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Mina e Antonioni: suoni e immagini di una crisi

mina e antonioni foto chiara samugheoLui, il cineasta che con la macchina da presa ha registrato la noia esistenziale, la crisi dei rapporti interpersonali, la perdita dei punti fissi. Lei, l’artista che ha cantato la fisionomia di una nuova identità femminile.

La donna sottomessa che non può far altro che “ringraziare per i fiori” (alla maniera della melodica Nilla Pizzi) ha lasciato spazio a una personalità complessa, consapevole della propria indipendenza rispetto all’uomo amato, con cui a volte dovrà combattere.

Stiamo parlando di Michelangelo Antonioni e Mina Mazzini (immortalati nella prima foto a sinistra dalla fotografa Chiara Samugheo), entrambi portavoce del cambiamento della società che si sviluppa di pari passo con l’uscita dell’Italia dal miracolo economico degli anni Sessanta.

Un cambiamento che porta con sé la crisi insita in ogni momento di transizione. Può trattarsi di un caso o può essere questa comunanza il motivo principale che ha condotto il regista ferrarese a eleggere Mina quale interprete privilegiata della colonna sonora della sua “tetralogia dei sentimenti”.

monica vitti e gabriele ferzettiSiamo in una stanza d’albergo e una bellissima Monica Vitti nei panni di Claudia (L’avventura, 1960) si prepara per uscire col compagno cantando sulle note di Mai. Ne canta le parole intanto che si infila l’autoreggente, intanto che salta per la stanza e anche all’arrivo del suo uomo, Sandro (Gabriele Ferzetti), che la esorta a vestirsi in fretta senza dedicarle attenzione.

La canzone, di per sé struggente, viene intonata in modo scanzonato, come per gioco di una donna che finora vede solo il lato spensierato dell’amore. “Mai ti lascerò… non ti perderò… coi miei baci ti riprenderò…”: quando Mina canta, Claudia è ancora candidamente ignara delle dinamiche della sua relazione.

alain delon e monica vittiMa quando la canzone cantata per attirare Sandro termina, con essa terminano anche l’ottimismo e le certezze della donna che rimane sola, realizzando che l’uomo che le sta accanto non la ama. Mai ne L’avventura scandisce un’importante tappa dell’educazione sentimentale della protagonista.

Con L’eclisse (1962) il percorso di sradicamento dell’individuo si fa più enfatizzato. Di fronte a questo crescendo concettuale, Antonioni ingaggia ancora una volta Mina, che apre il film con Eclisse twist nei titoli di testa, dando il via a un intreccio tra sesso e incomunicabilità, che cupamente percorrerà tutta la vicenda. Pochi vocaboli ma incisivi per calare lo spettatore nel pessimismo tipico dell’estetica antonioniana.

Le nuvole e la luna
ispirano gli amanti
Sì, ma per tanti,
compreso me,
è biologico,
il vero amore
è zoologico
fin dentro al cuor.

A tutti piacerebbe essere incantati dalle nuvole e dalla luna, immagini romantiche per antonomasia. Ma queste altro non sono che l’immaginazione vana di un amore da fiaba, per amanti illusi. La vera relazione d’amore è biologica, è una mera attitudine comportamentale, comprensibile più con l’etologia che con il cuore.

E’ istintuale sul piano fisico, asettico sul piano dei sentimenti: in questo senso possiamo assimilare l’amore a qualcosa di animale. Non stupisce che un artista dai gusti raffinati come Antonioni abbia optato per la vocalità della Tigre di Cremona per accompagnare le sue opere.

Sebbene siano due personalità forti e uniche nel loro genere, sul lato professionale non sono solo perfettamente conciliabili, ma costituiscono un binomio assolutamente vincente.

Giulia Salvadori

Giulia Salvadori

Nata nel 1988, lavoro a Milano, città che amo, ma dalla quale ogni tanto ho bisogno di evadere! Le mie passioni più grandi? Il cinema, la cucina e il vino. Dopo una breve esperienza per la tv nell'ambito della redazione, ora mi occupo di comunicazione e marketing, ma non smetto di inseguire quello che è il mio sogno più grande: "scrivere di cinema".
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