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La feroce invettiva di Monty Brogan: “A fanculo vacci tu!”

confronto allo specchio la 25a oraUno dei film più riusciti di Spike Lee è certamente La 25a ora e non soltanto per l’originalità con la quale viene trattata la vicenda esistenziale del singolo, ma soprattutto per le tante correlazioni che interessano gli sfondi sociale, economico e biblico.

Sensibile alla questione interrazziale in un mondo iperglobalizzato in continuo mutamento, il regista afroamericano non si limita mai all’esaltazione della categoria, immergendola invece in un contesto politico denunciabile per molteplici motivi, in particolar modo per un vizio atavico della società americana, l’integrazione etnica falsata dal latente concetto di “ghettizzazione“.

Ne La 25a ora il cineasta riversa sul grande schermo tutta la rabbia e lo sgomento della popolazione statunitense, i cui principi identitari e liberali vengono messi a dura prova dall’attentato alle Torri Gemelle, compiuto l’11 settembre 2001, cioè l’anno prima del concepimento effettivo della pellicola.

Il complessivo smarrimento dell’uomo medio confluisce nella parabola caduca del protagonista Montgomery Brogan (un perfetto Edward Norton), un figlio d’Irlanda adottato da una città, New York, ch’è il centro di un mondo plasmato dalla violenza e dalla degenerazione umana.

Quest’uomo ne subisce fascino e lusinghe a tal punto da farsi sordidamente avviluppare dal malaffare urbano, elemento che lo porterà a commettere molti errori la cui conseguenza si traduce nell’imminente esecuzione della condanna a 7 anni di detenzione in una prigione-inferno.

La sera prima del fatidico giorno, l’antieroe metropolitano arriva alla resa dei conti con la propria coscienza in un confronto che lo vede assalito verbalmente dalla sua immagine allo specchio nel bagno di un night club: il suo subconscio si manifesta rivelandosi una dimenante serpe in grado di sputare veleno su tutto in una vera e propria invettiva contro la Grande Mela, ormai invasa da etnie insinuatesi subdolamente e dominata da padroni in giacca e cravatta pronti a farsi adulare da inconsapevoli subalterni.

Attraverso la spiazzante e piuttosto volgare loquacità di Brogan, o meglio del suo alter ego dietro lo specchio, Spike Lee si fa portatore di un disprezzo collettivo esercitato nei confronti dell’intercultura ma anche della classe dirigente, per poi culminare in un attacco contro l’istituzione per eccellenza, la Chiesa, e il suo fondatore, Gesù Cristo.

L’invettiva nasce da uno sconforto legato allo straniamento improvviso che priva l’animale metropolitano di ogni punto di riferimento, spazzato via dall’operato truce di Osama Bin Laden e Al Qaeda. In fondo, però, si è consci del fatto che il male nasce da dentro e c’è sempre stato, lasciato colpevolmente germogliare fino alla maturazione dei voluttuosi quanto pericolosi frutti, colti nell’illusione della normalità.

Quella di Monty corrisponde a un’anima rabbuiata dalla certezza finale di aver sbagliato senza appello, tanto che l’epilogo del proprio colorito monologo gli riconosce una colpa unica che non può essere attribuita a null’altro.

A fanculo vacci tu… tu e tutta questa merda di città e di chi ci abita.

In culo ai mendicanti che mi chiedono soldi e che mi ridono alle spalle;

in culo ai lavavetri che mi sporcano il vetro pulito della macchina;

in culo ai sikh e ai pakistani che vanno per le strade a palla con i loro taxi decrepiti, puzzano di curry da tutti i pori, mi mandano in paranoia le narici, aspiranti terroristi… e rallentate, cazzo;

in culo ai ragazzi di Chelsea con il torace depilato e i bicipiti pompati, che se lo succhiano a vicenda nei miei parchi e te lo sbattono in faccia sul Gay Channel;

in culo ai bottegai coreani con le loro piramidi di frutta troppo cara e con i loro fiori avvolti nella plastica… sono qui da dieci anni e non sanno ancora mettere due parole insieme;

in culo ai russi di Brighton Beach, mafiosi e violenti, seduti nei bar a sorseggiare il loro tè con una zolletta di zucchero tra i denti, imbrogliano e cospirano… tornatevene da dove cazzo siete venuti;

in culo agli ebrei ortodossi che mi vanno su e giù per la 47a nei loro soprabiti imbiancati di forfora a vendere diamanti del Sudafrica dell’Apartheid;

in culo agli agenti di borsa di Wall Street che pensano di essere i padroni dell’universo… quei figli di puttana si sentono come Michael Douglas/Gordon Gekko e pensano a nuovi modi per derubare la povera gente che lavora… sbattete dentro quegli stronzi della Herrol a marcire per tutta la vita… e Bush e Cheney non sapevano niente di quel casinò? Ma fatemi quel cazzo di piacere!

In culo alla Tyco, alla ImClone, all’Adelphia, alla WordsCom;

in culo ai portoricani, venti in una macchina, che fanno crescere le spese dell’assistenza sociale; e non fatemi parlare di quei pipponi dei domenicani… al loro confronto i domenicani sono proprio dei fenomeni;

in culo agli italiani di Bensonhurst, con i loro capelli impomatati, le loro tute di nylon, le loro medagliette di Sant’Antonio, che agitano la loro mazza da baseball firmata Jason Jumby sperando in un’audizione de ‘I Soprano’;

in culo alle signore dell’Upper East Side con i loro foulard di Hermes, con i loro carciofi di Balducci da 50 dollari, con le loro facce pompate di silicone, truccate, laccate e liftate… non riuscite a ingannare nessuno, vecchie befane;

in culo ai negri di Harlem, non passano mai la palla, non vogliono giocare in difesa, fanno cinque passi per arrivare sotto canestro, poi si girano e danno la colpa al razzismo dei bianchi… la schiavitù è finita 137 anni fa e muovete le chiappe, è ora;

in culo ai poliziotti corrotti che impalano i poveri cristi e li crivellano con 41 proiettili, nascosti dietro il loro muro di omertà… avete tradito la nostra fiducia;

in culo ai preti che mettono le mani nei pantaloni di bambini innocenti, e in culo alla Chiesa che li protegge non liberandoci dal male, e dato che ci siamo ci metto anche Gesù Cristo… se l’è cavata con poco, un giorno sulla croce, un weekend all’Inferno e poi gli alleluja degli angeli per il resto dell’eternità… provi a passare 7 anni nel carcere di Otisville;

in culo a Osama Bin Laden, a Al Qaeda e a quei cavernicoli retrogradi dei fondamentalisti retrogradi di tutto il mondo… in nome delle migliaia di innocenti assassinati, vi auguro di passare il resto dell’eternità con le vostre 72 puttane ad arrostire a fuoco lento all’Inferno… stronzi cammellieri con l’asciugamano in testa, baciate le mie nobili palle irlandesi;

in culo a Jacob Elinsky, lamentoso e scontento;

in culo a Francis Slaughtery, il mio migliore amico, che mi giudica con gli occhi incollati alle chiappe della mia ragazza;

in culo a Naturelle Riviera, le ho dato la mia fiducia e mi ha pugnalato alla schiena, mi ha venduto alla polizia, maledetta puttana!

In culo a mio padre, con il suo insanabile dolore, beve acqua minerale dietro il banco del suo bar, vendendo whisky ai pompieri inneggiando ai Bronx Bombers;

in culo a questa città e a chi ci abita, dalle casette a schiera di Astoria agli edifici di Park Avenue, dalle case popolari del Bronx ai loft di Soho, dai palazzoni di Alphabet City alle case di pietra di Park Row e a quelle a due piani di Staten Island, che un terremoto la faccia crollare, che gli incendi la distruggano, che bruci fino a diventare cenere e che le acque si sollevino e sommergano questa fogna infestata dai topi.

No, in culo a te, Montgomery Brogan, avevi tutto e l’hai buttato via, brutta testa di cazzo!

Guarda la scena

Samuele Pasquino

Samuele Pasquino

Laureato in Lettere Moderne e giornalista pubblicista freelance, sono il creatore e direttore responsabile di Recencinema.it, appassionato della Settima Arte e scrittore eclettico.
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