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Max Cohen, l’Icaro della matematica

max cohenLa saga degli overreacher di Darren Aronofsky inizia con questo bianco e nero di fine anni novanta: Pi Greco – Il teorema del delirio.

Max Cohen è un matematico che fa dei propri tentativi di predire l’andamento della borsa attraverso la matematica il fine ultimo della sua esistenza, in un’avventura che gli farà prendere coscienza della finitezza delle potenzialità umane.

Vive secondo un credo fatto di principi numerici che lo allontanano dalla realtà, dai quali non riesce a svincolarsi: la sua tracotanza sta nel voler a tutti i costi ingabbiare ogni cosa e cristallizzare lo scorrere della vita in uno schema rigido e astratto. Una pulsione a spingersi troppo in alto efficacemente resa attraverso la metafora di Icaro.

Il protagonista, infatti, nelle sue “note personali” allude spesso a un episodio della sua infanzia. A sei anni, noncurante delle raccomandazioni della madre, Max decide di fissare il sole dritto negli occhi. Avvicinarsi troppo alla grande stella, volare fino al limite del disfarsi delle proprie ali: un’esperienza lacerante e lesiva, che egli tuttavia interpreta come un’illuminazione.

pi greco - il teorema del delirioUn’altra sequenza del film ci mostra invece un uccello di plastica lanciato come un aeroplanino che vola in tondo, simboleggiando il desiderio di rivalsa di questo genio non comune, ma anche i rischi connessi al voler fare come Icaro.

La stessa duplicità si riscontra nelle allucinazioni di cui l’uomo soffre: agenti di borsa ed ebrei ortodossi prodotti dalla sua mente sono suoi interlocutori costanti. I primi rappresentano la proiezione del suo desiderio di superarsi e ottenere il riconoscimento professionale che ancora non ha.

L’allucinazione dello studioso della Torah, invece, è un avvertimento inconscio del rischio di perdere la lucidità, che condurrebbe alla sua degenerazione da matematico geniale a numerologo disumanizzato. Max diventa eroe tracotante nel momento in cui abdica alla ragione per inseguire il suo folle progetto.

Ma il confine tra progetto e mania è labile, ed egli scivola inconsapevolmente nella seconda dimensione. I numeri che si ripetono, la forma della spirale che si manifesta sempre uguale nel fumo di una sigaretta, così come nella panna versata nel caffè, spie e fotografi che lo pedinano. Max non vede altro, è arrivato sull’orlo di un precipizio.

max cohen allo specchioIn questo momento, in cui sarebbe saggio arrestarsi, l’eroe pecca di hybris e si affaccia con entusiasmo a questo precipizio. Egli stesso dichiara di amare questo limite, che per lui è una “porta” da oltrepassare: è sufficiente oliare il cervello e farlo correre incontro all’illuminazione necessaria al coronamento del proprio ideale.

Ambivalente, se non addirittura ambigua, è la conclusione del film. Con un atto di autolesionismo, Max si trapana una tempia, con la conseguente perdita di alcune facoltà mentali, in primis del suo talento matematico. Rinunciare al genio come unico modo per non morire.

Il gesto estremo, contrariamente alle aspettative, non mira all’andare oltre, ma a ristabilire un equilibrio “al di qua” del limite. In questo finale dai toni pirandelliani vediamo un uomo ordinario, immerso nel flusso di una natura che ora non tenta più di ingabbiare, ma che anzi contempla abbandonandosi ai suoi ritmi.

L’eroe non alza più gli occhi al cielo per guardare fisso il sole: i suoi occhi cercano i rami delle piante mossi dal vento e per la prima volta vediamo un sorriso nascergli sulle labbra.

Giulia Salvadori

Giulia Salvadori

Nata nel 1988, lavoro a Milano, città che amo, ma dalla quale ogni tanto ho bisogno di evadere! Le mie passioni più grandi? Il cinema, la cucina e il vino. Dopo una breve esperienza per la tv nell'ambito della redazione, ora mi occupo di comunicazione e marketing, ma non smetto di inseguire quello che è il mio sogno più grande: "scrivere di cinema".
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