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Il cinema a quattro zampe

torna a casa lassieNel mondo del cinema il cane è uno dei soggetti preferiti dai registi di tutti i tempi, assumendo progressivamente il ruolo indiscusso di protagonista di lungometraggi, scovando allo stesso tempo un inaspettato punto d’interesse tra cinefili e cinofili.

Il primo esemplare che ha fatto la sua comparsa sul grande schermo nel film Alice in Wonderland (1903) è Blair, un collie che verrà riutilizzato dallo stesso regista, Cecil M. Hepworth, per Rescued by Rover (1905), pellicola che lo vede come primo attore, consacrandolo a grande star, acclamata dal pubblico di tutto il mondo.

umberto d flaikLa razza in questione si presta perfettamente al ruolo di eroe coraggioso che sin dalle origini le viene cucita addosso.

Per questa ragione, sarà riutilizzata per una serie cinematografica e televisiva di successo che ha per protagonista Lassie, una cagna collie, così fedele al suo padroncino Joe da percorrere centinaia di chilometri per ritrovarlo nell’esordio di Torna a casa Lassie! (1943).

4 bassotti per un daneseQuesta razza, però, non è l’unica a essere utilizzata in un film fortemente sentimentale. È il caso del drammatico Umberto D. (1952) di Vittorio De Sica, il cui omonimo protagonista neorealista viene salvato dalla solitudine e dal tentato suicidio dall’inseparabile cane meticcio Flaik, riportandolo alla vita con il suo inestimabile affetto.

hachikoQuesto dimostra che a Hollywood, così come a Cinecittà, la taglia o la razza non è importante, ciò che occorre per la resa di un film dalla salda sceneggiatura è un cane dalla grande personalità in grado di commuovere, emozionare e divertire.

Questa è una regola fondamentale che ha portato al successo commedie tipicamente disneyane come 4 bassotti per 1 danese (1966) di Norman Tokar.

verdell qualcosa è cambiatoMa è anche il caso di menzionare pellicole quali Qualcosa è cambiato (1997) di James L. Brooks, con il suo Griffoncino di Bruxelles, e Hachiko – Il tuo migliore amico (2009) di Lasse Hallström, con il fedele cane di razza Akita.

Non possono poi essere dimenticati l’inarrestabile Uggie, il Jack Russell del film muto The Artist (2011), di Michel Hazanavicius, e il bastardino Doyle “ingaggiato” per prendere parte a La 25a ora (2002) di Spike Lee.

L’elenco di cortometraggi e lungometraggi in cui i cani diventano attori inaspettati del grande schermo oggi appare infinito, considerando anche i generi dell’animazione (da La carica dei 101 a Frankenweenie) e dei film a basso costo che si fanno spazio nel campo dell’industria cinematografica.

the artistVi si accompagnano numerosi sequel maliardi di nuclei familiari (da Beethoven alla serie di Air Bud – Campione a quattro zampe).

Il cinema a quattro zampe è da sempre oggetto di dibattiti e critiche, un terreno fertile per il germe della polemica animalista.

Tuttavia, aldilà delle eterogenee opinioni, quel che risulta assolutamente palese è che il soggetto in questione sembra essere diventato ormai un elemento irrinunciabile della storia del cinema.

Si sfrutta in tal caso all’ennesima potenza l’anonimo aforismail cane è il miglior amico dell’uomo” che giustifica e, infine, legittima il perpetuare  la  presenza della razza canina nella Settima Arte.

Giulia Marzoratti

Giulia Marzoratti

Laureata in "Studio e gestione dei beni culturali" e specializzata in "Scienze dello spettacolo" presso l'università Cà Foscari di Venezia. Residente nella provincia di Novara. Spero un giorno di trasformare la mia passione per il cinema e l'arte in una professione concreta.
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