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La ballata solitaria e delirante del Joker

joker balla sulla scalinataC’è un irrefrenabile, inesorabile e inamovibile desiderio di libertà che muove quel corpo esile, quasi disarticolato, finalmente difforme dai canoni estetici imposti dal giogo sociale. Sulle note di Rock ‘n’ Roll Part 2 di Gary Glitter, Arthur Fleck trova se stesso, mal riposto e goffamente celato fino a quel momento.

Eppure no, non è più lui all’interno dell’abito elegante, farsesco e bizzarro sfoggiato con così tanta disinvoltura, la scioltezza disinibita di chi proverbialmente se ne frega, prendendo le distanze da un mondo bieco e scegliendo l’equilibrio del caos e della rivoluzione attraverso il trucco, che non è una maschera ma il volto alternativo del riscatto.

Non è più lui perché ora esiste il Joker, la seconda anima, il ritratto vero e autentico di un ex sbandato, la nuova realtà dell’essere, il superuomo di Nietzsche, il poeta dannato de Les fleurs du Mal Baudelaire, il Kerouac della neonata rielaborazione esistenziale. L’alter ego perdente, Fleck, si è dissolto insieme alla sua vecchia vita, lavando con il sangue della madre e del sicofante amico le macchie dell’afflizione malata che lo rendeva un fallito senza rimedio.

Quella scalinata al 1165 di Shakespeare Avenue nel Bronx

La trasformazione trova sublimazione massima nella ballata solitaria intrapresa sulla scalinata (si trova al 1165 di Shakespeare Avenue nel Bronx, a New York City) che per lungo tempo è stata il suo Calvario, la ridondante salita con i fardelli delle giornate consumate nell’abisso del sopravvivere.

Fleck ha ripetuto quotidianamente la Via Crucis che sanciva la fine della triste parabola fra alba e tramonto, scritta a furia di cartelli presi in faccia, botte subite, scherni sfregianti una personalità ormai scevra di qualunque risorto stimolo ascendente.

Ballo e delirio sulle note di Glitter

Il Joker balla e delira in maniera silenziosa: noi sentiamo in extradiegesi la canzone di Glitter accrescere l’attenzione tutta focalizzata sulla scena più iconica del film di Todd Phillips, ma l’ex Fleck sente il motivo rock ardere dentro come un fuoco indomabile, che sfiata nella sigaretta accesa serrata tra le labbra del danzante, posseduto completamente dalla proiezione trasfigurata di ciò ch’è stato.

Si carica, sballa, sfuria: è il Joker prima della grande tempesta, prima dell’incursione ad effetto nello show nel quale presenterà ufficialmente se stesso vomitando tutta la rabbia repressa sul cinico Murray Franklin.

Joker è semplicemente memorabile, un viaggio nella follia stemperato attraverso una sequenza che riesce nello spazio di poco più di un minuto a cambiare radicalmente i toni, mutando il febbrile estro allegro di Rock ‘n’ Roll Part 2 in una partitura che indica l’incombenza totalitaria del male, la sua vittoria assoluta sulla vittima prescelta per diventare carnefice.

Il momento più drammatico non poteva che essere immortalato ricorrendo allo slow motion, soluzione che ci consente di apprezzare e cogliere tutta l’essenza della futura nemesi di Batman.

Guarda la scena.

Samuele Pasquino

Samuele Pasquino

Laureato in Lettere Moderne e giornalista pubblicista freelance, sono il creatore e direttore responsabile di Recencinema.it, appassionato della Settima Arte e scrittore eclettico.
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