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Hans Landa, la quiete prima della tempesta

Hans Landa è uno dei personaggi più iconici della filmografia di Tarantino, oltre a essere un ruolo particolarmente difficile, dato che richiede delle eccezionali capacità attoriali, oltre che linguistiche. Il gerarca nazista di Bastardi senza gloria, infatti, parla fluentemente francese, inglese e un po’ di italiano, oltre a quella che dovrebbe essere la sua lingua madre, il tedesco.

Inizialmente si era pensato a Leonardo DiCaprio per la parte, puntando anche sul fatto che il divo parla un po’ di tedesco. Ma l’audizione dell’allora (quasi) sconosciuto Christoph Waltz ha convinto talmente tanto da fargli ottenere quello che probabilmente è il suo ruolo più celebre.

L’attore è riuscito a dare vita a un personaggio memorabile: manierato fino a rasentare la caricatura e tuttavia vivo e “vero” come pochi. L’ostentata calma con cui gioca al gatto e il topo con le sue vittime è ipnotica.

La perquisizione nella casa del fattore

hans landa scena inizialeNel capitolo d’apertura del film, Landa si presenta in casa di un contadino francese, monsieur LaPadite, per una perquisizione.

La sensazione iniziale è, tuttavia, di straniamento: anche per la nostra memoria storica, siamo abituati ad associare l’uniforme nazista a un certo tipo di uomo, aggressivo, impulsivo, imponente. Qui, però, ci troviamo davanti un individuo insolito. Hans Landa è infatti piuttosto mingherlino e mostra un’aria sorridente e affettata che spinge lo spettatore a mettersi ancora di più sull’attenti.

La sua apparente cordialità, infatti, risulta immediatamente artificiosa. I suoi gesti sono calmi, misurati, ostentatamente lenti e pacati, ma è evidente fin dalle prime inquadrature il suo animo irrequieto, la sua naturale predisposizione alla violenza e alla caccia.

Con uno scatto fulmineo della mano, afferra il polso di una delle figlie del fattore: un gesto che superficialmente vorrebbe suggerire arroganza, sicurezza, desiderio di controllo, ma che ha lo scopo ben preciso di sentirle il battito del cuore e percepire così tutta la sua paura.

Il massacro

Con affettata cortesia, Landa domanda al fattore se sa chi ha di fronte e quale sia il suo compito. LaPadite risponde riluttante: “Ho sentito che il Führer le ha dato l’incarico di radunare gli Ebrei rimasti in Francia che si nascondono o si fanno passare per gentili“. Davanti a questa risposta Landa, visibilmente compiaciuto, risponde: “Il Führer stesso non si sarebbe potuto esprimere meglio“.

Sembrerebbe quasi che i due stiano parlando di semplici faccende burocratiche e che l’uomo non sia uno spietato gerarca nazista ma, piuttosto, un semplice impiegato statale addetto a un censimento. Sensazione suggerita anche dal modo meticoloso e tranquillo con cui chiede a LaPadite informazioni sui Dreyfus, la famiglia ebrea che viveva nella zona e che ora è misteriosamente scomparsa.

Appare chiaro che quella che sembra una semplice seccatura formale non è altro che la quiete prima della tempesta. Landa sa esattamente chi cercare e dove cercare: come egli stesso dice, lui è così bravo nel suo lavoro perché sa ragionare come gli Ebrei.

Gli Ebrei, per lui, sono come i topi, ben diversi dai falchi, predatori carnivori assimilabili ai soldati tedeschi. Quindi, come topi, gli Ebrei non si rifugiano in soffitta o nella stalla, ma si nascondono sotto le assi del pavimento. Il suo monologo, quindi, non è altro che un modo per prendere tempo, per godersi le reazioni del contadino messo sotto torchio.

colonnello hans landaQuando si alza in piedi domina l’ambiente e si posiziona con fare sornione nel punto esatto in cui i Dreyfus sono nascosti. Sempre sorridendo, chiede al fattore ormai allo stremo delle forze, soggiogato dalla paura, di reggergli il gioco: lo saluta cordialmente in francese, facendo credere alla famiglia di averla scampata, per poi dare ai suoi uomini l’ordine di aprire il fuoco e ucciderli in una carneficina a sangue freddo.

La sua natura bestiale, celata dietro una facciata di cortesia, compare improvvisamente quando la ragazza Dreyfus, Shosanna, miracolosamente scampata al massacro, riesce a fuggire, correndo a perdifiato nella campagna. Landa la guarda divertito e prende la mira, ma la manca: se di proposito o per errore, non ci è dato saperlo.

Comunque sia, l’uomo non è affatto contrariato, anzi. Sembra quasi che la cosa gli dia una sorta di piacere perverso. Ed è con un ghigno che pronuncia la frase più iconica del film: “Au revoir, Shoshanna!”, una frase che si rivelerà profetica.

L’incontro con Shoshanna al ristorante

hans landa scena strudelIl capitolo d’apertura riserva al personaggio una degna presentazione, ma anche le altre scene che lo vedono protagonista non sono certo da meno: nella sequenza ambientata al ristorante, ad esempio, tutta la personalità contorta di Landa emerge in piccoli, minuscoli dettagli. Al tavolo con Shoshanna, che ovviamente non ha riconosciuto, mostra modi compassati e un atteggiamento quasi seducente.

Insiste perché lei assaggi lo strüdel e le ordina da bere e da mangiare. Un gesto apparentemente innocuo, forse galante, ma che rivela invece una grande arroganza e un desiderio di imporsi, oltre a un’enorme noncuranza nei confronti di chi o cosa lo circondi. Impressione che verrà poi confermata dal gesto imperioso con cui spegne la sigaretta sopra agli avanzi del dolce che aveva tanto esaltato.

L’interrogatorio di Bridget von Hammersmark

hans landa bingoNella scena in cui interroga Bridget von Hammersmark, invece, emerge ancora una volta il piacere perverso, il godimento che lo attraversa quando coglie in flagrante la sua vittima, giocando con lei fino a farla crollare. Sa già che la bella attrice collabora con gli Alleati e ha tutto ciò che serve per incastrarla.

Anche in questo caso, tuttavia, prima di passare ai fatti, la interroga con calma e gentilezza, mantenendo la conversazione sul piano della chiacchierata informale. I primi piani sul suo volto mostrano occhi attenti e penetranti, due lenti d’ingrandimento che rendono macroscopici i piccoli segni di tensione sul volto della donna.

La voce suadente con cui parla alla vittima, il gesto secco con cui la invita, sorridendo, a mettergli un piede sul ginocchio, la studiata lentezza che adotta nello slacciarle la scarpina da sera, rivelano quasi un piacere erotico nel giocare con la sua vittima.

Il suo istinto animale emerge con tutta la sua violenza di colpo, cogliendo impreparato anche lo spettatore: con uno slancio da predatore e un urlo ferino, salta addosso alla donna, stringendole il collo fra le mani. È evidente che non ha alcun rimorso di coscienza: anzi, uccidere la donna gli dà un piacere immenso, come se l’attrazione sessuale che prova si traducesse in furia omicida.

Hans Landa, un personaggio geniale

Landa è un personaggio geniale. Non ha nulla di positivo, neppure la fedeltà a ciò in cui crede, dal momento che è disposto a barattare la morte del Führer per la sua libertà. È totalmente negativo, da ogni punto di vista. Eppure non è affatto un personaggio semplice, anzi è estremamente complesso.

L’immagine che può suggerire e quella di un vulcano quiescente: malgrado l’apparenza tranquilla, non risulta mai rassicurante. La sua calma è solo il presagio di un imminente disastro.

Giulia Losi

Giulia Losi

Giulia Losi è nata a Monza il 3 ottobre 1993. Ha frequentato l’Università degli Studi di Milano e si è laureata in Scienze dei Beni Culturali. Nel 2016 si è trasferita a Roma e ha frequentato la facoltà di Teatro, Cinema, Danza e Arti digitali alla Sapienza, dove ha conseguito la laurea specialistica. Grande appassionata di cinema, collabora attivamente con alcune testate cinematografiche, come Opere Prime e ha curato la rubrica radiofonica “Francamente me ne infischio” per Radio Base. Frequenta, inoltre, un corso di recitazione professionale.
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