- Cinefocus, Food & Movie

La panna cotta, il dessert che sfida “la fossa”

piattaforma imbanditaUna grande cucina è in fermento, operosa nella propria qualificante frenesia tecnica, foriera di vapori acquei, friggiture, fornelli accesi, cuochi, mezzi cuochi, executive che si fanno largo organizzando le linee al suono di pentole e coperchi, mestoli, forni accesi, ribollii continui.

Prendiamo fiato dopo questa lunga sintassi ch’è riflesso diretto di quanto succede là, al piano zero, la cima industriosa della fossa protagonista assoluta de Il Buco.

Il film di Galder Gaztelu-Urrutia – fenomeno Netflix evinto da quel cinema spagnolo sempre pronto a stupirci – fa della materia enogastronomica l’unica sfuggevole ragione di vita per i detenuti di una prigione atipica, divisa in 333 piani raggiunti ciascuno da una speciale piattaforma dall’effimera natura. Sopra di essa leccornie e cibanze di ogni tipo, che dall’alto percorre l’intera fossa fino ai bassifondi svuotandosi ben prima di raggiungere il 100° livello.

maitre cucinaDel culinario ben di Dio chi sta su non soltanto consuma, ma abusa affondando le mani nella pasta, portandosi alla bocca quanto gli è umanamente possibile calpestando la tavola imbandita, come se volesse marcare il territorio senza alcun criterio per i prossimi commensali. Più che la fame, molto più impellente per chi attende nei sottolivelli, è il vizio a venir soddisfatto, tanto che vino e liquori sono i primi a esaurirsi.

Fra le bontà create e impiattate nella “cucina universale” (ha infatti la capacità di inscrivere qualunque genere alimentare nel menù, dalla carne al pesce, dalla verdura alla frutta, uova e legumi) figurano persino le lumache. Ne va matto l’ultimo arrivato, Goreng, che dichiara di amare più di tutto le escargot à la bourguignonne, eccellenza francese gourmet, figlio della nouvelle cuisine transalpina.

Eppure sembra non essere questo il vero gioiello della piattaforma. Il suggello della ricca offerta deve necessariamente incontrare i gusti di tutti, qualcosa che non ha la benché minima speranza di superare più di 10 o al massimo 15 piani.

panna cottaSi tratta di un dessert che unisce densità, morbidezza, consistenza gelatinosa, colore e l’elegante presenza del piatto rivisitabile ma di chiara identità. Signore e signori, ecco sua maestà la panna cotta, dolce richiestissimo e dunque immancabile in qualunque ristorante che si rispetti. La sua delicatezza è pari a quella che contraddistingue un neonato.

Per tale motivo la portata viene affidata a Baharat, ovvero per essere protetta, tutelata, difesa a costo della vita. Non bisogna cedere alla tentazione e mandare invece un messaggio forte, dimostrare che la natura umana può ancora affrancarsi dalla materialità e imboccare la via della catarsi.

È ciò che si prova gustando uno dei dolci al cucchiaio più conosciuti e apprezzati nel mondo, nato nelle Langhe piemontesi a inizio ‘900. Facile da preparare e di semplice composizione, si avvale di soli quattro ingredienti. Le quantità sotto indicate bastano per 4 stampini da ca. 150 ml:

Panna fresca liquida 500 ml.

1 baccello di vaniglia

8 gr. di gelatina in fogli

80 gr. di zucchero

La pellicola si riserva di ometterne la ricetta ma dà una preziosa indicazione in merito al risultato. Servita su un vassoio di vetro, il dessert si presenta di consistenza budinosa, di color bianco vivo, guarnito con frutti di bosco, salsa di mirtillo e una scaglia di cioccolato bianco.

La sua degustazione si accompagna alla croccantezza di due cialde bicrome biscottate. Sarà un pezzo di paradiso disceso dal cielo per redimere l’istinto incontrollabile delle belve? Lo sguardo ascendente del maitre ha indubbiamente un valore affermativo.

Samuele Pasquino

Samuele Pasquino

Laureato in Lettere Moderne e giornalista pubblicista freelance, sono il creatore e direttore responsabile di Recencinema.it, appassionato della Settima Arte e scrittore eclettico.
Leggi tutti gli articoli di Samuele Pasquino

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *