- Cinefocus, Un libro un film

Viaggio al Centro della Terra (libro)

viaggio al centro della terra illustrazioneSi dice che attraverso i libri si possa viaggiare oltrepassando limiti e barriere altrimenti invalicabili. Il principio si rivela assolutamente esatto e dovrebbe essere da incitamento a una lettura sempre più fervente, costante e appassionata, capace di traslare i confini personali a una distanza progressivamente maggiore rispetto a dove ci si trovi.

Jules Verne, come tanti altri scrittori prima di lui, lo aveva pienamente compreso intraprendendo una carriera che ha condotto il suo genio e la sua penna audace e disinvolta nell’olimpo della letteratura.

Viaggio al Centro della Terra è uno dei romanzi cardine che hanno segnato l’epoca dei racconti d’avventura inaugurando un genere non facile da percorrere. Il narratore francese, insieme a H.G. Wells, è oggi considerato il padre della fantascienza moderna, con un novero totale di 62 romanzi e 17 racconti prodotti in 43 anni di scrittura attiva.

Viaggio al Centro della Terra risale al 1864 ed è inscritto nel fantastico filone dei cosiddetti “Viaggi straordinari”, il cui obiettivo fu spiegato in maniera brillante e immediata dall’editore di Verne, Pierre-Jules Hetzel:

Descrivere tutte le conoscenze geografiche, geologiche, fisiche ed astronomiche accumulate dalla scienza moderna e raccontate in una forma divertente e pittoresca, una storia dell’universo.

jules verneÈ infatti risaputo che il romanziere transalpino non smise mai nel corso della propria esistenza di fare ricerche e dilettarsi nei più svariati campi scientifici, in particolar modo nella geografia, nella geologia, nella biologia e nell’oceanografia, sicché ciò spiega la dovizia di dettagli e il ritratto così accurato degli scenari riportati nelle pagine dei suoi libri tanto adrenalinici e concitati, desiderosi di dire, fare, descrivere… ma senza mai annoiare.

È la storia del professor Lidenbrock, luminare di Amburgo esperto in mineralogia la cui stravaganza risulta pari solamente alla sua estrema volubilità umorale, e della sua più ardita missione in compagnia del nipote Axel, suo malgrado coinvolto nel viaggio folle dello zio caldeggiato dalla casuale scoperta di un manoscritto.

Ebbene, in esso il caparbio uomo di scienza ritrova una particolare criptografia in runico, antica lingua islandese, che rivela l’impresa condotta da un alchimista del Seicento, tale Arne Saknussemm, inoltratosi nelle viscere della Terra. Convinti di poter accedere a nuove frontiere esplorative, il professore e Axel si gettano a capofitto in un’avventura più grossa di loro ma non meno emozionante e destinata probabilmente alla gloria, anche a costo di rimetterci la vita.

Da questo preciso momento Verne prende per mano il lettore, accompagnandolo con passione e adrenalina nel cuore della sua letteratura, fra i meandri di una fantasia che si stenta a definire tale per il realismo e i particolari permeanti le “traversie in movimento” dei due protagonisti.

A costoro si aggiunge un personaggio enigmatico, flemmatico ma decisivo per le sorti della vicenda, Hans, cacciatore di Eider, uccelli dalle piume assai ricercate in terra islandese. La spedizione, fra termometri di Eigel, manometri, cronometri, bussole, cannocchiali, picconi, corde e bastoni ferrati, prende il via aggrappata a una dotta massima del poeta Virgilio:

Et quacumque viam dederit fortuna, sequamur.

Qualunque strada abbia assegnato il destino, seguiamola.

viaggio al centro della terra 1959Da qui il viaggio si dipana fra la latente paura di non tornare, l’ansia di incontrare l’ignoto e il desiderio di assurgere alla grandezza. Verne dà veramente il meglio di sé trasportandoci in un mondo dentro il mondo, un’intricata rete di criptici corridoi ipogei alternati ad ambienti sfavillanti, illuminati dal luccichio di pietre e minerali preziosi.

Vi giunge il riverbero di oceani e cieli sotterranei che si fanno beffe di qualunque ossimoro, troneggiando all’interno di sconfinati antri popolati da strane creature, mostri ed esseri antidiluviani risparmiati dal tempo furoreggiante in superficie.

Lidenbrock, Axel e Hans danno vita a sipari che divertono e spingono alla risata di gusto, salvo sottomettere, attimi dopo, quella comicità frizzante e intelligente a favore di terribili constatazioni e disavventure che terminano ogni modo con l’edificante speranza di una luce o una via d’uscita invero presenti.

Quello di Verne risulta nell’economia generale un libro straordinario esattamente come il viaggio raccontato, un romanzo che si guarda bene dal volare con le ali di Icaro, preferendo librare sicuro con l’avallo di conoscenze precise, fatte di dati, teorie, tesi e acclarate spiegazioni che trovano ciascuna un fondamento inoppugnabile.

Analisi, ponderatezza ed equilibrio, unite alla volontà di vedere, sentire e toccare con mano, rappresentano le caratteristiche più apprezzabili in questo elegante compendio di nozioni letterarie, gesta e dialoghi densi di umorismo ed entusiasmo.

viaggio al centro della terra 2009La 20th Century Fox non si è lasciata sfuggire l’opportunità di trasporre l’opera verniana sul grande schermo, virando tuttavia sul prodotto “liberamente ispirato” piuttosto che “fedele alla lettera”, prerogativa ogni modo rara in quel di Hollywood.

Questa virata è ben rimarcata da evidenti differenze (alcune trascurabili, altre certamente no) che allontanano in molti punti il romanzo dal Viaggio al Centro della Terra diretto nel 1959 da Henry Levin seguendo la sceneggiatura di Charles Brackett.

Tanto per cominciare, il professor Lidenbrock nella fonte letteraria si chiama Otto e non Oliver, ha un nipote ch’è il co-protagonista Axel invece della dolce Jenny. È inspiegabile il fatto che Brackett preferisca sostituire il titubante parente del luminare con il vivace allievo Alec, il quale dona al suo mentore accademico una pietra vulcanica che dà il là alla spedizione, contrariamente al motivo che vuole in realtà mettere in moto il viaggio tramite la scoperta del codice runico di Arne Saknussemm.

Ebbene, la lista delle differenze procede poiché nell’universo romanzesco di Verne Hans è un cacciatore di Eider scorbutico e silenzioso, non un fattore allegro e ridanciano, nondimeno non esiste nessun rivale di Lidenbrock, né vedove di quest’ultimo. Peccato, poi, che il film si neghi molte delle suggestioni di cui è pregno il libro (le gallerie buie in cui Axel arriva a perdersi, le creature oceaniche in lotta fra loro, i pastori giganti), approdando però al medesimo lieto fine.

Della pellicola del 1959 esiste un malsano seguito, Viaggio al Centro della Terra 3D, ambientato nel XXI secolo anziché nel XIX, ma questo live action del 2009 possiede davvero ben poco della pietra miliare scolpita dall’estro dello scrittore francese.

Samuele Pasquino

Samuele Pasquino

Laureato in Lettere Moderne e giornalista pubblicista freelance, sono il creatore e direttore responsabile di Recencinema.it, appassionato della Settima Arte e scrittore eclettico.
Leggi tutti gli articoli di Samuele Pasquino

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *