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Melvin Udall

melvin udall in qualcosa è cambiatoNella realtà alcune malattie, specialmente di natura psichica, nascono, agiscono e inducono al progressivo tracollo dell’individuo per il solo fatto di essere sottovalutate, biasimate o crudelmente demonizzate dalla società. Quest’ultima non ammette imperfezioni emarginando senza appello.

Nella finzione cinematografica la stranezza è divenuta nel tempo un elemento sul quale riflettere con i tratti della commedia, amara o esilarante che sia. Nel caso di Qualcosa è cambiato, diretto nel 1997 da James L. Brooks e interpretato da uno straordinario Jack Nicholson, i toni appaiono decisamente eterogenei. Si ride e ci si commuove, si attivano le sinapsi e ci si rilassa.

Al centro di tutti questi atteggiamenti sussiste un personaggio ch’è tale nel vero senso della parola, Melvin Udall. Regia e sceneggiatura lavorano all’unisono per metterlo letteralmente a nudo, adattarlo alle scene e disadattarlo alle consuetudini per lanciarlo in un’iperbole di situazioni dapprima cicliche e in seguito paraboliche (citando due enti geometrici di riconosciuta efficacia discorsiva).

melvin e le posate di plasticaMelvin è uno scrittore di romanzi rosa sulla cinquantina, affascinante, ricco (i suoi 62 libri corrispondono a successi editoriali inauditi), ispirato ma con un piccolo problema: è affetto da turbe ossessivo coattive che ne condizionano terribilmente l’esistenza in ogni aspetto e in qualunque momento.

Gli ormai radicati schemi mentali lo portano a eseguire rituali quotidiani preposti a evitare stati d’ansia e panico, esacerbando però il rapporto con la società e, più in generale, con il mondo esterno. Inoltre risulta invaso da manie al limite dell’immaginazione, eppur reali.

Apre e chiude a chiave la porta d’ingresso per cinque volte e con egual frequenza accende e spegne le luci delle camere. E’ un autentico maniaco della pulizia, ipocondriaco (anche se non a livelli preoccupanti), tanto da possedere un armadietto in bagno ricolmo di saponette confezionate, una per ogni lavaggio mani con acqua molto calda.

Nell’abitazione, nonché spazio lavorativo, vige l’ordine assoluto, con un posto per ogni cosa e ogni cosa al suo posto. In un’inquadratura in movimento si scorge una grande quantità di vinili perfettamente allineati e catalogati, accostati a CD e cassette. Vicino alla scrivania si possono notare molteplici bottigliette di minerale disposte a file, e in frigo ogni barattolo e cibo precotto ha una sua collocazione funzionale.

melvin udall e le saponetteSe in casa tutto è facilmente tenuto sotto controllo, in strada le condizioni sembrano un tantino diverse. Melvin acuisce timori e paure, cammina evitando di calpestare fughe o crepe presenti sul marciapiede, sfuggendo ancor più da pavimenti che presentano troppe linee o motivi geometrici. Odia il contatto fisico, resse e assembramenti.

Queste “caratteristiche”, unite al fatto di essere razzista, cinico, sprezzante, omofobo e misogino, lo rendono un individuo detestabile, irritante e alquanto sgradevole. Il metodico Melvin si concede un raggio d’azione spaziale piuttosto ridotto, frequentando la casa editrice per la quale lavora e la tavola calda in cui si reca a pranzare sempre alla stessa ora, servito dalla stessa cameriera (per le altre è un vero e proprio terrore), sempre al medesimo tavolo.

La gente che parla per metafore dovrebbe farmi uno shampoo allo scroto!” – così si rivolge a una coppia di innamorati che occupa impunemente il suo posto, causandone la fuga a seguito di altre impietose provocazioni. L’unica a regger bene le manie di quest’uomo complessato è Carol Connelly, a cui non importa che Melvin si porti posate di plastica da casa e ordini sempre lo stesso pasto, ovvero 3 uova poco cotte, 2 salsicce, 6 fettine di pancetta e patatine fritte, un paio di crepes, caffè con panna e dolcificante.

melvin e verdellUna volta rientrato nel loco abitativo, Melvin torna ad avere a che fare con gli inquilini che non può soffrire, cioè il vicino di casa – l’artista omosessuale Simon – il di lui compagno di colore e l’amato cane Verdell, degno rappresentante del cinema a quattro zampe.

La vita, tuttavia, riserva delle sorprese persino a un fissato della routine come il signor Udall, che si ritrova in casa proprio il dolce canide, orfano temporaneo del suo padrone, aggredito da alcuni ladri.

L’animale, sebbene docile e mansueto, corrisponde a una scomoda variante per la quale arriva, però, a provare un inaspettato affetto dopo essere accondisceso a più di un compromesso. Per indurre Verdell a mangiare, Melvin gli suona il pianoforte cantando con voce melodica “Always look on the bright side of life”.

Entra in crisi quando Simon torna a riprenderselo, scoprendosi per la prima volta vulnerabile sotto il profilo sentimentale. Ma il duro scrittore sente sempre il bisogno di rifarsi e tornare a macinare cattiveria. Quando un’ammiratrice gli chiede come faccia a descrivere le donne così bene, lui, aggrottando la fronte con aria meschina, le risponde: “Penso a un uomo e gli tolgo razionalità e affidabilità!”.

melvin al lavoro con verdellSembrerebbe il solito Melvin, ma ormai “qualcosa è cambiato”: la cameriera preferita, Carol, pensa di abbandonare il lavoro per seguire il figlio malato, così lo scrittore trova subito la soluzione, e cioè far intervenire un ottimo medico (il marito della sua editrice) accollandosi tutte le spese.

Un atto d’amore? Forse, salvo poi giustificare il gesto dichiarando la volontà di riavere la donna ai tavoli per servirlo. Il meccanismo della commedia ormai si è messo in moto e, fra qualche altra curiosa mania (prima di indossare le scarpe deve toccare tre volte terra con la punta dei piedi sia a sinistra che a destra), comincia ad agire la profonda ma repressa emotività positiva del protagonista.

E’ durante il viaggio per accompagnare Simon a Baltimora dai genitori che l’animo nobile di Melvin inizia ad affiorare. Il suo obiettivo resta la bella Carol, visibilmente attratta da lui ma al contempo disorientata dalla goffaggine dell’uomo intento a sedurla in qualche modo.

Egli è capace di partorire frasi di un’intensità disarmante – “Mi fai venire voglia di essere un uomo migliore!” – per poi farsi prendere da un’insana voglia di riequilibrare il proprio cinismo cadendo nell’imbarazzante. Insomma, Melvin affronta paradossi in qualità di enigmatico ossimoro vivente: odia Verdell e poi lo ospita in casa, detesta il vicino Simon a tal punto da prenderlo con sé, infine s’innamora perdutamente abbandonando ogni atteggiamento misogino, fino a diventare quasi una persona normale.

O non così tanto, perché “qualcosa è (veramente) cambiato”, e lui lo sa.

Samuele Pasquino

Samuele Pasquino

Laureato in Lettere Moderne e giornalista pubblicista freelance, sono il creatore e direttore responsabile di Recencinema.it, appassionato della Settima Arte e scrittore eclettico.
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