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Il faro di Cape Campbell, fiera luce sugli oceani

cape campbell lighthouseLa luce sugli oceani è un film che, fin dalla sua ideazione, ha abbisognato di imperniarsi su rapporti e dualismi imprescindibili capaci di coinvolgere i pochi personaggi, le situazioni e, soprattutto, paesaggi che facessero da amplificatori emozionali.

Derek Cianfrance, la cui volontà è stata quella di rappresentare con la più alta fedeltà cinematografica il romanzo omonimo dell’allora scrittore debuttante (2012) M. L. Stedman, ha dovuto ricercare la location peculiare che potesse rivestire il ruolo di luogo metafisico, spirituale, adatto a far da sfondo alla complessa esistenza della coppia formata da Tom e Isabel.

Mancati genitori naturali, si prendono la difficile responsabilità di rivendicare quello status familiare attraverso l’adozione illecita e segreta della piccola Lucy, inatteso regalo dell’oceano.

La luce è quel dono in carne e ossa così innocente e spaurito, ma al contempo è quella del faro di Janus Rock, l’isola che nella realtà corrisponde alla località di Cape Campbell.

faro di cape campbellUbicata in regione Marlborough, occupa la costa nord-orientale dell’Isola del Sud in Nuova Zelanda, la terra dei sogni all’altro capo del mondo, laddove le produzioni hollywoodiane si gongolano offrendo ampio respiro ambientale alle proprie pellicole (un esempio è la trilogia de Il Signore degli Anelli diretta da Peter Jackson).

Ci sono ca. 100 fari presenti sul territorio nazionale, ma l’esemplare di Cape Campbell – fiero guardiano dell’estremità meridionale di Clifford Bay ad appena 15 km da Ward – appare sicuramente come uno dei più suggestivi in qualità della sua particolarissima posizione a picco sulla scogliera, un occhio luminoso che osserva il mare sterminato e un orizzonte privo di qualunque confine.

Di proprietà della Maritime New Zealand, la lighthouse che si può oggi osservare risulta una ricostruzione in ghisa dell’originale torre realizzata in legno e inaugurata ufficialmente il 1° agosto 1870.

Il faro attuale, alto 22 metri e di forma cilindrica, è stato invece acceso la prima volta nell’ottobre 1905, la lampada a incandescenza si alimentava a olio Colza ma nel 1938 il sistema è divenuto elettrico, dapprima coadiuvato da un generatore diesel, poi allacciato alla rete elettrica nel 1960 e infine completamente automatizzato nel 1986 con sala di controllo dislocata a Wellington.

faro di cape campbell di notteSe pensate che la modernità abbia sottratto romanticismo a questa attrazione, vi sbagliate. Vederlo in fotografia ha indubbiamente il suo perché, eppure non è mai come incapparci dal vivo, restando in ascolto del vento che ne scuote l’immobilità, le onde oceaniche che si infrangono sullo scoglioso arenile, i gabbiani che dialogano sonoramente lasciandosi cullare in volo dalla brezza.

La sua altezza focale è di 47 metri, possiede un balcone e la lanterna in grado di assicurare una gamma di 19 miglia nautiche. È un titano a fasce orizzontali bianche e nere che scruta e non si stanca mai di parlare alle imbarcazioni, indicando loro la strada… ops, la rotta, una missione ulteriormente facilitata dalla luce LED a 24 volt lampeggiante (prima era rotante, con lampadina alogena al tungsteno di 50 watt) ogni 15 secondi, introdotta nel giugno 2020.

Esiste un percorso denominato Cape Campbell Track, itinerario pedonale privato di quattro giorni affrontato dagli escursionisti che intendono intraprendere parte del packtrack utilizzato all’epoca dai guardiani del faro per usufruire dei rifornimenti procurati dalla fattoria della stazione di Flaxbourne, sede peraltro dell’ufficio telegrafico.

Si sappia che non esiste un vero accesso pubblico per l’entrata nel faro, inoltre vi si può arrivare solo da Marfells Beach sfruttando la bassa marea.

Samuele Pasquino

Samuele Pasquino

Laureato in Lettere Moderne e giornalista pubblicista freelance, sono il creatore e direttore responsabile di Recencinema.it, appassionato della Settima Arte e scrittore eclettico.
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