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“Gli abbracci spezzati” e la riflessione metacinematografica di Pedro Almodòvar

penelope cruz gli abbracci spezzatiPedro Almodòvar ama la Settima Arte e l’ha dimostrato dagli albori della sua carriera sino al titolo più recente, l’autobiografia fittizia Dolor Y Gloria (2018). La storia del regista Mateo Blanco e del suo alter ego cieco Harry Caine è però l’opera nella quale questa passione dona il suo contributo più vivo.

Gli abbracci spezzati (Los abrazos rotos, 2009) giunge a circa dieci anni dall’Oscar per il miglior film straniero assegnato a Tutto su mia madre (1999). Si configura dunque come un momento di bilancio di una carriera ancora in evoluzione.

È inoltre un tentativo di raccogliere le riflessioni sul cinema, sull’arte e sulla finzione iniziate proprio con il film del 1999, il cui riferimento al classico Eva contro Eva di Joseph Mankievicz è inequivocabile. Tutto su mia madre avvia, tra l’altro, il proficuo sodalizio con Penelope Cruz.

Tale capolavoro pone al centro il teatro, con la rappresentazione del dramma Un tram che si chiama desiderio di Tennessee Williams. Si nutre però di un immaginario cinematografico preciso, cioè il melodramma hollywoodiano e i racconti degli allestimenti teatrali sullo stile di Cassavetes e Bob Fosse.

Gli abbracci spezzati non si accontenta di lambire il cinema alla lontana:  nel 2009 Almodòvar lo elegge ad ambientazione della storia al posto del teatro. Come già Enrique ne La mala educaciòn, il protagonista è un regista che usa il cinema come pretesto e strumento per svelare il passato ed elaborare un presente controverso.

tutto su mia madreLa vicenda ha i tipici toni del migliore “Almodrama“. Si tratta del tragico amore tra la bella Lena (Penelope Cruz) e il regista Mateo Blanco, che la dirige nella commedia Ragazze e Valigie. La narrazione è affidata alla produttrice Judit, a suo figlio Diego e all’ormai invecchiato protagonista, quando ha ormai assunto l’identità del vate cinematografico cieco Harry Caine, dopo l’incidente stradale che ha causato la morte dell’amante.

In entrambe le linee temporali del film eros e thanatos si incrociano. Se nel passato domina il dramma, concordante con il furore di una regia volta a catturare tutto il visibile, nel presente prevale il sorriso disincantato e un po’ più lucido del Mateo uomo di parola. Le due prospettive si conciliano nel finale quando, nonostante la cecità, il protagonista riesce a riorganizzare i pezzi di pellicola del suo film e insieme a essi quelli della sua storia con Lena.

La restituzione al contempo ironica e innamorata dei ritmi del set e degli ambienti della settima arte paiono rifarsi al François Truffaut di Effetto Notte, oppure più esplicitamente a un altro regista molto ammirato da Almodòvar, Federico Fellini, al cui 8 e 1/2 Gli abbracci spezzati è stato spesso paragonato.

L’ombra incombente dell’amante vecchio e ricco rimanda poi al Duca che separa Marguerite Guatier e Armando ne La signora delle camelie di Alexandre Dumas figlio. Almodòvar omaggia lo scrittore francese anche attraverso il nome di uno dei suoi personaggi. Chiama infatti il giovane erede dell’antagonista Ernesto figlio.

Sorge poi inevitabile il paragone con uno degli adattamenti del romanzo, il musical Moulin Rouge di Baz Luhrmann. Anche in questo titolo l’allestimento teatrale si fa paradigma del lavoro cinematografico. In entrambi la costruzione del sogno teatrale o cinematografico oppone dietro le quinte gli insanabili binomi tra l’arte, rappresentata dal regista Mateo nel primo e dallo scrittore Christian nel secondo, e la ricchezza, tra amore e potere.

la mala educacionIl Duca ed Ernesto Martel, entrambi gelosi e possessivi produttori di spettacolo, possono però offrire alla donna contesa il riscatto artistico e dunque personale. Sia la Lena di Almodòvar che la Satine di Luhrmann ambiscono a diventare attrici. Tale obiettivo è raggiungibile soltanto attraverso l’arte e di conseguenza attraverso l’opera degli amanti.

Se però nella Parigi della Bohème si sognava il teatro, la Barcellona del 2009 ammira i miti di Marylin Monroe e delle dive di cui il personaggio della Cruz acquisisce i tratti nel corso del film.

Proprio come Harry Caine, ormai privato della vista, elenca a Diego i titoli dei suoi dvd. Almodòvar contorna i suoi personaggi di tutti i classici fondamentali per la sua formazione come il noir, le storie di vampiri e il melò alla Douglas Sirk. Il culmine è l’esplicita citazione dell’abbraccio spezzato dei due amanti rinvenuti in Viaggio in Italia di Roberto Rossellini, film che preannuncia la tragica fine di Lena e Mateo.

Il tema del rispecchiamento è d’altra parte uno dei capisaldi nella cinematografia di Pedro Almodòvar, nella quale opere reali, o inventate come nel caso de L’amante calante di Parla con lei, rafforzano temi e toni della vicenda principale.

Ne Gli abbracci spezzati tale compito è affidato alle citazioni, ma anche alle riprese di Ernesto figlio, che, come una sorta di Peeping Tom, restituisce le immagini mute dei due amanti a Ernesto padre. Egli cercherà di carpirne i dialoghi con una specialista di lettura del labiale, fino all’intervento di Lena stessa che doppierà le sue stesse parole di abbandono.

parla con leiAnomala è tuttavia la rinuncia al rispecchiamento del film nel film. Ragazze e valigie non solo è una commedia, ma non si appella alla storia di Mateo, quanto a quella di Almodòvar stesso. Nel finale de Gli abbracci spezzati, quando si mostra il film di Mateo e Lena rimontato correttamente, si cita quasi testualmente Donne sull’orlo di una crisi di nervi.

Questo diventa dunque il luogo dove la riflessione metacinematografica si rende evidente. Inserendo una delle sue attrici predilette, Penelope Cruz, nell’opera che lo ha consegnato alla notorietà, il regista spagnolo in qualche modo confessa la continuità e i cambiamenti del suo cinema, nato dal paziente assemblaggio, dall’elaborazione e dall’innamoramento dei film del passato.

Giorgia Colucci

Giorgia Colucci

Classe 1998, inguaribile sognatrice e amante dell’arte in ogni sua forma. Laureata in Comunicazione Media e Pubblicità presso l'Università IULM di Milano, dopo il doploma al liceo classico, lavoro come giornalista sportiva, di spettacolo e di cronaca. Racconto la musica in radio per passione e nel tempo libero tento di ritrovare nel mondo quella bellezza descritta sui libri. Il cinema è per me complementare alla lettura. È un'espressione raffinata del nostro mondo intrinseco, il mezzo per fuggire dalla realtà e perdersi semplicemente. Apprezzo ogni genere di film, ma sono innamorata profondamente delle atmosfere talvolta favoleggianti, talvolta cupe di quegli strani anni in cui a popolare il grande schermo erano i miti. Mi emoziono spesso, perciò scrivere, per comprendere e amare, diventa una necessità.
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