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Il mito di Peter Pan: derivazioni, declinazioni e derive

peter pan disneyWalt Disney è entrato nel nostro immaginario culturale con la propria versione del personaggio letterario di Peter Pan, fatta di avventure, canti e polvere di fata.

Tutto ciò ha ispirato giochi per bambini, costumi, leggende moderne, opere cinematografiche e persino locali a tema incentrati sul fantastico character in calzamaglia verde e la sua Isola che non c’è.

Peter Pan nell’immaginario collettivo

La maggior parte di noi, quando pensa a Peter Pan, pensa al simpatico ragazzino dai capelli rossi, un classico depurato da ogni elemento perturbante e riadattato in modo da indirizzarsi al pubblico dei più piccoli, mantenendosi comunque piuttosto fedele alla sua fonte letteraria, ossia i romanzi di James Matthew Barrie.

Hook – Capitan Uncino, la versione di Spielberg

Circa quarant’anni dopo l’uscita de Le avventure di Peter Pan (Walt Disney, 1953), Steven Spielberg sbarca nelle sale con Hook – Capitan Uncino, una sorta di sequel fantastico della storia di Peter Pan, film a destinazione familiare.

hook - capitan uncinoStar d’eccezione del calibro di Robin Williams e Dustin Hoffman, il ritmo scorrevole e la popolarità della figura di Peter Pan rendono la fruizione senza dubbio agile e piacevole, ma a permeare tutta la vicenda è un certo allure di disinganno.

Nonostante l’happy ending consolatorio, si constata con una certa cupezza quanto sia triste diventar vecchi e subire lo scorrere del tempo.

Scopriamo che il famigerato Capitan Uncino è ormai ridotto a indossare il parrucchino, ritroviamo un Peter di mezza età appesantito nel fisico e nello spirito, e guardiamo con compassione Tootles, una volta Bimbo Sperduto e ora anziano eccentrico e smemorato.

Williams, con il suo personaggio, incarna il perfetto stereotipo dell’uomo contemporaneo affetto dalla sindrome di Peter Pan: immaturo perché non sa prendersi le proprie responsabilità e afflitto da una terribile paura di diventare vecchio. Sarà necessario per lui accettare la caducità della vita umana per arrivare a capire che “vivere può essere un’avventura straordinaria”.

Neverland – Un sogno per la vita: un ribaltamento di prospettiva

E’ del 2004 un altro film che vuole omaggiare Peter Pan ma che, con un curioso ribaltamento di prospettiva, porta al centro della scena il suo autore (J. M. Barrie) e il processo creativo che ha neverland - un sogno per la vitaoriginato il caso letterario: si tratta di Neverland – Un sogno per la vita (regia di Marc Forster).

In Neverland il malinconico Peter è bambino orfano di padre che Barrie incontra sul suo cammino e che, al contrario del Peter Pan spielberghiano, ha bisogno di evadere con la fantasia, come dovrebbe fare ognuno almeno alla sua età.

Curiosa questa declinazione del mito, che si focalizza sull’ottimistico concetto del “fare pensieri felici” relegandolo però interamente nel mondo dello spettacolo e della finzione letteraria, lasciando invece che nella vita reale Peter e i suoi fratelli perdano anche la mamma rimanendo orfani del tutto.

The Orphanage: la deriva del mito nell’horror di Bayona

La deriva del mito di Peter Pan arriva con la pellicola del 2007 di Juan Antonio Bayona, The Orphanage, con una trama ben lontana dalla matrice letteraria, ma con una fitta rete di richiami tematici e intertestuali.

Al centro della storia il dramma di una Wendy sui generis – la protagonista Laura – cresciuta in un orfanotrofio e a sua volta mamma adottiva di un bimbo.

the orphanageQuest’ultimo, Simon, dialoga con inquietanti orfanelli immaginari, bimbi sperduti affetti da deformità e disabilità fisiche, che si scopre essere i vecchi compagni di orfanotrofio di Laura, mai cresciuti né invecchiati perché prematuramente morti.

Verità o allucinazione che sia, quello che conta è come un tema classico come quello di Peter Pan assuma qui connotazioni del tutto inaspettate. Tanto inaspettate quanto più aderenti alla creazione del personaggio letterario in questione, che  lo stesso Barrie aveva coniato dall’unione tra la figura mitologica di Pan e il ricordo del defunto fratello David, morto da ragazzino in un incidente di pattinaggio, come egli stesso ammise.

Ne scaturisce quindi un triste ibrido tra un figlio rifiutato alla nascita per il suo aspetto mostruoso e un bambino eternamente giovane a causa di una vita stroncata nel fiore della giovinezza. Se guardati sotto questa lente, Simon e i bimbi di The Orphanage non sono poi allora così lontani dalla vera natura del personaggio di Peter Pan.

Che Bayona, spingendo il suo film verso i toni del macabro, non abbia colto l’autentico spirito mortifero che si cela dietro all’irriverente ragazzino che Disney ci ha confezionato così spavaldo e con un perenne sorriso stampato in viso?

Sarà che, a volte per conoscere a fondo un mito, bisogna in qualche modo farlo crollare.

Giulia Salvadori

Giulia Salvadori

Nata nel 1988, lavoro a Milano, città che amo, ma dalla quale ogni tanto ho bisogno di evadere! Le mie passioni più grandi? Il cinema, la cucina e il vino. Dopo una breve esperienza per la tv nell'ambito della redazione, ora mi occupo di comunicazione e marketing, ma non smetto di inseguire quello che è il mio sogno più grande: "scrivere di cinema".
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