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Mi chiamo Matteo Moretti e sono un luogo comune

Tratto dal romanzo omonimo di Antonio Incorvaia e Alessandro Rimassa, Generazione 1.000 euro è un film del 2009 diretto da Massimo Venier con protagonisti Alessandro Tiberi, Valentina Lodovini, Carolina Crescentini e Francesco Mandelli.

Trama di Generazione 1.000 euro

Matteo è un trentenne laureato con un gran talento per la matematica, eppure riesce a stento a pagare l’affitto, ha un contratto in scadenza e una fidanzata che decide di punto in bianco di lasciarlo. La sua vita sembra essere un totale fallimento e una continua lotta, ma l’arrivo di Beatrice, una nuova coinquilina che aspira a diventare insegnante, e di Angelica, nuovo capo del marketing nell’ufficio in cui lavora, metteranno tutto in discussione tanto da costringere Matteo a fare i conti con il futuro e a prendere delle decisioni.

Matteo, un giovane non giovanissimo

matteo morettiNella prima sequenza del film Matteo si identifica, mentre la scena corre su un tipico inizio di giornata milanese: pioggia battente, motorino che non parte, viaggio in un vagone metro soffocante, corsa per arrivare in ufficio, ultima sistematina per non sembrare un cencio già alle nove del mattino.

Matteo è uno come tanti, un giovane non giovanissimo ma nemmeno maturo, che deve vedersela con i piccoli problemi quotidiani, come pagare l’affitto, cercare di rendere felice una fidanzata ormai annoiata dalla monotonia del rapporto di coppia, condividere con i coinquilini gli imprevisti di un appartamento in pessime condizioni; il tutto farcito da otto e più ore di lavoro in un posto diverso rispetto a quello che sognava ai tempi universitari, per un’azienda che pretende eccellenza e rendimento per mille euro al mese.

Il monologo di Matteo Moretti

Ai coetanei di Matteo, o quanto meno alla maggior parte, la sua condizione appare familiare: fortunata dal punto di vista di chi un lavoro non ce l’ha, ma insopportabile per chi invece la vive giorno per giorno. Matteo, però, è riuscito a trovare un escamotage per sopravvivere nella giungla milanese, ovvero non credere né nei sogni né nella realtà, guardando la vita scorrere come un film e lasciando ad altri il compito di recensire lo spettacolo:

“Il mio nome è Matteo Moretti e sono un luogo comune. Avete presente quei giovani, non più così giovani, di cui ogni tanto parlano in TV scuotendo la testa con rassegnazione? Ecco, quei giovani sono io. Guadagno mille euro al mese per fare un lavoro che non mi piace in un’azienda a cui non piaccio io, e tutti non fanno altro che ripetermi quanto sono fortunato.

Non so se mi rinnoveranno il contratto, non so dove sarò tra sei mesi, non so quale sarà il mio futuro, non so niente di niente. È un po’ come se fossi il personaggio minore di un videogioco non tanto bello, quello che faccio lo decide qualcuno che non sono io. L’unico lusso che mi concedo è non solo non credere nei sogni, ma non credere neppure nella realtà.

È semplice e ti rende possibile sopravvivere: quello che mi succede non mi riguarda, tutto qua”.

Guarda la scena.

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