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Hoboman il Senzatetto, naufragio e deriva di un Superman mancato

hoboman e jake gyllenhaal“Ti sei mai sentito invisibile?”

“Una volta ho costruito una ferrovia.”

“Non posso salvarti!”

Apparentemente, queste tre frasi non sembrano avere un senso, a meno che il personaggio che le pronuncia non abbia in realtà una storia da raccontare, una storia con dei segreti, un viatico, rivelazioni a lungo taciute.

Hoboman il Senzatetto, tuttavia, non è progettato per proferire altre parole. Lui è un tecnologico pezzo di arte contemporanea, un robot i cui vestiti logori da showman caduto in disgrazia evocano con maggior vigore e immediatezza la figura negletta del clochard, character proverbialmente ai margini, masticato e vomitato da una società ruminante, indifferente all’indigenza, cinica nei confronti della sofferenza, del dolore, della povertà.

Emarginazione: il messaggio dell’automa

L’emarginazione è il messaggio che il creatore dell’automa, il giapponese Kenji, cerca di trasmettere ai fruitori della galleria d’arte ch’è il sinuoso ed elegante teatro degli orrori al centro di Velvet Buzzsaw, atipica pellicola prodotta da Netflix e diretta da Dan Gilroy.

Superman lives, l’opera mancata

hobomanPer il regista di Nightcrawler ed End of justice, però, Hoboman rappresenta qualcosa di più di un barbone fatto di materia metallica e circuiti. Esattamente costituisce un’opera mancata, un eclatante aborto di Hollywood, un progetto cinematografico dall’enorme potenziale ma mai realizzato, Superman lives.

Cominciate a capire? Forse c’è bisogno, ragionevolmente, di qualche spiegazione in più, mutuata da associazioni pronte a diventare chiare, anzi trasparenti.

La storia del film di Tim Burton mai realizzato

Alla fine degli anni ’90, un certo Tim Burton avrebbe dovuto girare per la Warner Bros una pellicola high budget focalizzata sulla leggendaria figura di Superman, l’eroe cryptoniano creato da Jerry Siegel e Joe Shuster nel 1933. Tutto bello, bellissimo, persino troppo se si pensa che alla prestigiosa cabina di regia e al ruolo da protagonista affidato a un attore in ascesa di popolarità, tale Nicolas Cage.

Eppure a volte, i sogni vedono miseramente naufragare la propria intrinseca ambizione di essere traslati dall’astrazione alla materia concreta. Superman lives subisce il ripensamento dell’anfitrionica major cinematografica. La Warner abbandona il progetto dopo la rinuncia a mettere sul piatto 100 milioni di dollari e tanto lavoro di preparazione, fra le quali svariate prove costume e una sceneggiatura riscritta innumerevoli volte.

La rabbia creativa di Dan Gilroy in Velvet Buzzsaw

hoboman il senzatettoLo script finale lo prese in carico Dan Gilroy, il quale studiò scene, raccordi, sequenze, incipit e conclusioni per un intero anno. Ma chi vorrebbe mai veder sfumare 365 intensi giorni di scrittura, notti insonni e sacrifici?

Il buon Gilroy convisse con questa frustrazione finchè non arrivò l’illuminazione, vale a dire dirigere un film che potesse dar voce a una recondita rabbia creativa, espressa sottoforma di thriller soprannaturale permeato da un’aspra denuncia alla critica snob e pregiudiziale, in tal caso quella esercitata dallo sprezzante Morf Vandewalt.

nicolas cage superman lives concept artIl personaggio interpretato da Jake Gyllenhaal incarna per Gilroy il rifiuto della Warner Bros a procedere. A far le spese della bocciatura un supereroe ridotto a rudere, senza più una dimensione in cui agire, un Senzatetto appunto, un Superman divenuto Hoboman, mascherato, umiliato, fossilizzato in un angolo di mostra e appoggiato precariamente a un paio di stampelle. Un aborto, appunto, ma dalla caratteristica pettinatura con riga di lato.

Gilroy insiste nell’evidenziare la propria cocente delusione dandole un verbo stanco, abbattuto, a corto di fiato. Il suo Superman non potrà mostrarsi alle platee (“Ti sei mai sentito invisibile?”), né soddisfare le aspettative caldeggiate da ottime premesse (“Una volta ho costruito una ferrovia.”), tantomeno salvare nessuno con i suoi poteri soppressi (“Non posso salvarti!”).

Hoboman è stroncato dall’articolo di Morf, finisce addirittura in un magazzino sotterraneo, il famigerato dimenticatoio temuto da qualunque genere di opera. Gilroy, ogni modo, immagina una rivincita, un riscatto violento, una ribellione al categorico sistema che ha deciso di condannare all’esilio perpetuo la sua creatura.

Hoboman rincorre il suo aguzzino, lo intrappola e infine lo uccide. Giustizia è fatta e chissà che, un domani, Superman lives possa vivere davvero.

Samuele Pasquino

Samuele Pasquino

Laureato in Lettere Moderne e giornalista pubblicista freelance, sono il creatore e direttore responsabile di Recencinema.it, appassionato della Settima Arte e scrittore eclettico.
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