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I ponti di Madison County (libro)

ponte madison countySe l’attira l’idea di un’altra cena ‘quando volano le falene’, venga stasera dopo il lavoro. Qualsiasi ora andrà bene.

Può un fortuito incontro fra un uomo e una donna – completamente ignari l’uno dell’altra fino a quel momento – innescare un’alchemica sinergia destinata a cambiare le sorti di due solitarie prospettive esistenziali?

La risposta la offre la struggente storia vera di Francesca Johnson e Robert Kincaid, anime affini raccontate dalla penna dello scrittore, musicista e fotografo Robert James Waller (foto a destra) nel bellissimo romanzo ch’è un’ode al miracolo dell’amore, I ponti di Madison County, evinto dai carteggi di due protagonisti reali, poetici e meravigliosi nella loro adorna essenzialità.

A specificarlo è lo stesso Waller nel capitolo introduttivo intitolato L’inizio, in cui egli cita per la prima volta Michael e Carolyn Johnson, i figli di Francesca: sono stati proprio loro a far sì che il romanticismo drammatico della madre potesse finalmente varcare la soglia di casa e conoscere cuori in cerca di ispirazione, spiriti desiderosi d’imponderabile realtà.

Ci sono canzoni” – recita il primo trittico di righe – “che nascono dall’erba punteggiata d’azzurro, dalla polvere di migliaia di strade di campagna. Questa ne incarna la poesia.” L’autore si riferisce sia alla delineazione dei generi (maschile e femminile) e alla loro profonda diversità, sia alla lirica dell’essere connaturata alla demarcazione del singolo personaggio: nei capitoli successivi emergerà quasi subito la creatura Francesca e relativo carattere, mentre l’uomo Robert non lascerà mai completamente le sponde del velato e dell’indefinito.

Si legge che “il tentativo di catturare l’essenza di Kincaid ha costituito la parte più impegnativa della ricerca così come della stesura. La sua è una figura elusiva” – e in aggiunta ecco che egli stesso – “si considerava uno strano tipo di animale, obsoleto e prossimo all’estinzione in un mondo che sempre di più privilegia l’organizzazione”.

robert james wallerWaller si dimostra un autore classico ma non un classico autore, scegliendo forse il modo più delicato per raccontare una storia d’amore con le pindariche fattezze della parabola, ovvero caratterizzarne monograficamente gli interpreti prima di unificarne i vissuti in quell’agosto del 1965.

Conosciamo dunque Francesca, nata a Napoli e poi trasferitasi in una piccola cittadina dell’Iowa, Winterset, per seguire e sposare un uomo ordinario, la parola fine a qualunque aspirazione, casa, figli, pettegolezzi e nulla più, insomma il conformismo rurale dell’american way of life.

Scrutiamo le indomite attitudini di Robert, fotografo del National Geographic senza briglie né barriere, sempre in viaggio dentro e fuori del mondo, attraverso luoghi in grado di rispecchiare la sua strenua anticonvenzionalità dettata da un radicato senso di libertà entusiastica. Il destino lo conduce ai ponti coperti di Madison County, dritto fra le braccia di colei che diverrà nello spazio di quattro giorni la sua unica insanabile passione.

Il libro narra il risveglio di due identità che si ritrovano, si riscoprono “dentro un altro essere che abbiamo creato, e che si chiama noi.” E’ l’incontro tra una fanciulletta di 45 anni e l’“ultimo cowboy” cinquantaduenne, durante una parentesi temporale che l’amaro zampino di un grand guignol denominato “sacrificio” inibisce dal tramutarsi in “fuga di diritto” appellandosi sardonicamente alla “permanenza del dovere”.

Sì, il dovere, quell’opprimente senso di responsabilità verso la famiglia, abbracciato per non disabitare una moralità spesso in disaccordo con la leggerezza dei sogni e l’impegno a esaudirli. Il sacrificio di Francesca è in realtà una rinuncia, la rinuncia alla seconda occasione, alla salvezza, alla risurrezione sentimentale. Robert Kincaid, dal canto suo, dimostrerà rara sensibilità con la benevolenza della comprensione, il suo più grande atto d’amore.

L’apice emotivo si raggiunge con la lettera di Francesca ai figli ormai adulti e in essa – che non è una confessione bensì un invito a non dimenticare – si susseguono perle di autentica sincerità sulle note di un pianoforte che suona nella mente del lettore sollecitando languido i dotti lacrimali. E’ in questa epistola che la storia si completa e un passo figura fondamentale:

robert e francescaRobert Kincaid mi ha insegnato che cosa significhi essere donna, in un modo che poche donne, forse nessuna, hanno mai sperimentato. Era gentile e infinitamente caro, e senza alcun dubbio merita il vostro rispetto e forse anche il vostro amore. Spero che glieli concederete entrambi. A modo suo, attraverso di me, è stato buono con voi.

Robert James Waller conclude la sua opera dedicando le ultimissime pagine a Robert Kincaid, concentrate in un poscritto che spiega come anche l’uomo nel suo genere possa realmente soffrire per amore cullandone il tenero ricordo fino alla fine dei suoi giorni.

I ponti di Madison County è diventato un film, diretto nel 1995 da Clint Eastwood, quest’ultimo impegnato anche nel ruolo di Robert insieme a un’intensa Meryl Streep nei panni di Francesca. Il passaggio dalla cellulosa alla celluloide è avvenuto nel pieno rispetto della narrazione bibliografica.

La pellicola, pur riservando al fremente coacervo di erotismo e trepidazione una nicchia piuttosto stretta e limitante, conserva intatta l’essenza del romanzo sposando l’alta fedeltà e presentando due sole differenze: nel film, infatti, Francesca indica Bari come città natale e non Napoli, dove però racconta di aver conosciuto Richard, suo marito; i figli compaiono nella prima sequenza e iniziano a leggere i diari, contrariamente alla struttura del romanzo che li relega nell’ultima parte.

Un libro stupendo e un film che lo è altrettanto. Con questo dittico, l’amore rinnova il suo archetipico significato entrando negli annali. Dopo la 174ima pagina, nessun lettore sarà più lo stesso: potere della letteratura che ci spinge alla catarsi rendendoci più ricchi e coscienziosi, certamente consapevoli.

Samuele Pasquino

Samuele Pasquino

Laureato in Lettere Moderne e giornalista pubblicista freelance, sono il creatore e direttore responsabile di Recencinema.it, appassionato della Settima Arte e scrittore eclettico.
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