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L’ultimo incontro con Lucia

livia rossi e antonio albanese l'intrepidoLa titolarità dell’addio è in qualche modo sempre e comunque investita di un’aura pesantemente malinconica e vorremmo poter dire anche romantica.

In effetti in alcuni casi amore e poesia permeano quel momento in cui avviene una separazione di strade, di destini, di fati, un allontanamento che spesso e (mal)volentieri sa di definitivo perché… si dice sia la vita che va come deve andare.

Quando, però, Antonio rivede la sua amica Lucia, egli non è consapevole del fatto che quella sarà l’ultima volta, l’ultimo incontro, l’ultimo incrocio di sguardi e parole.

Proprio le parole sembrano voler fortemente presagire e condizionare quanto avverrà dopo, una tragedia che si consuma all’ombra di un fuoricampo raccontato dalla fredda cronaca delle news stampate su un giornale, sostenuto dalle mani tremanti e impermeabilizzate dello Charlot del Terzo Millennio.

Fame, presagio e disagio

I due si rivedono dopo giorni d’astinenza comunicativa in un bar anonimo, fanno colazione e la donna è intenta a divorare letteralmente con avidi morsi un toast caldo, mentre Antonio la osserva:

A:Hai fame, è una cosa buona!

L:La fame è una brutta cosa, l’appetito invece aiuta!

Una risposta repentina, che spiazza, che disorienta e rivela tutto il disagio di una ragazza apparentemente come tante ma schiacciata dal peso di un’eterna insoddisfazione, di una tristezza che non intende abbandonarla, tanto meno in un’uggiosa giornata avente l’impietoso compito d’incorniciare una sopraggiunta depressione esistenziale.

Antonio è un “rimpiazzo eccellente” che affronta la precarietà quotidiana con l’acuminato pungolo dell’entusiasmo e dell’ottimismo.

Lucia, contrariamente a lui, vive lo scompenso sociale con l’irresistibile desiderio di isolamento, proprio quella pulsione malsana che la condurrà alla morte, al suicidio ch’è la più brutta delle morti perché proviene dall’interno distruggendo passato, presente e futuro, annullando un’identità che ha fallito il più ambito traguardo, la normalità.

Il drammatico passo è preceduto da un gesto violento (Lucia fa cadere piatti e bicchieri) e da inquietanti segnali dialogici che sfociano in una rabbia non voluta, in una sordida richiesta di aiuto:

A:Io ti vorrei aiutare, per quello che posso…

L:Tu mi stai già aiutando.

Il capitolo finale di Lucia

Siamo lontani dallo scambio di battute in biblioteca, dalla voglia dei due di conoscersi meglio, di ridere, scherzare con l’autore dal nome impronunciabile. Questo è per Lucia il capitolo finale di un percorso d’idoneità mancata, volta così pagina bruscamente, e dopo… solo fogli bianchi in cui lei non compare più.

Antonio legge di quella scomparsa nel freddo mercato del pesce dove egli si ritrova a svolgere in notturna l’ennesima improvvisata mansione, tentenna, il suo sguardo si pietrifica, le gambe cedono costringendolo a sedersi. Scopre l’appartenenza dell’amica a una famiglia altolocata di Milano, così scopre anche quanto la vita a volte sia sardonica e beffarda.

Il racconto umano de L’intrepido

Nel suo L’intrepido, Gianni Amelio ci racconta attraverso le splendide interpretazioni di Antonio Albanese e Livia Rossi che gli uomini non sono tutti uguali, che uno degli imbarazzi maggiori sta nel trovarsi fuori posto anche quando si ricerca l’ordine e la stabilità, ma soprattutto che speranza e disarmo delle ambizioni sovente viaggiano insieme.

Lottano con esito incerto e sopravvivono, un po’ l’una, un po’ l’altro, lungo la strada dove gli intrepidi camminano fra le solitudini di una città cinica e perversa, indifferente ai dolori e alle sofferenze di chi la popola.

Samuele Pasquino

Samuele Pasquino

Laureato in Lettere Moderne e giornalista pubblicista freelance, sono il creatore e direttore responsabile di Recencinema.it, appassionato della Settima Arte e scrittore eclettico.
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