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In viaggio con Erodoto

in viaggio con erodoto copertinaConoscete il modo di dire “Si muove come un elefante in un negozio di cristalli?”. Si usa per indicare una persona goffa e rozza nelle movenze, di poca sensibilità e grazia. Ebbene, antitetico è l’atteggiamento intellettuale di Ryszard Kapuściński, il quale “vola come una libellula fra le marmoree e tragiche situazioni del mondo”.

Non esiste forse affermazione più azzeccata per identificare il giornalista polacco autore di In viaggio con Erodoto, lucido diario-indagine scritto nel 2004 dopo aver dato alla luce eccezionali libri-reportage quali Splendori e miserie di un autocrate (1983), Imperium (1994) e Lapidarium. In viaggio tra i frammenti della storia (1997).

In viaggio con Erodoto, insignito del premio Elsa Morante nel 2006 (un anno prima della scomparsa di Kapuściński) per la sezione “Culture d’Europa”, è uno fra i tanti capolavori di cruda realtà e riflessione redatti dal cronista, ma possiede degli excursus biografici esclusivi che lo differenziano da tutti gli altri, retroscena inediti che svelano dell’uomo alcune significative vicende legate all’infanzia povera e agli esordi come professionista dell’informazione tramite gli inossidabili mezzi analogici, che oggi rappresentano un lontano ricordo pur rimanendo la base storica del mestiere, accantonata a favore dei sollazzi digitali targati Terzo Millennio.

ryszard kapuscinskiEcco allora che il romanzo del buon Ryszard va inteso, letto e interpretato secondo un’ottica delle radici, una prospettiva dei primordi che deve necessariamente cogliere l’essenza del libro, il parallelismo affiorante pian piano dal fruscio delle pagine scorse, piegate, riprese, deposte e più volte risuscitate per una nuova analisi del significato di ciascuna. In tal modo si perviene all’obiettivo principe di Kapuściński, ovvero risalire all’opera edificante del primo vero reporter della storia, il greco Erodoto, colui che Cicerone indicò come “padre della storia”.

Nato ad Alicarnasso nel 484 a.C. e morto a Thurii nel 430 a.C., si guadagna la profonda stima del cronista polacco a distanza di oltre duemila anni grazie alle Storie, contenitore delle passioni umane e delle vicende storiche fuse in un macrocosmo incredibile eppur vero di aneddoti e vicissitudini correlate all’incontro-scontro fra due differenti culture del vivere, quella occidentale e quella orientale, tradotte nell’escatologia greca e in quella persiana.

ryszard kapuscinskiSembrerà strano in considerazione degli articolati argomenti discussi, eppure In viaggio con Erodoto non è un ginepraio di concetti astrusi, tanto meno il cosiddetto “mattone” o “malloppazzo” da deridere per la sua natura anti-svago: è un romanzo di formazione la cui facile e limpida fruizione garantisce una crescita mentale difficile da raggiungere in sole 252 pagine. In effetti, arrivati alla fine dell’ultimo capitolo, ci si accorge di “essere ancora nelle tenebre, ma circonfusi di luce”.

Questa è la storia di un neolaureato polacco, assunto in una redazione nel secondo dopoguerra per scrivere di attualità e piccoli fatti di cronaca, almeno fino alla fatidica chiamata del destino che lo voleva “oltre la frontiera”, pronto come Erodoto a girare il mondo e a essere totalmente educato da esso, storicamente, socialmente e linguisticamente parlando.

È la storia di un ragazzo inviato come corrispondente estero in contesti duri, distanti e flagellati dal retaggio, India, Cina, Africa, altri mondi, altre dimensioni, microcosmi in cui salvezza e perdizione corrispondono a due facce della stessa medaglia. Kapuściński vola da una meta all’altra e le sue permanenze diventano la ragione di un’esistenza da affiancare ai memorabili insegnamenti del passato, di quelle Storie che il viaggiatore tiene ben strette come si fa con la Bibbia, masterpiece del credente cristiano, opera omnia del predicatore, dell’evangelista antico e moderno.

Antichità e modernità: questo è il punto, la dicotomia che si trasforma in corsa sui binari del tempo, sulla cronologia che si dipana lungo il filo dei millenni. Kapuściński cerca di assimilare le proprie esperienze culturali e sensoriali al pari di un Erodoto estremamente curioso e pignolo nell’annotare la pseudo-quotidianità eletta presto a straordinarietà del nomadismo fisico-intellettuale.

Entrambi muovono i loro passi conoscendo l’ignoto ma con un’abissale differenza: Erodoto porta a compimento la missione di erudire le future generazioni facendo entrare in contatto le due metà del mondo, Kapuściński va invece a ricalcare quelle impronte sanando in parte un vuoto, quello dell’uomo occidentale abituato ad agire nel suo piccolo spazio esercitando un potere datogli dalla certezza della piena antropizzazione. Egli va oltre per puro istinto e volontà di comprendere cosa c’è fuori, al di là del confine imposto dal tempo.

Il viaggio si tramuta in un’entità a se stante, descritta in copertina da un paio di scarpe consumate, quelle scarpe che il Kapuściński bambino aveva necessità di ricomprare nuove per affrontare un inverno rigido e spietato, acquisto che poté permettersi vendendo saponette ai passanti, primo ma non ultimo aneddoto dispensato da chi guarda al futuro non dimenticando di voltarsi indietro a rimirare e riflettere sulle origini.

Le tappe di viaggio corrispondono a un fiorire continuo di scoperte e confronti ma anche a un flusso inesauribile di confessioni, paure, incomprensioni e tentativi di inserirsi in comunità troppo diverse, spesso in balia di autocrazie pericolose che sono antitesi nette di qualsiasi accennata forma di democrazia.

Come spiegare tali divari se non attraverso il risalire la storia fino all’era persiana, a Ciro, a Dario e a Serse, re autoproclamatisi divinità, tiranni, dittatori, potenti per diritto ma uomini di nascita investiti di un potere troppo grande, rovina di se stessi al principio e alla fine? Come non accennare, allora, alla granitica civiltà greca, forte, stoica ma disunita eppure vincente nell’opporsi alla minaccia della conquista persiana, al totalitarismo profuso dalla massa imperiale monarchica e assolutista?

Leggiamo In viaggio con Erodoto, e subito ci ammaliano passi di pregiata letteratura e dichiarazioni che offrono l’immagine veritiera del giornalista:

“[…] il che significa che il suo primo passo era sempre un viaggio. Ma non è forse quello che fanno tutti i reporter, che non pensano ad altro che a partire, e per i quali il viaggio è la ricchezza, la fonte, l’origine di ogni cosa? Solo in viaggio un reporter si sente se stesso e a casa propria.

A Ryszard Kapuściński è stato dedicato un bel film di animazione, Ancora un giorno, diretto nel 2018 da Raul de la Fuerte, pellicola da vedere e citare nei giorni a venire.

Samuele Pasquino

Samuele Pasquino

Laureato in Lettere Moderne e giornalista pubblicista freelance, sono il creatore e direttore responsabile di Recencinema.it, appassionato della Settima Arte e scrittore eclettico.
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