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I giganti della montagna

giganti di pietraDa Lo Hobbit – Un viaggio inaspettato, di Peter Jackson, 2012.

Sarà per le esigenze di spettacolarizzazione, sarà perché l’episodio si ricollega in qualche modo al primo film della passata trilogia – vi ricordate la valanga ne Il Signore degli Anelli – La compagnia dell’anello? – fatto sta che i giganti di pietra hanno trovato ne Lo Hobbit – Un viaggio inaspettato molto più spazio di quello che l’autore aveva loro dedicato nel suo libro, in cui li aveva congedati in poche righe.

Fu un peccato, veramente: quella bella allegoria, che interpretava una tempesta di montagna come uno scontro fra titani, aveva un fascino particolare ed esprimeva molto bene il sentimento di terrore e di impotenza che si prova quando ci si trova coinvolti in qualcosa di enormemente più grande di noi.

Perché di questo si tratta: la natura della Terra di Mezzo, e nella fattispecie quella delle Montagne Nebbiose, non fa parte in nessun modo della storia dell’Anello. Essa è infinitamente più antica e ha preceduto ogni leggenda conosciuta. Vi sono elementi, nell’universo di Tolkien che, pur non facendo parte del racconto, vi si affacciano ugualmente, moltiplicando così all’infinito i vari piani narrativi, in un rimando continuo di storie e di eventi.

gigante di pietraOra, dire che questo sia voluto anche nel film è dire troppo. Ciò nonostante, l’effetto è grosso modo lo stesso, e anche la scelta delle immagini è di aiuto in questo senso. L’indeterminatezza in cui sono tenuti i giganti, la piccolezza infinita dei Nani e dell’Hobbit al loro confronto, l’indifferenza dei giganti verso qualunque altra forma di vita oltre alla loro: tutto ciò rende benissimo l’idea di una grandezza smisurata, di un’immensa forza cieca che appartiene alla natura, e non soltanto nella Terra di Mezzo.

È il sublime come lo intendeva Burke: la percezione assoluta di una distanza incolmabile tra il soggetto e l’oggetto, un orrore che affascina proprio perché smisurato e imponderabile. “Ci sono altre forze che agiscono in questo mondo, a parte la volontà del Male. Alcune sono più forti di me, e contro altre non sono ancora stato messo alla prova” – così parlava Gandalf, in una delle scene de La compagnia dell’anello.

i giganti della montagna lo hobbitAlla natura non importa dell’Anello, non importa della guerra o del destino degli uomini. Cosa sarebbe successo se Bilbo fosse caduto in un crepaccio? Se non avesse trovato l’Anello, se non lo avessero distrutto?

L’intera storia avrebbe avuto un altro corso, certamente. Alcune cose, però, non sarebbero cambiate. Sono troppi, infatti, gli elementi in gioco, sono troppe le varianti.

È in questa indeterminatezza, in questa continua possibilità di scacco che risiede il vero senso della storia, la sua universalità. È il mondo vivo e pulsante di Tolkien, il suo più gran capolavoro.

Guarda la scena.

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