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Burocrazia e forma nella scuola: ma l’ascolto?

la classe cantetUn viaggio del cinema che, con stile documentaristico, si immerge nelle aule scolastiche, una classe elementare e una classe media superiore. La forte base costruttiva di partenza è la scrittura: queste due perle filmiche sono tratte da romanzi che narrano storie vere.

La classe: il dialogo e l’ascolto

In La classe (regia di Laurent Cantet, Francia 2008, Palma D’Oro a Cannes 2008, tratto dal romanzo omonimo di François Bégaudeau) è addirittura il professore protagonista lo scrittore stesso che si presta a diventare attore per un anno alle prese con una classe difficile, fortemente multietnica ed eterogenea nei linguaggi, nei comportamenti.

Il docente cerca nel dialogo e nell’ascolto una via d’accesso per seguire ora il programma di insegnamento, ora per conoscerli e farli parlare di sè. La forte sensazione, quasi una certezza, è che senza la seconda, la prima via sarebbe difficilmente perseguibile, si presenterebbe come un’impervia montagna difficile da scalare.

Diario di un maestro: insegnare a ragionare

diario di un maestro scenaDiario di un maestro (regia di Vittorio De Seta, Italia 1972, tratto dal saggio “Un anno a Pietralata” di Albino Bernardini), è pervaso da un’atmosfera vagamente pasoliniana dati i sobborghi degradati di Roma.

Racconta di un maestro alla prima esperienza al quale viene assegnata a metà anno scolastico una classe “di riporto”, gli “scarti umani” più spinosi, molti dei quali egli si occupa di andare a prendere dalle loro baracche perchè eternamente assenti.

Il punto di partenza didattico è la loro vita, che non subiscono con noia (come taluni ne La Classe), ma aggrediscono con grande intensità, difficoltà. Vita che si dipana in luoghi senza acqua nè luce, con genitori assenti o violenti, le cui problematiche non possono essere imparare la grammatica o la matematica, ma piuttosto andare a vendere l’aglio al mercato e, soprattutto, evitare un riformatorio quasi certo in un futuro prossimo.

Il corpo docente è ovviamente contrario ai metodi del maestro, umanamente fragile e stupendamente interpretato da Bruno Cirino che, con una voce fuori campo, racconta il progetto didattico ed esprime i propri dubbi interiori.

Le sue uscite con i ragazzi a raccogliere lucertole nei cumuli di spazzatura, a osservare la natura, a osservarli nel loro habitat mentre si muovono con naturalezza e i lavori svolti in classe (ad esempio il racconto disegnato e la verbalizzazione del furto, della ruspa di fronte che demolisce un palazzo, sono spunti per insegnare facendoli ragionare e arrivar da soli alle conclusioni) infastidiscono i colleghi, li destabilizzano e porteranno alla rottura finale (dialogo pregnante che vale il film) col preside che non ammette metodi alternativi.

Uno sfogo di grande senso e forza espressiva

maestro e alunniNe La Classe e in Diario di un maestro la sconfitta è palpabile. Il professor François è combattuto per l’espulsione dell’allievo indisciplinato Souleymane, alla quale non sa opporsi anche perchè solo di fronte a un compatto muro di colleghi convinti che far rispettare la disciplina con la massima punizione possibile in una scuola sia la giusta via anzichè recuperare il ragazzo.

Nel suo sguardo è raccolta tutta la frustrazione di non essersi esposto maggiormente per “salvare” l’allievo. Nel colloquio finale di Diario di una maestro, vero e proprio sfogo di grande senso e forza espressiva, il maestro ammette:

Non esiste una via intermedia. Io ho dovuto scegliere fra una scuola aderente alla vita e una scuola aderente a questi libri. Io ho scelto una scuola aderente alla vita secondo lo spirito dei programmi.

Alla non troppo velata minaccia del preside che ammette che difficilmente gli allievi supereranno l’esame di licenza elementare ormai alle porte, il maestro replica:

Il vero esame, la vera bocciatura sono riservati a me, al mio lavoro che lei non può comprendere, che lei non riesce a capire, che non può accettare perchè non ha il coraggio di rivedere, modificare le sue posizioni, di mettere in dubbio i suoi princìpi che sono superati, vecchi e che non hanno niente a che fare con la realtà”.

Il contatto vero nell’ascolto

E’ l’ascolto che rende possibile un contatto vero, affettivo fra queste due figure scolastiche e i rispettivi alunni. Ascolto che non è uno sforzo, ma sembra avvenire con estrema naturalezza anche se è in sè un lavoro di pazienza, di tempi lunghi, di attesa e di risposte.

La naturalezza dello sguardo di François e del maestro coincide con la fluidità del muoversi della macchina da presa: mai addosso, ma vicina ai corpi, agli sguardi, dentro i suoni e i rumori della classe. Non siamo di fronte a film-verità, ma a film calati fortemente nel sociale e, perchè no, dotati di una venatura poetica sottile, ma che non si dimentica.

Nello sfondo, uno sfondo dai colori accesi, la domanda se la scuola debba avere il compito di educare o informare fa capolino.

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