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Un cervo fra “luci rosse”: Red Lights omaggia Il Cacciatore

robert de niro red lightsRodrigo Cortés – regista con alle spalle un’esigua filmografia contraddistinta in prevalenza da trascurabili cortometraggi e un film, Buried (2010), molto apprezzato dalla critica – deve necessariamente essere un grande estimatore (ma anomalo sarebbe non esserlo) di Robert De Niro, un attore che non ha certo bisogno di presentazioni.

Lo si evince tra le mistiche e dicotomiche righe di Red Lights (2012), una pellicola che indaga sul confine labile fra scienza e soprannaturale, due concetti adiacenti, limitrofi ma mai destinati a incastrarsi per le troppo diverse nature e posizioni.

In questo film costruito su ambiguità e apparenza, il protagonista Tom Buckley (Cillian Murphy) è un ricercatore esperto nel campo del paranormale, assistente della valente dottoressa Margareth Matheson (Sigourney Weaver). Prodigandosi nello smascherare falsi fenomeni e guru, i due studiosi incrociano i guantoni con Simon Silver (De Niro), un sedicente medium non vedente le cui esibizioni fanno nei teatri il tutto esaurito.

A trama sintetizzata, ma senza odiatissimi spoiler, questo film particolare sebbene piuttosto anonimo rientra nei casi in cui la sceneggiatura privilegia l’antagonista sublimandone la figura con risalto quasi sacro, capace di fare ombra a ogni altro personaggio. Cortés, anche autore dello script, non nasconde in alcun modo la stima idolatrante per De Niro, ma una scena e un dettaglio dissipano a riguardo ogni dubbio.

La sequenza si svolge nella stanza dell’hotel dove Silver soggiorna nella più completa solitudine, incalzato da Buckley, smanioso di avere un confronto con il presunto medium. Silver avverte la presenza dell’impetuoso giovane e lo riceve comparendo da dietro una tenda, come l’entrée di un suo spettacolo.

La camera è avvolta da una penombra opprimente, affievolita solo da soffuse luci che concedono alla cinepresa inquadrature essenziali: Tom è seduto e osserva Simon, intento a dispensare un monologo alquanto fatuo nell’atto di avvicinarsi a un quadro.

Oltre non ci interessa andare, perché è proprio il quadro – in realtà la copertura di una cassaforte a muro – a catturare l’attenzione stimolando i cinefili. Il secondo elemento di stima messo in campo da Cortès sta tutto là, in quel dipinto che raffigura un cervo dalle grandi corna, immerso in un paesaggio montano che non lascia indifferenti.

Ai più potrebbe sembrare un arredo curioso ma tutt’altro che degno d’importanza. La tela rappresenta invece, secondo cognizione e conoscenza, una finestra sul glorioso passato cinematografico a stelle e strisce e su un film che ha segnato la storia del war drama hollywoodiano: Il cacciatore, diretto nel 1978 da un ispiratissimo Michael Cimino e interpretato da Christopher Walken, John Savage, Meryl Streep e, guarda guarda, Robert De Niro.

La chiave di volta e punto di collegamento con il dibattuto quadro di Red Lights è nel titolo originale della pellicola di Cimino, ovvero The deer hunter, letteralmente “Il cacciatore di cervi”. Il cerchio si chiude e, seppur non vi siano similitudini alcune fra i due film citati (d’epoche e generi differenti), Cortés ha trovato un modo originale e citazionista per omaggiare il suo beniamino due volte premio Oscar per Il Padrino – Parte II (Francis Ford Coppola, 1974) e Toro scatenato (Martin Scorsese, 1980).

L’emozione di vedere il buon Robert percorrere l’inquadratura accarezzando quel quadro nel quale, un po’ nostalgico e malinconico, pare specchiarsi rivedendosi giovane, non ha prezzo.

Dite la verità, in quanti di voi lo avevano notato? Siate sinceri.

Samuele Pasquino

Samuele Pasquino

Laureato in Lettere Moderne e giornalista pubblicista freelance, sono il creatore e direttore responsabile di Recencinema.it, appassionato della Settima Arte e scrittore eclettico.
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