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Dark Phantasy – Fiabe del macabro e dell’assurdo

dark phantasy copertinaUna recensione ch’è divenuta la prefazione di un libro strano, affascinante e magnetico proprio come la sua autrice: Dark Phantasy – Fiabe del macabro e dell’assurdo (edito da Pathos Edizioni) è l’opera prima di Cristina Vitagliano, che nel 2015 (anno di produzione della sua raccolta d’esordio) aveva soltanto 25 anni e già puntava ad assurgere a un posto di preminenza letteraria propria di chi si fa guidare non tanto dall’ambizione (che pure ci sta) quanto dalla pura passione di scrivere, creare e innovarsi.

Oggi questa ragazza è una scrittrice matura, romanticamente indomita, intraprendente e scaltra nel maturare pensieri e plasmare nuovi stili. Questo è quanto venne detto tre anni or sono del suo debutto sulla scena della fiaba gotica, ed è quanto venne effettivamente scritto.

Book trailer

cristina vitaglianoPremettiamo, anzi…”prefazioniamo”: l’opera che andrete a leggere non è un capolavoro, non è perfetta ma neanche vuol esserlo. Perché, vi chiederete, dovrei iniziare a parlare così bruscamente e con irritante schiettezza di un frammento letterario per il quale mi sono offerto di imprimerne l’ouverture? La mia risposta sta nella sincerità di affermare che l’autrice, Cristina Vitagliano, possiede un indiscutibile talento e dunque ha un futuro nella letteratura sebbene la strada sia lunga, tortuosa e, in sintesi, massacrante.

‘Racconti del macabro e dell’assurdo’ rappresenta il primo piolo di una scala che la porterà – a costo di lacrime, mal di pancia, fogli appallottolati a riempire cestini esasperati – a trovare un suo spazio nel mondo artistico raggiungendo la cima di ostiche montagne e subdoli promontori. Ma i capolavori esistono? Le opere letterarie, signori miei, non vanno ammirate o esposte, vanno lette, divorate e ricordate, devono trasmettere emozioni, trasudare fascino e catturare l’interesse del lettore.

book trailer immagineQuesta scrittrice è come un albero che produce frutti ancora acerbi, è un’elegante creativa che ha bisogno di essere coccolata da un editore in grado di credere in lei e nella sua capacità di sfoderare, un giorno non lontano, frutti dolci e succosi.

L’intrigante narrazione di sette storie fantastiche – ognuna foriera delle molteplici sfaccettature di un peccato capitale – colpisce innanzitutto per la graziosa ingenuità dell’autrice (dall’alto dei suoi soli 25 anni), che sembra provenire da un mondo sottilmente irreale, fantasioso e reso sulla carta una sorta di “casa del contrappasso formativo”: ogni storia, infatti, calca la mano sull’errore umano e le pesanti conseguenze che esso arreca inevitabilmente.

Non c’è respiro per la redenzione, tutto viene rappresentato con piglio macabro in contesti apparentemente assurdi. Già, dimentichiamo spesso che il confine fra metafora, similitudine e apparenza sussiste labile, non sempre compreso e fonte di confusione. La Vitagliano gioca in maniera piuttosto goliardica (ma lei sembra un po’ un personaggio dei fumetti, aristocratica nel linguaggio e nella cinetica, estremamente simpatica nel vero dialogo con gli altri, pittoresca in tutto il resto) con l’ambiguità che unisce l’idea a ciò che si imprime nella cellulosa, rinvigorendo in tal senso la forza del suo creato.

I racconti infondono tristezza per i destini narrati ma al contempo danno coraggio e secernono languore iniziale per liberare voracità nella parte finale. Ora penserete: ma che cavolo vuole dire il ‘prefattore’ (concedetemi la licenza tutt’altro che poetica ma, anzi, sonoramente fastidiosa) con questi sofismi vorticosi?

Ve lo dico, ve lo dico: ‘Racconti del macabro e dell’assurdo’ piacerà perchè non è banale, al contrario offre ciò che un lettore desidera, vale a dire viaggiare distante da tutto quello che quotidianamente esso si trova a dover affrontare, liberando la mente e nutrendo lo stimolo innato a conoscere nuove forme di espressione intellettuale e panorami oltre la paranoica verità di ciò che giace quieto e imperituro.

I sette peccati capitali, secondo l’autrice, sono tutti da biasimare ma ancor prima da comprendere poiché – volenti o nolenti – li commettiamo ogni giorno, a volte inconsapevoli, a volte senza l’”in” ma altresì senza ritegno alcuno. I suoi personaggi fantastici – leggendari o buffi che siano – pagano il prezzo di una propensione allo sbaglio che è totalmente umana.

Qui scopriamo nuovi, ulteriori significati di un’opera che, al di là della sua carnevalesca veste, sa andare in profondità e scavare, riemergendo con un’ennesima componente che ne arricchisce il nucleo essenziale: il lato psicologico interposto fra conscio e subconscio. Una sintassi disinvolta di estrazione tipicamente fiabesca completa un quadro di mirabilia da immaginare, lasciandosi andare a proiezioni mentali che hanno un sapore fortemente fanciullesco.

A voi l’ardua sentenza. Godetevi queste “macabre assurdità”!

Prefazione scritta da Samuele Pasquino

Film correlati al tema e al genere:

The Nightmare before Christmas (Henry Selick, 1993)

Big Fish – Le storie di una vita incredibile (Tim Burton, 2003)

Il racconto dei racconti (Matteo Garrone, 2015)

Samuele Pasquino

Samuele Pasquino

Laureato in Lettere Moderne e giornalista pubblicista freelance, sono il creatore e direttore responsabile di Recencinema.it, appassionato della Settima Arte e scrittore eclettico.
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