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Armi di salvezza – La scrittura e la famiglia

Lettere da Iwo Jima è un racconto sviluppato straordinariamente dal punto di vista narrativo, con un sensibile approfondimento dei personaggi protagonisti, oltre che della perizia nello studio dell’ambientazione, tutt’altro che agevole.

Clint Eastwood, regista e produttore (insieme a Steven Spielberg) di questa pellicola del 2006 – girata e proposta nelle sale in lingua giapponese – ha scolpito le figure del protagonista Saigo (l’antieroe) e del generale Kuribayashi (l’eroe, personaggio esistito realmente e sul cui libro di lettere degli anni ’20 e ’30 è stato costruito il film) in maniera commovente e piena di umanità.

Il punto di vista dei Giapponesi

marito e moglie abbraccioL’originalità del progetto filmico, che forma con Flags of our fathers un dittico bellico unico nel suo genere, sta nel proporre, contrariamente a quest’ultimo, il punto di vista dei Giapponesi, usciti perdenti dopo quaranta giorni di battaglia avvenuta sull’isola nipponica di Iwo Jima nel 1944.

E’ un punto di vista globale, nel senso che vengono scandagliati il mondo interiore ed esteriore dei soldati, quello più intimo e quello sulla visione della guerra; ed è inoltre un punto di vista inaspettato (se si pensa che è creato da un americano) per chi guarda, che mostra l’enfasi tipica del mondo orientale, il suo modo di vivere le emozioni, il suo senso di dignità assoluto.

Lo spettatore compie il suo viaggio attraverso Saigo, i suoi occhi, il suo mondo quasi infantile, la sua immaturità, il suo essere lì solo a causa della ricezione della lettera di arruolamento (significativo il flashback che illustra proprio tale momento mentre è in casa con la moglie incinta di sei mesi).

Saigo e Kuribayashi

kuribayashiI primi quaranta minuti del film, che precedono l’inizio dei combattimenti, svelano tutto dei due protagonisti, la cui meravigliosa arma in comune è la scrittura: Saigo scrive alla moglie Hanako, Kuribayashi al figlio Taro. Attraverso le parole e l’atto dello scrivere si confessano, si mettono a nudo nella loro solitudine e nella loro consapevole rassegnazione alla sconfitta e alla morte che arriverà.

Il generale è l’alter-ego di Saigo: è lì per vocazione, per adempiere alla missione di dare la propria vita per la Patria, non pensa neanche un minuto di arrendersi quando sente vicina la fine, ha un senso dell’onore e della dignità spinti all’estremo che lo condurranno al suicidio, come quasi tutte le altre figure di contorno.

saigoTra loro il cavaliere Barone Nishi, ormai nonvedente per una ferita agli occhi, e molti soldati semplici come l’amico Nozaki, indotti dal loro comandante all’estremo gesto, piuttosto che a resistere e a combattere strenuamente.

Saigo resiste per paura della morte, per mancanza di tutte le virtù possedute dal generale e per un attaccamento alla famiglia esasperato, unica arma che usa e che lo condurrà alla salvezza. Per l’intero film non lo vediamo mai sparare contro il nemico, lui è uomo da retroguardie, da staffette, da rifornimento ai compagni.

Il resto del film è un susseguirsi di attacchi a colpi di cannone e mitragliatrici, si svolge quasi totalmente sotto i tunnel scavati per difesa e nei quali i soldati giapponesi trovano riparo, ma sono come in gabbia, in attesa della fine, sapendo di combattere contro un nemico esageratamente superiore nei numeri e nelle armi.

L’umanità universale sotto le gallerie

E’ sotto queste gallerie che i momenti più lirici fatti di flashback della vita passata, di lettere, le ultime, si snocciolano e mostrano un’umanità universale, unica e uguale per tutti i soldati di tutti i Paesi del mondo (la scena nella quale viene letta la lettera del soldato americano ricevuta dalla mamma commuove i soldati giapponesi presenti e li fa sentire uguali al nemico).

I destini di Saigo e Kuribayashi sono annodati: questi salva la vita al primo casualmente per ben tre volte, l’ultima è decisiva e non casuale. Saigo deve restare nella galleria (mentre gli altri vanno a combattere nel buio della notte la loro ultima battaglia) a bruciare gli effetti personali del generale, così come ordinatogli.

Egli conserverà tutte le lettere, le proprie e di Kuribayashi in una scatola che sotterrerà e che idealmente i posteri troveranno e leggeranno.

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