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I dialoghi amari di Youth – La giovinezza

Chi è veramente Fred Ballinger? E che dire di Mick Boyle? Paolo Sorrentino ce li presenta nel suo Youth – La giovinezza elaborando dei profili più che delle personalità, integrandoli nel contesto del soggiorno termale in qualità di personaggi chiamati a recitare una commedia astratta, ammorbata da un’amarezza totalizzante a scapito di quella leggerezza anelata nell’arco di un intero film ma mai nemmeno sfiorata.

Fred Ballinger

personaggi youth - la giovinezzaFred, direttore d’orchestra in pensione e vedovo da anni, vive nell’apatia e nella fama conferitagli dall’aver composto le “canzoni semplici”. Nel suo esilio autoimposto, le arie del passato lo rincorrono e lo trovano, per quanto lui tenti di nascondersi desiderando di essere un fantasma. Un emissario della regina Elisabetta II gli dà il tormento poiché la sovrana pretende ch’egli riprenda in mano la bacchetta per riproporre le sue sinfonie al concerto organizzato in occasione del genetliaco del principe Filippo.

Chiunque ne sarebbe non soltanto lusingato ma perfino onorato, tranne Fred, che all’ennesimo tentativo di convincimento perde aplomb e staffe dichiarando chiuso il discorso: soltanto la moglie Melanie avrebbe potuto intonare le sue liriche, cosa ora impossibile considerando il fatto che la donna non c’è più. Non c’è più, capite? Lo comprenderà suo malgrado anche una testa coronata, e comprenderà il motivo, l’amore!

Dopo il climax emozionale, l’apatia torna a far capolino in Fred, e noia, indifferenza e senilità si aggiungono accentuandone la letargia interiore, trasparente dietro le lenti degli occhiali, lo sguardo spento, la voce monotono.

Il duro sfogo di Lena

Ciò nonostante, il ritratto sembra costruito sulle note di una semplice parentesi esistenziale, ma di semplice c’è ben poco nella vita del grande Ballinger, e Sorrentino lascia che siano le durissime parole della figlia Lena a rivelare tutto quel che serve per decodificare l’ambiguo padre. Rancori, incomprensioni, rabbia e livore emergono tutto d’un fiato, in un clima che dovrebbe essere distensivo e che invece rappresenta il giusto pretesto per uno sfogo impietoso.

Fred:Mi devi credere, Lena, riesco a capirti. Davvero, ti capisco!

Lena:Tu riesci a capirmi? Col cazzo che ci riesci! Mamma avrebbe potuto capirmi. Mamma che con te si è trovata nella condizione in cui sono io non una ma decine di volte… e ha fatto finta di niente. Sei stato con decine di donne ma lei… tirava avanti. Non solo per noi figli ma soprattutto per te. Ti amava e quindi ti perdonava. Qualunque cosa accadesse, voleva stare con te. Ma chi eri tu? Chi? Me lo sono sempre domandato. Non hai mai dato niente… niente a lei, niente a me, niente! Hai dato solo la musica. La musica, la musica, la musica, non c’era niente nella tua vita, solo musica… e aridità. Mai una carezza, un abbraccio, un bacio, niente! Non hai mai saputo niente dei tuoi figli, se soffrivamo, se eravamo contenti, niente! Era tutto sulle spalle di mamma. A casa l’unica cosa che le dicevi erano due parole: silenzio, Melanie. E mamma lì a spiegarci: silenzio, papà sta componendo; silenzio, papà riposa, ha un concerto stasera; silenzio, papà parla con una persona importante; silenzio, papà deve ricevere Stravinsky questa sera. Tu volevi essere Stravinsky ma non avevi un millesimo del suo genio. Silenzio, Melanie. Soltanto questo sapevi dire. Non hai mai saputo niente di mia madre e non hai mai saputo prendertene cura. E anche adesso sono dieci anni che non le porti un fiore. E quella lettera… pensi che mamma non l’abbia letta. Ti sbagli! La trovò, la lesse e poi l’ho letta anch’io. Tu forse non te la ricordi neanche ma noi sì. La… lettera in cui dichiaravi a un altro uomo il tuo amore. Mamma ha dovuto subire anche quell’umiliazione. ‘Le mie necessarie sperimentazioni in materia sessuale’ – così scrivevi. Non ti bastavano le sperimentazioni musicali, no, pure quelle omosessuali dovevi provare, certo. Non te ne è fottuto mai delle sofferenze di quella donna. Allora non dire che riesci a capire perché tu non capisci veramente un cazzo!

Mick Boyle

Mick è impegnato invece a lottare contro la rassegnazione della vecchiaia, ricordata puntualmente dalle bizze della prostata. Regista in carriera con venti film diretti, lavora insieme a un gruppo di giovani sceneggiatori alla sua “opera testamento”, e lo fa condividendo ogni giorno il proprio entusiasmo con l’amico Fred.

Pieno di energia e vitalità cerebrale, sente che il capolavoro sta prendendo una forma ideale, da declinare nella forma fisica non appena il trattamento sarà concluso e si darà il via alle riprese. Mick è un’esplosione di ottimismo, di passione che riversa nel suo mestiere d’artista dietro la cinepresa, convinto che davanti a lui altre porte radiose si apriranno.

Il confronto con Brenda Morel

A riportarlo bruscamente alla realtà è Brenda Morel, la sua musa, attrice feticcia ormai sul viale del tramonto ma talmente riluttante all’ipocrisia e alla sporcizia di Hollywood da voler essere onesta almeno con il suo pigmalione, sebbene il loro acceso confronto nella hall deserta dell’hotel costerà caro portando a esiti del tutto imprevedibili e non meno drammatici della cupa dissolvenza in nero.

Brenda:Io il film non lo faccio, Mick.

Mick:Come?

B:Mi hanno proposto una serie tv in New Mexico, 3 anni di contratto. Faccio una nonna alcolizzata, reduce da un brutto ictus, un personaggio coi controcazzi ma con quei soldi… ci pago la comunità di recupero di Jeffrey e i debiti di quel deficiente del mio futuro ex marito e me ne avanzano pure per comprare quella villa a Miami. Quella villa che desideravo da 14 anni. Ecco cosa sono venuta a dirti.

M:Ma… questo è cinema, Brenda. Quella è televisione, la previsione della merda.

B:No, la televisione è il futuro, Mick. O meglio, a dire il vero è anche il presente. E poi, adesso, parliamoci chiaro, Mick, perché in questo ambiente del cazzo mai nessuno parla chiaro. Tu vai per gli 80 anni. Come tanti tuoi colleghi, da vecchio sei peggiorato. Lo sai, gli ultimi 3 film che hai fatto erano una merda, Mick. Credimi, non solo a detta mia ma a detta di tutti erano una vera merda.

M:Come… ti permetti? Come… ti permetti? Ah, vuoi parlare chiaro, davvero? 53 anni fa se non fosse stato per me saresti rimasta accucciata sotto le scrivanie dei produttori. Io ti ho tirato fuori! Ti ho tirato fuori dalle mutande di tutti quei produttori obesi e ti ho fatto diventare un’attrice!

B:Sei un pezzo di merda! Io ci stavo fin troppo bene nelle mutande di tutti quei produttori, e sai perché? Semplicemente perché io ci volevo stare, lì! È per questo che non devo dire grazie a nessuno, io tutto da sola ho fatto!

M:Davvero?

B:Ho pagato tutto io, sono entrata all’Actor’s Studio senza che nessuno mi desse una mano, i corsi li ho pagati tutti da sola pulendo i cessi di tutta Brooklyn, con mia madre che si indebitava per me. Io a Hollywood, oh… Io lì ci sono entrata dalla cazzo di porta principale e l’ho fatto solo grazie a me stessa! Marilyn, Rita, Grace se la facevano nelle mutande quando mi vedevano arrivare, è tutto scritto nella mia autobiografia, non dire che non l’hai letta!

M:Purtroppo l’ho letta, sei tu che non l’hai scritta. Ed era una vera merda!

B:La merda è questo tuo film, Mick! Di cinema io ne capisco e questo tu lo sai bene. Sei tu che non ci capisci più niente perché sei diventato vecchio e sei stanco. Non sai più vedere il mondo, Mick. Sai vedere soltanto la tua morte. Sta proprio lì, dietro l’angolo che ti aspetta. La tua carriera è finita! Te lo dico senza mezzi termini perché ti voglio bene: a nessuno frega niente di questo tuo… testamento? Sbaglio o è così che lo chiami, testamento? Tu rischi di vanificare tutti i film splendidi che hai fatto, il che sarebbe imperdonabile! Tu lo sai, il film si faceva solo grazie al mio nome. Quindi se io adesso mi tiro fuori, ti salvo la vita. E anche la dignità.

M:Sei un’ingrata… un’ingrata e una cretina, per questo hai fatto carriera.

B:Hai ragione, Mick, è proprio così.

M:Ok… questo film lo faccio senza di te.

B: “Oh, ti prego Mick! La vita va avanti anche senza questa stronzata del cinema!

Samuele Pasquino

Samuele Pasquino

Laureato in Lettere Moderne e giornalista pubblicista freelance, sono il creatore e direttore responsabile di Recencinema.it, appassionato della Settima Arte e scrittore eclettico.
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