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Antonio e Bruno in trattoria

ladri di biciclette trattoriaFra le scene che nel malinconico bianco e nero di Ladri di biciclette esaltano appieno il neorealismo al quale tanto fedelmente il film di Vittorio De Sica appartiene, ve n’è una particolarmente toccante e al contempo in grado di dare un po’ di respiro alla tragedia romana di fine anni ’40.

Antonio è sconfortato poichè non riesce a ritrovare la sua bicicletta, unica speranza per sè e la propria famiglia. Tuttavia, come padre, non intende in alcun modo far pesare la difficile situazione sul figlio Bruno, piccolo e spensierato ma non certo ingenuo, che lo segue alla ricerca del prezioso veicolo. Antonio propone al bambino una bella mangiata in trattoria, sapendo di farlo felice, e così i due si recano a pranzo in un locale piuttosto affollato eppur tranquillo. Padre e figlio sono seduti l’uno di fronte all’altro in attesa di ordinare. Antonio si fa vedere allegro e ben disposto a trascorrere un’oretta di riposo.

Vedendo Bruno girarsi continuamente verso il ragazzino che gli sta alle spalle – il quale degusta con aria altezzosa una mozzarella in carrozza dall’alto della sua posizione privilegiata – Antonio gli chiede se vuole lo stesso piatto, trovando l’ampio consenso del bambino. L’uomo allora, rapito dal meraviglioso sorriso del suo ragazzo, gli promette anche un dolce e un bel bicchiere di vino.

Facendo convivere nella stessa scena Antonio e Bruno e la famiglia benestante che mangia avidamente, De Sica mette a confronto la povertà e la ricchezza, la modestia e la bramosia, la semplicità e l’artificio. I suonatori dietro Antonio danno un tocco di allegria alla meravigliosa sequenza ed esaltano la felicità di Bruno, il quale assapora il momento che il padre ha saputo offrigli spendendo anche gli ultimi spiccioli.

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Samuele Pasquino

Samuele Pasquino

Laureato in Lettere Moderne e giornalista pubblicista freelance, sono il creatore e direttore responsabile di Recencinema.it, appassionato della Settima Arte e scrittore eclettico.
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