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Da Don Chisciotte ad Agadah: fortuna e gloria del romanzo picaresco nel cinema

l'uomo che uccise don chisciotteAlla 71esima edizione del Festival di Cannes, Terry Gilliam è riuscito finalmente a presentare al pubblico L’uomo che uccise Con Chisciotte (The man who killed Don Quixote, 2018), un’immensa fatica durata ben 20 anni.

La lavorazione cominciò nel 1998, per poi subire continue battute di arresto dovute, fra l’altro, a inaspettati temporali sui luoghi delle riprese, nell’assolata Mancha spagnola, dove la pioggia è rara.

Il risultato, malgrado questi alti e bassi, è sorprendente. L’inizio sembrerebbe suggerire un’ambientazione prosaica, su un set cinematografico in cui un giovane regista già in crisi creativa è alle prese con lucrosi film pubblicitari.

Ma, man mano che le immagini scorrono sullo schermo, ci si trova totalmente immersi in una calda atmosfera da sogno, che traspone nel mondo moderno le rocambolesche avventure di Don Chisciotte, rimanendo incredibilmente fedele alla struttura del romanzo picaresco, con diverse narrazioni che si intrecciano, si affastellano l’una sull’altra, creando un meraviglioso gioco di specchi, dove lo spettatore arriva a chiedersi cosa sia ancora reale e cosa, invece, sia una visione folle.

salma hayek il racconto dei raccontiSi tratta senza dubbio di un film complesso, barocco quasi, per la ridondanza delle ambientazioni e per questa ricerca continua della sorpresa e della teatralità. Tuttavia, anche in Italia ci sono stati degli esempi assimilabili a quest’opera straordinaria. Due su tutti, Il racconto dei racconti di Matteo Garrone (2015) e Agadah di Alberto Rondalli (2017).

Il primo è la parziale trasposizione cinematografica de Lo conto de li cunti (1633-1634) di Giambattista Basile, una raccolta di novelle napoletane nota anche come Pentamerone (cinque giornate). Si tratta di un’opera imponente, i cui racconti hanno la struttura delle novelle, ma che virano poi verso toni fiabeschi e motivi popolari.

Proprio per questo non mancano dettagli macabri e scene crude, che Garrone riporta sul grande schermo, ma con un profondo rispetto, sia nei confronti dello spettatore, che viene tutelato dal rifiuto che potrebbero suscitare alcune situazioni effettivamente “forti”, sia verso il testo originale, di cui si conserva inalterata l’atmosfera.

Le ambientazioni, incredibilmente suggestive fra boschi lussureggianti, castelli diroccati, grotte e montagne, servono a costruire quell’habitat onirico che rende la pellicola unica. Di certo si tratta di un film molto lontano dalla narrazione e dai meccanismi tipici delle produzioni hollywoodiane, per quanto vanti un cast stellare: Vincent Cassel, Salma Hayek e Toby Jones sono solo alcuni degli attori che donano all’opera delle eccezionali performances.

alessio boni in agadahUn cast quasi interamente nostrano, ma di certo non di inferiore levatura, è quello di Agadah, ambiziosa trasposizione di Manoscritto trovato a Saragozza di Jan Potocki. Il libro, ultimato nel 1805, è l’unico scritto dell’autore, che vi dedicò gran parte della sua vita.

Si tratta di un’opera molto articolata, con un impianto a scatole cinesi, costituito da diverse narrazioni che si sovrappongono l’una all’altra e che, proprio per le sue moltissime sfaccettature, non può essere ricondotto al solo genere del romanzo picaresco, ma anche a quello di formazione, d’avventura, erotico, fantastico e meraviglioso.

Di certo Rondalli non si fa intimidire dalla complessità dell’opera ma, anzi, la sottolinea orgogliosamente a partire dal titolo, che nella terminologia cabalistica evoca un’idea di narrazione nella sua accezione più ampia e che sottolinea, pertanto, una messa in scena virtuosistica realizzata per il puro piacere di raccontare.

Il film riprende quindi la struttura stratificata del testo intrecciando, fra l’altro, le vicende biografiche dell’autore  con quelle dei suoi personaggi e, in particolare, del suo alter ego Diego Hervas, impegnato a scrivere dei volumi che contengano tutto lo scibile umano.

Molti sono gli attori che hanno partecipato a questo imponente progetto e tutti hanno dato il meglio di sé, dai protagonisti Nahuel Pérez Biscayart e Jordi Mollà ai caratteristi, come Valentina Cervi, Alessandro Haber, Umberto Orsini, Flavio Bucci, Alessio Boni e Riccardo Bocci. Quest’ultimo, in particolare, interpreta un personaggio particolarmente affascinante: un matematico che si cimenta nella folle impresa di definire la vita e i sentimenti attraverso equazioni matematiche.

riccardo bocci agadahDi certo si tratta di un personaggio non facile che ha richiesto, come tutti gli altri, molto studio e lavoro. Bocci, infatti, afferma: “Il mio era uno dei tanti ruoli corali del film, ma con uno spessore e una caratterizzazione unici. Per costruire il personaggio, ho cercato di capire le sue ragioni rendendole mie“.

Interessante è anche il lavoro sul corpo che il cineasta ha fatto fare agli attori. Sempre Bocci ha raccontato: “Per la costruzione del personaggio, il regista mi ha fatto lavorare sul minuetto: un lavoro che poi non si sarebbe visto concretamente nel film, ma che serviva a donare agli attori una consapevolezza del corpo e delle movenze profondamente collegate a quello che era il costume dell’epoca, a partire dalla danza”.

Si tratta senza dubbio di una trovata registica molto originale che però, insieme al resto del lavoro sui personaggi, ai costumi e alle ambientazioni, ha contribuito a costruire “un’opera molto coraggiosa e molto ben fatta: nonostante sia pressoché impossibile riportare interamente sul grande schermo un’opera di questo tipo, così complessa e ricca di sfaccettature, Rondalli è stato in grado di rispettare l’essenza e il nucleo centrale del testo originale”.

Certo, le parole di un “addetto ai lavori” che ha avuto modo di vivere dall’interno la genesi dell’opera ci aiutano a capire meglio l’immenso lavoro che si cela dietro questi film, in tutto il loro sfarzo e la loro ridondanza: così stupefacenti da farci credere che siano frutto di un sogno particolarmente vivido.

Giulia Losi

Giulia Losi

Giulia Losi è nata a Monza il 3 ottobre 1993. Ha frequentato l’Università degli Studi di Milano e si è laureata in Scienze dei Beni Culturali. Nel 2016 si è trasferita a Roma e ha frequentato la facoltà di Teatro, Cinema, Danza e Arti digitali alla Sapienza, dove ha conseguito la laurea specialistica. Grande appassionata di cinema, collabora attivamente con alcune testate cinematografiche, come Opere Prime e ha curato la rubrica radiofonica “Francamente me ne infischio” per Radio Base. Frequenta, inoltre, un corso di recitazione professionale.
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