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Il cinema in bicicletta

ladri di bicicletteÈ curioso pensare che una semplice invenzione del XIX secolo come la bicicletta sia riuscita a diventare uno degli oggetti più apprezzati ed effigiati del panorama artistico e cinematografico.

Nel cinema questo mezzo di locomozione spesso perde la funzione di strumento di scena per diventare protagonista indiscusso di un film, assolvendo la funzione di elemento simbolico e rappresentativo del contesto narrativo.

La bicicletta nel cinema di De Sica e Tati

Il caso più emblematico è sicuramente Ladri di biciclette (Vittorio De Sica, 1948), capolavoro del Neorealismo italiano dove il simbolismo della bicicletta si concretizza in una realtà storica facilmente condivisibile e tangibile dal pubblico del tempo.

Essa connota una condizione sociale precaria della società italiana post bellica in cui la povertà è di casa e la bicicletta stessa sembra essere l’unico strumento di sopravvivenza in un presente incerto.

Il padre di Bruno (Lamberto Maggiorani), protagonista della pellicola, è vittima del furto della sua bicicletta senza la quale non può lavorare, mettendo in atto la caduta delle singole tessere del suo domino esistenziale che si fanno sempre più dinamiche durante la fase di ricerca disperata, strutturando il percorso neorealista della drammatica vicenda.

giorno di festaSpostando lo sguardo sul genere della commedia, invece, la bicicletta perde totalmente l’aurea simbolica per sostenere l’azione comica di un personaggio o di uno sketch.

Un esempio è l’opera di Jacques Tati, Giorno di festa (1949), dove una lunga sequenza segue il tragitto di una bicicletta imbizzarrita senza conducente mentre attraversa una modesta città, generando disastri e guai imprevisti al malcapitato postino intento a rincorrerla in una corsa a perdifiato.

È un’immagine efficace e divertente che sostiene perfettamente la scelta autoriale di recitazione attraverso l’espediente della pantomima, permettendo all’attore di interagire attivamente con il mezzo, rifacendosi agli insegnamenti della slapstick comedy.

La presenza della bicicletta, una scelta registica

E.T.Ripercorrendo il cinema più prossimo alla contemporaneità, la bicicletta fa la sua comparsa anche nel cinema di fantascienza, come nel caso di Steven Spielberg in E.T. L’extra-terrestre del 1982.

Esso si ispira proprio a Ladri di biciclette di De Sica per la realizzazione della scena spettacolare della bicicletta volante, ormai impressa nell’immaginario collettivo.

appuntamento a bellevilleNegli ultimi decenni il ruolo della bicicletta sembra essere stato ridimensionato a oggetto scenografico o connotativo della personalità di un personaggio, ma nonostante ciò risulta essere ancora una delle immagini estetiche più apprezzate dalla cinematografia.

Lo testimonia il regista Sylvain Chomet che, nel 2003 con il suo film d’animazione Appuntamento a Belleville, non incentra la sinossi sulla storia della scomparsa di una bicicletta ma di un ciclista del Tour de France, stravolgendo l’equilibrio neorealista desichiano.

La presenza della bicicletta al cinema, quindi, è una scelta registica ampiamente condivisa in quanto strumento dotato di una potenza esteticamente poetica in grado di farsi simbolo di una realtà materiale e sociale, strumento-spalla dell’attore comico e oggetto eclettico facilmente applicabile in eterogenei generi cinematografici, rinnovando quell’immagine retrò che il cinema contemporaneo continua a contemplare.

Giulia Marzoratti

Giulia Marzoratti

Laureata in "Studio e gestione dei beni culturali" e specializzata in "Scienze dello spettacolo" presso l'università Cà Foscari di Venezia. Residente nella provincia di Novara. Spero un giorno di trasformare la mia passione per il cinema e l'arte in una professione concreta.
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