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Dunkirk e il tragico piano sequenza di Espiazione

dunkirk in espiazioneCambiare le carte in tavola. In questa materia Joe Wright e il suo Espiazione mostrano un talento non indifferente. Ne è una dimostrazione evidente il finale, nel quale la narrazione della vecchia Briony (Vanessa Redgrave) scompagina tutto ciò che credevamo di sapere della sua vita e di quella di Robbie (James McAvoy) e Cee (Keira Knightley).

Lo sono i frequenti cambi di prospettiva, che volteggiando avanti e indietro nel tempo del racconto, narrano due verità, quasi due storie diverse. La curva più netta del film è però quella del genere. Come nell’omonimo romanzo di Ian McEwan infatti, la divisione tra una prima parte – a sfondo romantico familiare – e la seconda che apre il sipario sugli orrori della guerra mondiale è netta e inaspettata. Non soltanto a livello di trama, ma anche sul piano visivo.

Questo è merito principalmente della maestria registica di Joe Wright, che trasforma così l’individualità di un romanzo d’amore in un canto collettivo di Eros e Thanatos. Amore e morte di una nazione, la Gran Bretagna.

dunkirk ritirata soldati britanniciIl climax di questa narrazione bellica – che è contenuta, ma a sua volta contiene nella sua gravosa inevitabilità l’amore di Robbie e Cee, oltre che il pentimento di Briony – è il piano sequenza che mostra i soldati a Dunkirk, in attesa della ritirata.

Qualche anno prima del colossale dramma corale di Christopher Nolan, Wright riesce a cogliere la tragicità di uno tra i momenti fondamentali per la memoria inglese della Seconda Guerra Mondiale.

Dopo il primo piano solitario di James McAvoy, che raccoglie la manciata sterminata di soldati in attesa sulla spiaggia di Dunkirk, la cinepresa stacca per insinuarsi tra quei corpi trepidanti, indaffarati e stanchi. Corpi uniformati dalle divise, che nel grigiore del cielo sembrano ombre.

Intravediamo oggetti quotidiani come ombrelli, o tavoli, mentre Wright accompagna con una carrellata Robbie e i suoi compagni che, muovendosi veloci, quasi si perdono tra gli altri commilitoni. Qualcosa brucia e sullo sfondo si alzano colonne di fumo. Qualcuno corre. Tutto è indistinto.

james mcavoy espiazioneLa macchina da presa, insieme ai suoi protagonisti, non si arresta e non si commuove, neanche dinanzi all’atrocità ripetuta dell’uccisione dei cavalli, carico ormai troppo difficile da gestire nella ritirata. Sono proprio gli spari a dare il là alla struggente colonna sonora.

Mentre lo sguardo di Wright segue nell’aria dei fogli gettati al vento per alimentare i fuochi, sfiora gli armamenti ormai inutilizzabili affondati nella sabbia, o saluta le truppe impegnate in attività quotidiane, come l’allenamento o i giochi di alcuni bambini civili, che tra le rovine militari di quella spiaggia paiono di una normalità tragica.

C’è chi riposa nel tramonto, chi lotta, chi è disperato e chi inneggia al ritorno a casa. La ruota panoramica della cittadina di Dunkirk gira in lontananza. Ma tutto pare sfuggire e annebbiarsi finché, seguendo il movimento di uno dei compagni di Robbie, il cannocchiale di Wright riesce a guardare finalmente in faccia gli orrori del conflitto.

Sempre leggera e sempre danzante, pur nel suo ruolo di cantore del dramma, l’occhio della cinepresa ci mostra i volti feriti e sanguinanti di un coro di soldati che mischiano le parole della loro musica alla colonna sonora. E la macchina da presa finalmente si concede il lusso di strappare quei visi dall’ombra opprimente delle divise tutte uguali.

Ci racconta in pochi secondi, mentre il piano sequenza li abbandona, il loro dramma personale, quasi come un preludio al suo ritorno all’individualità. Immediatamente dopo, senza mai staccare, Wright ritorna al primo piano di James McAvoy e lo accompagna nel suo cammino funebre.

Di nuovo tra i commilitoni, di nuovo a osservare dall’alto la spiaggia gremita di storie che differiranno dalla sua, il ritorno a casa, dalla sua Cee, tanto agognato ma al quale non riuscirà a prendere parte.

Guarda la scena.

Giorgia Colucci

Giorgia Colucci

Classe 1998, inguaribile sognatrice e amante dell’arte in ogni sua forma. Laureata in Comunicazione Media e Pubblicità presso l'Università IULM di Milano, dopo il doploma al liceo classico, lavoro come giornalista sportiva, di spettacolo e di cronaca. Racconto la musica in radio per passione e nel tempo libero tento di ritrovare nel mondo quella bellezza descritta sui libri. Il cinema è per me complementare alla lettura. È un'espressione raffinata del nostro mondo intrinseco, il mezzo per fuggire dalla realtà e perdersi semplicemente. Apprezzo ogni genere di film, ma sono innamorata profondamente delle atmosfere talvolta favoleggianti, talvolta cupe di quegli strani anni in cui a popolare il grande schermo erano i miti. Mi emoziono spesso, perciò scrivere, per comprendere e amare, diventa una necessità.
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