famiglia di Karenin, così come compare sulla scena ne esce.

Narrativamente purificato, il dolore della perdita della donna amata è sostituito da una nuova unione riparatrice agli occhi della benpensante società russa. Il perbenismo obbligato e di facciata vince sulla drammatica morte della stessa Anna.

Come in un vortice, i personaggi sono risucchiati dai loro sensi: tra passionalità e rispetto per i vincoli matrimoniali e societari dell’epoca, azioni e sentimenti sono dettati dall’istinto, come il turbinio leggiadro e seducente di un delicato valzer.

Lorena Porcu

Lorena Porcu

Sono nata nel 1984 in Liguria, ma sono sarda e ora ospite della capitale lombarda. Sono un'accanita sostenitrice dell'imprescindibile sinergia tra forma e materia cinematografica: lo stile registico non è pura formazione e ogni inquadratura detiene un proprio simbolico significato. Dopo due tesi in Storia e Critica del cinema, spero che la passione per la Settima Arte diventi un vero e proprio lavoro.
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