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Anziani ai margini

umberto D solitudineUna mamma cresce cento figli, mentre cento figli non son buoni per sostenere una mamma” – recita il detto popolare.

Che ne è dei genitori quando i figli sono grandi e a loro volta hanno messo su famiglia? E cosa dire invece degli anziani che invecchiano in solitudine, fronteggiando da soli le proprie difficoltà?

Il cinema italiano offre un ventaglio di casi di anziani dimenticati o abbandonati a se stessi, ritratti a volte con pietosa compartecipazione, a volte con amara ironia. C’è chi di figli non ne ha. Pensiamo a un celebre personaggio come il vecchio Umberto di Umberto D. (Vittorio De Sica, 1952) che ha lavorato una vita intera e i cui sacrifici sono sfociati in una pensione misera e in una senilità di abbandono.

C’è chi invece si trascina da anni il peso di un errore passato, una macchia indelebile con cui nessuno vuole averci nulla da spartire: è questo quello che accade ne La finestra di fronte a Davide (Massimo Girotti), l’anziano ebreo che vive di rimorsi per essere responsabile della morte dell’uomo da lui amato. Sono storie di uomini profondamente soli, la cui trascuratezza è dovuta in larga misura alla mancanza di una famiglia che li sostenga.

massimo girotti la finestra di fronteQuando invece ci imbattiamo nelle vicende di Matteo Scuro (Stanno tutti bene di Giuseppe Tornatore, 1990) e dei coniugi Saverio, genitori della numerosa famiglia di Parenti serpenti (Mario Monicelli, 1992), come giustificare il loro abbandono? Sono madri e padri che hanno dato tutto per i figli, investendovi tutte le energie e le speranze per il futuro: han dato loro amore, un’istruzione e un tetto sicuro sotto il quale crescere.

Una volta grandi, i figli continuano per la propria strada, si sa: c’è chi si realizza e non mostra riconoscenza verso i genitori, e c’è chi fallisce e non vuole che la famiglia lo sappia per non deluderla. Vincenti o fallimentari che siano, nella maggior parte dei casi i figli adottano la via dell’isolamento e del silenzio nei loro confronti.

Allora ecco che padri come Matteo Scuro attraversano da cima a fondo l’Italia cercando di mantenere i contatti con la prole, che in tutti i modi cerca di illudere l’anziano affinchè non si renda conto della loro infelicità, dei loro problemi, e soprattutto del suicidio di uno di loro. Far credere che “stanno tutti bene” è la loro missione, un amaro tentativo di non deludere un uomo che crede in loro a tal punto da idealizzarli.

marcello mastroianni stanno tutti benePietà filiale o voglia di non guardare in faccia la realtà? In ogni caso il loro piano sembra funzionare, tanto che fino all’ultimo Matteo vuole credere che il figlio suicida Alvaro prima o poi ritornerà.

Poi ci sono figli come quelli di Lina e Michele (Maria Confalone e Paolo Panelli in Parenti Serpenti), una gioviale coppia di anziani di Sulmona ora alle prese con figli, cognati e nipoti ospitati a casa loro per le feste di Natale. Tutti abitano in città diverse e sono apparentemente felici e pieni di affetto l’uno per l’altro.

Tanti abbracci, sorrisi e belle parole per mamma e papà, che non smettono di ringraziare per il bene da loro fatto e per la bellissima infanzia che gli hanno fatto trascorrere. Fino a quando non arriva il momento in cui i genitori chiedono un sostegno per la loro vecchiaia: il bonario clima natalizio si infrange e ognuno tira fuori i propri interessi.

Nessuno vuole rinunciare alle comodità della vita attuale e nessuno vuole accollarsi il peso di due anziani in difficoltà. Escono così imbarazzanti scheletri dall’armadio e un egoismo latente talmente forti da spingere questa “grande famiglia” a uccidere i due coniugi pur di non prendersi la responsabilità di accudirli, dopo aver ricevuto per tanti anni il loro aiuto incondizionato.

parenti serpenti famiglia monicelliComune alle due storie è il clima di tensione e imbarazzo che alberga tra i vari figli, che si trovano o un padre in visita o dei genitori che chiedono un po’ di ospitalità.

Non solo: uguali sono anche il perpetuo buonumore e fiducia mantenuti dalle figure genitoriali, che ostinatamente credono di aver costruito con i loro sforzi una famiglia felice, fortunata e unita.

Oltre a non perdere la speranza, essi riescono anche a non perdere una loro dignità, seppur disperata, e questo vale anche se allarghiamo lo sguardo alla figura di Umberto.

Basta guardarlo: svuotato dall’orgoglio, ma non certo dalla dignità, continua a vivere come può sorretto dalla compagnia del suo fedele cagnolino, che gli resta accanto anche nei momenti più tragici.

Giulia Salvadori

Giulia Salvadori

Nata nel 1988, lavoro a Milano, città che amo, ma dalla quale ogni tanto ho bisogno di evadere! Le mie passioni più grandi? Il cinema, la cucina e il vino. Dopo una breve esperienza per la tv nell'ambito della redazione, ora mi occupo di comunicazione e marketing, ma non smetto di inseguire quello che è il mio sogno più grande: "scrivere di cinema".
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