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Daniel Pennac: dalla pagina al grande schermo

daniel pennacLa letteratura per l’infanzia costituisce da sempre un ricco pozzo di ispirazione per il cinema: tanti racconti per ragazzi si sono trasformati in film la cui diffusione si è estesa ben oltre il popolo dei giovanissimi.

Esempio eclatante è La fabbrica di cioccolato, romanzo di Roald Dahl, recuperato dai due noti registi Mel Stuart e Tim Burton per farne una loro originale versione cinematografica. Per stare sul genere fantasy, come non citare invece i casi de Le cronache di Narnia e Harry Potter?

Di recente scoperta la bibliografia del francese Daniel Pennac, anticonvenzionale e sognatore autore per ragazzi. Il suo primo libro del ciclo dei Malaussène, Il paradiso degli orchi, nasce come sfida, ed è stata altrettanto una sfida per il regista Nicolas Bary farne nel 2013 un adattamento cinematografico.

Altresì coraggiosa e controcorrente la scelta di Stéphane Aubier di imprimere su pellicola Ernest & Celestine (2012), un film di animazione che rinuncia volontariamente a elementi sensazionalistici e a una grafica d’impatto, adottando invece una linea naif e una trama più da favola classica, a dispetto dei gettonati mondi degli alieni, dell’esotismo e del paranormale.

il paradiso degli orchiChe cosa dell’universo di Pennac ha affascinato Bary e Aubier, e che cosa vi troviamo nelle storie da loro ri-raccontate? Senza dubbio è di grande appeal lo stile narrativo di Pennac, una scrittura che potremmo definire già di per sè “cinematografica”.

Ricchi di discorsi diretti e con un linguaggio molto vicino al parlato, dove le poche digressioni descrittive sono quelle funzionali all’inquadramento della vicenda, i romanzi del francese non si allontanano molto da quello che potrebbe essere un copione o una sceneggiatura di un film.

In Ernest e Celestine addirittura, l’Autore, il Lettore e i protagonisti intervengono “parlando sopra” al racconto principale, come nel metateatro sul palcoscenico, come la voice over nel mondo del cinema. Un narrato che rende sicuramente più facile e invogliante farne una trasposizione filmica.

CELESTINE: “Ecco, hai visto, Autore! Voleva mangiarmi!
ERNEST: “Ma nemmeno per idea […] Avrò sbadigliato! Oppure ti ho fatto uno scherzo!

Inoltre le storie della topina Celestine, così come quelle dei piccoli fratelli Malaussène, ben si inseriscono nel solco tracciato dei kids outsmarting parents dei film a destinazione familiare. I piccolini (piccoli uomini o piccoli animali che siano) risultano più brillanti dei grandi e più abili nel gestire le difficoltà.

ernest e celestinePennac, come Bary e Aubier, strizza l’occhio ai giovani lettori che si identificano con questi personaggi e condividono con essi la medesima “presunzione cognitiva”: come si sa, i bambini crescendo maturano mentalmente e iniziano a verificare quello che gli adulti dicono e fanno.

Quando scoprono che non sono onniscienti e onnipotenti come credevano nella prima infanzia, arrivano a pensare che gli adulti non sanno niente e arrivano inoltre a pensare di essere loro a saperne di più. Ecco il segreto della simpatia innescata da questi piccoli eroi.

Si è detto: non solo persone. Pennac popola anche il regno degli animali con le sue avventure. Una scelta risalente a Esopo e ai primi scrittori di favole, che usavano gli animali per personificare i vizi e le virtù degli umani. Ne Il paradiso degli orchi la presenza degli animali si manifesta da un lato attraverso l’immaginazione dei personaggi, che con le loro oniriche visioni danno vita a un mondo spensierato, puro e lontano dalle malvagità.

In più, l’originale scelta di Bary di aggiungere il leitmotiv della giraffa di peluche, che ogni bimbo rapito possiede prima della sua scomparsa, quasi come per accendere nello spettatore una spia di allarme su quello che sta per accadere.

In Ernest & Celestine invece ci sono due poli opposti: il mondo dei topi e il mondo degli orsi. I primi odiati e temuti, capaci di far saltare le persone sopra le sedie; i secondi noti per la loro cattiva fama di feroci divoratori. Due etichette che libro e film cercano di staccare, mostrando che in realtà sono frutto di pregiudizi che nascono dalle nostre paure.

Una volta rimosse queste etichette, finalmente i due mondi all’inizio inconciliabili finiscono per incontrarsi in una profonda amicizia. Tutti buoni quindi? Se l’orso Ernest non è la famelica creatura che sembra, chi è il vero cattivo? La metafora del cibo e dell’inghiottire permangono, e confluiscono nell’indefinita figura dell’orco che si insinua nella vita di Malaussène.

Dunque Pennac e i film che dai suoi libri sono nati non sono ingenuamente ottimisti. Sono favole che, parafrasando G. K. Chesterton, ci insegnano che “i draghi possono essere sconfitti”… oppure che si può diventare loro amici.

Giulia Salvadori

Giulia Salvadori

Nata nel 1988, lavoro a Milano, città che amo, ma dalla quale ogni tanto ho bisogno di evadere! Le mie passioni più grandi? Il cinema, la cucina e il vino. Dopo una breve esperienza per la tv nell'ambito della redazione, ora mi occupo di comunicazione e marketing, ma non smetto di inseguire quello che è il mio sogno più grande: "scrivere di cinema".
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