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Il Settecento di Kubrick

barry lyndonIl rigore e la perfezione; l’estetica dei vuoti, delle pause, delle attese; l’esaltazione dell’immagine e della fotografia, dove ogni singolo fotogramma è da apprezzare per i suoi rimandi all’arte e per la sua intrinseca bellezza; l’amplificazione del linguaggio cinematografico ben oltre la semplice trama, nelle articolazioni singole della sua struttura, nelle musiche, nei costumi, nelle scenografie: Barry Lyndon è tutto questo e molto ancora.

Quart’ultima fatica di Stanley Kubrick, uscito nelle sale nel 1975, questo film è stato per lo più ignorato dal grande pubblico, che gli ha preferito i ben più appariscenti Arancia meccanica e 2001: Odissea nello spazio. Eppure la cosa dispiace. Barry Lyndon rappresenta, un’altra volta e per un altro genere, quello storico, un punto di non ritorno oltre il quale difficilmente il cinema potrà mai andare.

La storia di Barry Lyndon nell’Età dei Lumi

È la storia di un ragazzo dalle poche qualità ma avventato e coraggioso, che ha la fortuna di trovarsi a vivere in un secolo in cui le sue caratteristiche – e i suoi difetti – possono trovare accoglienza e spingerlo al successo.

soldati inglesi SettecentoIn questo suo percorso dall’ascesa alla caduta, il personaggio rivela uno spaccato ricchissimo del Settecento, la cosiddetta “Età dei Lumi“, sviscerandone i risvolti più concreti, effettivi e reali: la povertà dei contadini, il sistema spettacolare e scriteriato della guerra, coi soldati che si muovono come veri burattini, le cui vite non servono ad altro che a mostrare che uno Stato organizzato può sprecarne quante ne vuole.

C’è poi la ricchezza dissoluta e la corruzione delle corti e del potere, oltre all’assoluta mancanza di ogni scrupolo che si nasconde sotto il nome di “virtù“. Un Settecento farcito di maschere, di marionette grossolane i cui tratti Kubrick ha sapientemente caricato e deformato. Uno spettacolo di decadenza che non fa altro che metterci in guardia dalle apparenze conclamate, dalle troppo facili celebrazioni dell’intelligenza umana che, quando c’è, serve spesso e soprattutto a costruire inganni, a seminare la morte e a fabbricare il dolore.

Arrivo a casa Lyndon

barry lyndon scena giocoMinuto 88: sullo sfondo si staglia un giardino all’inglese, perfettamente tenuto. Ai bordi dell’immagine le foglie di due alberi formano una specie di arco con al centro, in lontananza, un enorme castello fiabesco, residenza della ricchissima famiglia Lyndon. Barry vi è appena arrivato nelle vesti di giocatore d’azzardo, e di lì a poco si innamorerà della contessa, Lady Lyndon, bellissima moglie dell’anziano padrone di casa, Sir Charles.

Ma torniamo alle immagini. Una lenta carrellata laterale, così tipica dei film del regista, mostra il giardino interno della villa, pieno zeppo di nobili, fontane, di cespugli curatissimi e di fiori: è un affresco degno dei maggiori pittori. Un affresco lucidissimo e spietato. Sullo sfondo ascoltiamo un famoso pezzo di Schubert, un Andante per piano, violino e violoncello.

Questa musica, così oscura e misteriosa, mal si adatta a fare da sfondo concreto alle singole immagini. Nasce quindi uno scarto emotivo importante, per cui l’accompagnamento musicale ha piuttosto la funzione di distogliere che non quella di catturare l’attenzione dello spettatore, o di coinvolgerlo passivamente nella trama.

La famiglia Lyndon: interessi e convenienze di una casata

famiglia contessa barry lyndonLo spettatore deve, infatti, innanzitutto giudicare: in questo senso è necessario mantenere le distanze. La voce narrante ci presenta la donna che Barry ha scelto di conquistare. La cinepresa si ferma e, seguendo lo sguardo del protagonista, esegue uno zoom improvviso, al di là di una balconata: ciò che vediamo adesso è la famiglia della donna, in una caricatura vera e propria della famiglia nobiliare settecentesca.

A sinistra, in piedi, è la contessa: elegantissima, raffinata, truccatissima, un personaggio degli arazzi di Versailles. Al centro c’è il suo nobile marito, decaduto, decadente, seduto curvo su una carrozzella trascinata da un parente. Anche lui è una maschera di cipria e di belletto, senza nulla di autentico se non il nome della casata che porta.

Alla destra, infine, abbiamo il figlio piccoletto e il confessore di famiglia, il reverendo Runt, emblematico rappresentante dell’altra parte dell’ancient regime, quella ecclesiastica e oscurantista. Questi cinque personaggi non comunicano mai, il loro legame è puramente arbitrario, dettato da interessi e convenienze che sono ben al di là dell’amore.

Il Settecento di Kubrick, l’altra faccia dei Lumi

Non che per Barry sia meglio, beninteso. Il suo trasporto scaturisce soprattutto dalla brama di ricchezze e, perché no, da quella sete di avventura e di rivalsa che è normale ritrovare in un esponente del Terzo Stato. Da questo affresco non c’è nessuno che si salva. È il Settecento di Kubrick, l’altra faccia dei Lumi. Chi non l’ha visto lo guardi, chi l’ha già visto
rifletta.

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