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Non ti accorgi che puoi essere meglio di così?

meryl streepMi capita spesso di sentire pronunciare frasi del tipo “Ah, ma questo è un lavoro da donne” piuttosto che “La casa la pulisce mia moglie, io già lavoro e faccio la spesa” o ancora “Una donna che non sa cucinare non la sposerei mai”.

Sono queste terribili asserzioni che ci danno la misura di buona parte del viril popolo, pervaso dal machismo che ne condiziona pesantemente il comportamento e dal sessismo che ahimé ne governa il modo di pensare. Cari uomini (ne parlo consapevole di appartenere al genere XY ma non alla categoria XYYY periodico), vi siete mai guardati allo specchio?

Bene, e vi siete resi conto che, anche solo esteticamente, non potrete mai eguagliare il corredo fisico di una donna e la capacità di esprimere se stessa attraverso la definizione del suo viso, la profondità spontanea dei suoi occhi, la postura del suo seno? Non è un caso che cantori, musici, poeti, scultori e pittori abbiano quasi sempre tratto ispirazione dalla figura femminile e dalla sua incredibile intimità per realizzare capolavori senza tempo. Non è nemmeno un caso che la vagina accolga e il pene invada… ma questa è un’altra storia e la lascio ai sessuologi.

Ma perché tutto questo panegirico, vi chiederete, perché tutte queste parole che sembrano accumulare disprezzo e svilire gli adamitici esemplari? Ve lo dico io perché. Perché c’è un momento in cui nella testa scatta qualcosa, una riflessione che si fa largo mentre una sera come tante te ne stai seduto accomodato e accoccolato su un divano a guardare la televisione, svaccato nello stesso segmento temporale condiviso con chi è dietro di te, colei che dovrebbe essere la destinataria delle tue maggiori premure, la luce da tenere sempre accesa, il fuoco da alimentare con tutta la legna di cui disponi (e se la finisci, esci e valla a cercare, altrimenti non tornare).

Lei è lì, in silenzio, a sparecchiare, a pulire il pavimento, a lavare i piatti, a rimettere in sesto la cucina e magari a stirare, piegare vestiti senza lamentarsi sebbene la sua giornata sia stata lunga e faticosa come o ancor più della tua. Qualche flebile sospiro si fa sentire ma ci si riduce a percepirlo appena senza ascoltarlo veramente, coperto dai suoni del televisore che ti sottrae da quelli che dovrebbero a ragione costituire i tuoi pochi, semplici doveri.

Tua moglie, che all’altare ha pronunciato gli stessi giuramenti che le hai rivolto poco dopo, le sue sacre promesse le mantiene “rispettandoti e onorandoti”. Chiediti però se il fio da pagare deve essere il quotidiano sacrificio, la silente sottomissione che l’homo (poco) sapiens ha inteso esercitare nei secoli con tanto tronfio orgoglio e compiacimento.

Scendi dal piedistallo che ti sei eretto da solo, piccolo uomo. Non ti accorgi che puoi essere meglio di così? Un futuro esempio per tuo figlio, che crescerà coltivando i valori che sarai in grado di insegnargli, e fra i primi il conferimento dell’importanza e legittimità assoluta alla donna che ne è incontestabilmente meritevole in quanto materna icona dell’umanità.

Allora indossa almeno ogni tanto quel grembiule che ha ormai assorbito il profumo della tua consorte (comprendi il termine “consorte”? Significa letteralmente “condividere la sorte”), brandisci fiero la scopa e concedi a lei lo scettro del riposo, metti mano alla spugna, al detersivo e al ferro da stiro poiché quel “Ma questo è un lavoro da donne” è aforisma abominevole e “La casa la pulisce mia moglie, io già lavoro e faccio la spesa” proprio non si può sentire e nemmeno ti fa onore.

A questo punto riscoprirai di avere un cuore, pronto a battere forte, a scalpitare non appena quel viso non più stanco ti donerà un sorriso, di chi, guardandoti, penserà “Questo è l’uomo che ho sposato!”. Soltanto adesso, piccolo uomo, puoi veramente fissarla negli occhi senza vergogna mentre fai l’amore con lei, un privilegio che non ti è dovuto né va preteso.

Non prevaricarla: ricordati sempre chi è, l’unica creatura su questa terra ad averti scelto per essere ciò che oggi per lei rappresenti, suo marito, un’ancora, un rifugio, il suo custode, il suo lettore e ascoltatore più accanito. Come ti senti, ora, piccolo uomo? Sei di quelli che hanno già dismesso il grembiule oppure di quelli che hanno deciso di tenerlo anche di notte?

Ai signori XY. Non desiderate sempre e soltanto la sensualità di chi vi sta accanto, imparate a guadagnarvi la sua stima ogni singolo giorno della vostra vita. In breve, siatene degni. Sono parole che certamente arrivano dall’immenso amore che riservo a mia moglie, il monumento della mia esistenza, la mia wunderkammer, il mio Sancta Sanctorum.

Se volete avere un’idea del significato di questo discorso, consiglio la visione del film I ponti di Madison County e, ancor prima, la lettura dell’omonimo romanzo. E’ la storia di Francesca, una donna dedita unicamente alle faccende di casa, servizievole nei confronti dei figli pretenziosi e di un marito che, ignorante e sempliciotto, la trascura senza dimostrarle affetto e attenzione. E’ la storia di chi aveva sogni e ambizioni ormai chiusi a chiave nel cassetto, una madre di famiglia che riceve l’inattesa, casuale visita del fotografo girovago Robert.

Si innamorano non senza remore, si lasciano andare, trascinati dai caldi venti di una relazione destinata a finire per la costrizione esercitata dal senso del dovere, dal sacrificio e dall’abnegazione a una promessa onorata malgrado un forte, insaziabile desiderio di fuga. Tutto nasce, a volte, proprio dalla trascuratezza e da matrimoni che troppo presto perdono la bussola dei sentimenti più autentici e sinceri.

Samuele Pasquino

Samuele Pasquino

Laureato in Lettere Moderne e giornalista pubblicista freelance, sono il creatore e direttore responsabile di Recencinema.it, appassionato della Settima Arte e scrittore eclettico.
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