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Viaggio nel tango argentino attraverso il cinema

tango libreIl tango è un pensiero triste che si balla”, scriveva Enrique Santos Discépolo, in quanto espressione di sentimenti eterni quali la malinconia, la nostalgia, la sensualità, la passione, la rabbia… Ma il tango è anche testimonianza storica e culturale di un paese complesso come l’Argentina.

Il tango nasce a Buenos Aires alla fine del XIX secolo, quando navi cariche di immigrati provenienti dal Mediterraneo sospinte da venti e correnti risalivano il Rio de la Plata. Erano schiavi neri provenienti dall’Africa e schiave bianche dell’Europa dell’Est, queste ultime attirate da false promesse, dal sogno di una vita migliore, costrette invece a lavorare nei bordelli.

La fame, la tragedia e la nostalgia di casa li portava a incontrarsi al porto, e fu proprio in quei porti che nacque il tango. La quantità di immigrati di sesso maschile era superiore a quella delle donne, al punto che gli uomini cominciarono a  ballare tra loro, a distanza di un braccio, ma sempre in contatto.

L’obiettivo era quello di far colpo sulle donne astanti (per la maggior parte prostitute). Al miglior ballerino, infatti, la possibilità di passare una notte d’amore con una di loro: tango quindi inteso come seduzione.

lezioni di tangoQuesto ritorno alle origini del tango, o perlomeno al sentimento che lo sottende, è ben rappresentato nella pellicola di Frédéric Fonteyne premiata a Venezia nel 2012: Tango libre, film sull’amore e le sue sfaccettature “quadrangolari”, dove ancora una volta il tango è metafora di vita, che in questo caso diventa metafora della volontà di liberazione dei corpi.

I momenti di ballo dei carcerati sono vera poesia e, come dice “l’argentino” – improvvisato maestro dei suoi compagni di prigionia (improvvisato solo nella pellicola perché in realtà a interpretare questo ruolo è Mariano Chicho Frúmboli, uno dei fondatori del Tango Nuevo e uno dei migliori ballerini di tango) – “Il tango è passione, seduzione, rabbia e soprattutto libertà“.

Uomini che ballano tra loro e che attraverso la danza esprimono tutta la loro frustrazione, i loro sentimenti, il desiderio di libertà. Una danza d’amore e, come un tempo, un modo per far colpo sulla donna, che è poi il motivo che spinge il geloso Fernand (Sergi Lopez) a prendere lezioni di tango all’interno del carcere.

Tango Libre ha il ritmo sincopato di una milonga, fatto di correnti emotive che s’incontrano e si scontrano, di improvvise accelerazioni, di pause, attese e improvvise esplosioni. E così i corridoi asettici delle carceri si trasformano in milonghe (sale da ballo) e la musica di Pugliese e di Gardel unisce gli animi, non proprio pacati, dei nostri atipici ballerini.

Accompagna insomma lo spettatore in un viaggio altro, fatto di prospettive diverse, cambi di registro, sentimenti tristi come un tango ma anche allegri come una milonga.

scent of a womanll tango è libertà, un linguaggio universale che disciplina il corpo mentre lo rapisce dentro un’ignota dimensione di sensualità. Il tango è un modo per imparare attraverso il corpo, trasferire dolore nella sua memoria e di tradurlo in qualcos’altro, qualcosa di più nobile.

Trovare conforto in mezzo agli estranei, un paradosso? Niente affatto, provare una sensazione di intimità anche tra la folla, ricevere consolazione da melodie che esprimono un dolore straziante sono tutte contraddizioni insite nel tango, dove tutto comincia e finisce con l’Abbraccio.

Ballare il tango significa stabilire un contatto e lo strumento per farlo è l’abrazo, una stretta non troppo forte che non ha promesse altre se non un piacere lungo lo spazio di una tanda (la tanda è composta da tre, a volte quattro brani musicali).

Ma cosa succede se si cerca di mutuare l’intimità del tango nella vita reale, quando si cerca di trovare lo stesso conforto e magari lo stesso feeling del ballo nel quotidiano o viceversa? La risposta prova a darcela Sally Potter con il suo Lezioni di tango (1997), il  film per antonomasia sul tango, sul percorso da seguire per arrivare a ballarlo.

Il film è infatti suddiviso in 12 capitoli, tanti quanto sono le lezioni di ballo che Sally ha preso tra Parigi, Buenos Aires e Londra. Dopo il successo di Orlando (1993), vincitore del premio Ciak d’oro alla mostra cinematografica di Venezia e candidato a ben 3 nomination agli Oscar, la Potter cerca di scrivere un altra opera, ma la sua vena creativa ha come un blocco, così come i suoi rapporti con i produttori cinematografici.

E’ a Parigi quando ella scopre il tango e si innamora, prima di Astor Piazzolla e del suo tango, poi del ballerino e suo maestro Veron. Nasce così Lezioni di tango, dove la regista ci racconta questo suo nuovo percorso di vita, nuovi incontri e nuove location, lontane da Hollywood.

Non è un film come gli altri, è una sfida alle regole del cinema, dell’amore e del tango. Perché nel codificatissimo ballo argentino la donna segue e l’uomo conduce, la donna si abbandona all’uomo e impara ad ascoltare e a fidarsi: Entregarse, un verso riflessivo che significa abbandonarsi.

Non si tratta di una sconfitta quanto di una scelta: rinunciare alla propria volontà. La donna nel tango si abbandona a chi la sta guidando, alla musica e alla cosa più difficile, perdere il controllo e fidarsi. E’ difficile per tutte le donne emancipate e indipendenti, ma lo è ancor di più se a doverlo fare è un’affermata regista, per giunta inglese, che si ritrova a essere diretta e non più a dirigere…

E’ un situazione che non può durare, specie se tra allieva e maestro entrano in gioco i sentimenti. Se ballare con un estraneo e abbandonarsi a lui è più facile proprio perché non ci sono alte aspettative e coinvolgimenti diversi, non si può dire altrettanto se tra i due ballerini vi è anche un coinvolgimento altro.

Il tango è metafora del rapporto uomo-donna e della difficoltà di accettazione di tali ruoli codificati ma anche tango come terapia. Sono molte le arti considerate terapeutiche, dalla pittura, al teatro alla danza in generale. Il tango però è quello che meglio si presta ai fini terapici perché aiuta ad affrontare diverse sfide e a superare traumi solitamente derivati da abbandono.

Non per niente il cinema si è sbizzarrito in tal senso. Diversi sono i film che hanno affrontato questo tema. Un esempio è il bellissimo Scent of a Woman (Martin Brest, 1992), dove Al Pacino interpreta la parte di Frank Slade, un ex militare in pensione che durante una missione in Vietnam perde la vista. Uomo irascibile e spigoloso ma anche ironico e autoironico, irresistibile seduttore di donne, per le quali ha una particolare passione.

Memorabile la scena del tango, sulle note di Por una cabeza (Per un’incollatura), di Carlos Gardel, il cui tema tratta della corsa di un cavallo paragonato alla corsa della vita e all’amore per una donna. “Non c’è possibilità di errore nel tango, Dana, non è come la vita. Per questo il tango è così bello, se commetti un errore non è mai irreparabile…”

Questa frase pronunciata da Frank Slade ribalta il concetto del tango come metafora della vita per lasciar spazio invece al ballo come rifugio dalla realtà, una realtà, quella di Frank, difficile da sopportare e che lo porta spesso alla fuga.

Oggi il tango, svincolatosi definitivamente dalle proprie origini, non ha più distinzioni di età, sesso, classe. Si è consacrato una danza di valore universale, patrimonio dell’UNESCO, una danza che, come sottolinea lo scrittore Ernesto Sábato, “non ha niente a che vedere con le sequenze caricaturali dei film interpretati da Rodolfo Valentino”.

Gemma Buonanno

Gemma Buonanno

Gemma Buonanno, pugliese di origine, milanese ad interim, romana dal 2007. Ho una laurea in Sociologia con indirizzo in cinema, tesi di laurea su Dino Risi e la commedia all'italiana; specializzazione alla Cattolica di Milano in comunicazione sociale indirizzo spettacolo con una tesi dal titolo "Il film noir nel cinema post moderno". Mi piacciono molto "le vite degli altri" viste dietro e attraverso uno schermo. Per questo amo il cinema e la fotografia, il modo in cui l'arte figurativa riesce a raccontare la realtà, a rappresentarla, a interpretarla, ma anche a trasfigurarla. Mi piace il cinema d'autore, non amo molto il genere fantastico e mainstream (con le dovute eccezioni per alcune serie TV). Vado spesso al cinema, mi piace la sala buia ma non disdegno il salotto di casa mia, non ritengo che piattaforme come Netflix siano antitetiche al cinema, ma solo un'alternativa. Collaboro con Recencinema da ormai 6 anni, amo seguire le conferenze stampa, parlare di e con i protagonisti di un'opera, sentirmi parte, anche se per pochi minuti, di qualcosa di unico e incredibile: il Cinema, la settima arte.
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