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Starship Troopers: perché alla guerra si è sempre impreparati

Starship Troopers – Fanteria dello spazio, film fanta-action, gasatissimo, sulla scia degli ingenui spettacoli anni ’80 (ma è del 1997) e… antimilitarista.

Potrebbe sembrare strano, anzi un colossale abbaglio se non fosse che a dichiararlo fu all’epoca lo stesso Paul Verhoeven, il quale spiegò poi nel commento audio dell’edizione DVD di aver volutamente realizzato una pellicola critica nei confronti della politica statunitense e della sua “tendenza a usare il potere e la violenza contro tutti gli obiettori”.

Un aspro dissenso che scava in realtà tra le maglie larghe della storia, puntando il dito sulle dinamiche di preparazione di ogni conflitto si sia verificato nel XX secolo (con riferimento dunque alle cosiddette “guerre contemporanee”). La domanda è una: si è veramente pronti a una guerra, a pagarne le conseguenze, a sacrificare uomini e mezzi, a investire anni in un’operazione che alla fine porta all’economia e alla stabilità sociale di ciascun paese coinvolto l’acredine dell’immane disastro? Che si vinca o si perda, ci si ferisce.

Ci accorgiamo allora, secondo più profonda lettura, che Starship Troopers conserva nella propria logica quasi videoludica da sparatutto esasperato un’invettiva chiara, dura e incontestabile.

Il servizio garantisce la cittadinanza

fanteria dello spazioCome avvenne nel periodo fascista e, compiendo un salto notevole, negli anni del Vietnam, il governo colonialista messo in piedi da Verhoeven recluta giovani desiderosi di mettersi in mostra, di fare a gara a chi abbatte più aracnidi, di provare l’ebbrezza del comando.

Il servizio garantisce la cittadinanza” – è lo slogan promosso continuamente per attrarre l’ambizione dei più baldanzosi, aspiranti guerrieri, e funziona, funziona alla grande al pari dei proclami di Mussolini e dello zio Tom quando, indice ben diretto, campeggiava con il cubitale “I want you!” sui manifesti affissi in ogni angolo della nazione a stelle e strisce.

Le guerre nella storia contemporanea: errori e caduti

starship troopersTorniamo alla storia, quella vera, che utilizzava la celluloide a fini esclusivamente propagandistici. Dati alla mano, i soldati italiani caduti nel corso della Prima Guerra Mondiale furono 651.000 mentre nella successiva se ne calcolarono complessivamente 319.207. Perdite da imputare per buona parte a tattiche militari errate, equipaggiamenti approssimativi e una potenza di fuoco esigua in rapporto alla reale necessità.

L’insensata campagna in Vietnam costò invece agli Stati Uniti d’America oltre 58.000 vite, 153.000 feriti (traumatizzati e mutilati) e quasi 150 miliardi di dollari. In questo caso l’esercito invasore non peccò certo in logistica e armamenti bensì in manovre azzardate in una terra difesa con le unghie e con i denti dai famigerati vietcong, così chiamati in maniera dispregiativa dagli occupanti.

Starship Troopers: un riassunto dei fallimenti bellici dell’umanità

navi spaziali starship troopersEbbene, Starship Troopers riassume i grandi fallimenti bellici dell’umanità rievocandoli sotto una luce più futuristica ma non meno eloquente. Assistiamo ad autentiche carneficine e a una guerra di conquista condotta compiendo errori a raffica, errori sia di pianificazione che di valutazione, ma altresì in termini di ingaggio e penetrazione territoriale.

Tutto però ha inizio con un addestramento improntato su uno scontro soldato vs soldato anziché soldato vs alieno, quindi non idoneo allo scopo.

Inadeguatezza di mezzi

Klendathu è la Caporetto di turno: la fanteria si riversa sul pianeta constatando una grave inadeguatezza di mezzi. Gli aracnidi risultano più forti di quanto si era pensato, tanto che per abbatterne uno occorre quasi un intero caricatore (avete contato quante munizioni vengono spese? No? Auguri!).

Scorretta disposizione delle navi spaziali

Vediamo inoltre le navi spaziali della federazione avvicinarsi in formazione stretta e non distanziata, facili bersagli della “contraerea” aliena. La comandante della nave guidata da Carmen e Zander grida: “Qualcuno ha commesso un errore” – ribadendo a breve tempo – “Qualcuno ha commesso un grave errore, dannazione!”.

Una mattanza

operazione di soccorso pianeta pÈ una mattanza e i soldati devono ritirarsi con la coda (e l’orgoglio) fra le gambe, lasciando sul terreno corpi smembrati e laghi rossastri. Con i leoni di Rasczak la solfa non cambia, perché nel corso dell’operazione di soccorso sul pianeta P vengono prima assediati in un avamposto precedentemente assaltato dagli insetti e successivamente soverchiati da migliaia di aracnidi.

Insomma, un disastro su tutta la linea. Scopriremo nello spot finale del film che la fanteria proseguirà la guerra con armi più avveniristiche (alla buon’ora) e tramite attacchi mirati, come indicato dal romanzo Fanteria dello spazio redatto nel 1959 da Robert A. Heinlein.

Quando si dice “il passato ritorna” nell’ineluttabile ciclo della storia.

Samuele Pasquino

Samuele Pasquino

Laureato in Lettere Moderne e giornalista pubblicista freelance, sono il creatore e direttore responsabile di Recencinema.it, appassionato della Settima Arte e scrittore eclettico.
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