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Andrea Leanza: i miei trucchi in World War Z, Il primo re e Hammamet

Il 16 dicembre 2012 il giovane artista saronnese Andrea Leanza venne premiato a Roma nel corso dell’evento Idea Make Up 2012 con il premio “Young Diamonds Idea Make Up”, quale incoraggiamento alla brillante carriera intrapresa. L’evento riunì i migliori make up artists della capitale e della scena internazionale.

È stato un premio inaspettato, è una bellissima sensazione sapere di poter ispirare altri giovani. La passione verso il mio lavoro mi ha dato la forza di superare ogni ostacolo” – aveva dichiarato allora Andrea.

Chi è Andrea Leanza

andrea leanzaAndrea Leanza, dopo un lungo periodo di permanenza a Londra, è tornato in Italia, nella sua amata Saronno dove vive e lavora. Nel suo laboratorio si occupa della realizzazione di protesi, maschere, effetti speciali, sculture e trucchi di livello avanzato per la televisione e il cinema, nonché della creazione di modelli di animali preistorici in dimensioni reali per musei, esposizioni didattiche e parchi a tema.

In questa intervista ecco rievocate le tappe più significative della sua carriera, dalla collaborazione con I soliti Idioti fino all’elaborazione di alcuni FX per lo spettacolare zombie movie World War Z con Brad Pitt.

DISCLAIMER: L’intervista risale al 2012, quindi alcune informazioni sono state necessariamente modificate e aggiornate sulla base del tempo trascorso fino a oggi.

Ciao Andrea, quando è nata questa tua passione e quali sono state le tue ispirazioni?

“Ciao Paolo, ho iniziato ad appassionarmi alle sculture e ai trucchi fin da ragazzo, ricordo mio padre odontotecnico che lavorava con la resina nella creazione di denti finti che sembravano veri. Mi piaceva giocare con la cera del galbanino e farci delle formine tanto che un giorno, scaldandola, mi si è incollata a una mano e non riuscivo più a distinguerla dalla mia pelle, un’illuminazione! Di lì a poco ho iniziato a realizzare sulla mia cute delle ferite finte e facevo spaventare parenti e amici: il mio trucco funzionava.

A 12 anni, dopo aver visto Jurassic Park, sono uscito dalla sala cinematografica con gli occhi sgranati, quel film mi ha segnato profondamente. Da quel momento ho iniziato a disegnare e modellare dinosauri. Purtroppo non avendo Internet, non riuscivo a capire come migliorare i miei modelli. Per fortuna ho scoperto le videocassette di Movie Magic, e bloccando il fermo immagine riuscivo a capire cosa vi fosse sui tavoli dei laboratori, i nomi dei materiali.”

Quale è stato il tuo percorso formativo?

Ho frequentato il Liceo Artistico Angelo Frattini di Varese e qui ho avuto dei bravissimi professori che mi avevano consigliato di non fare l’accademia, ma di iniziare a fare esperienza pratica nel settore. Ho cominciato occupandomi di tutto quello che si avvicinava al mondo dello spettacolo: scenografia, recitazione, ecc… Ho fatto anche l’apprendista in un laboratorio di Scenotecnica di Origgio! Nel 2004 la svolta, quando ho frequentato un corso di effetti speciali a Parma tenuto dal professor Roberto Mestroni.

Quali sono state le tue prime esperienze lavorative? Come ti sei fatto strada nel campo televisivo italiano?

“Ho iniziato a lavorare nelle discoteche, realizzando trucchi mostruosi sulla clientela. La prima esperienza per la televisione è stata per il programma Sputnik, andato in onda su Italia 1 nel 2005, e dopo questa attività sono stato contattato da Sky per curare il make up di Dracula, La Mummia, Jason Voorhees e Freddy Krueger negli spot di Halloween Horror Nights.

Essendo autodidatta, ho dovuto sempre attingere alle mie capacità! Dopo questi progetti sono stato contattato da ‘I soliti idioti’ e ho lavorato con loro per le prime tre stagioni della serie televisiva trasmessa da Mtv.”

Nel luglio 2009 hai lavorato nel cortometraggio “Ice Scream” per la regia di Roberto De Feo e Vito Palumbo. divenuto poi il primo film americano tratto da un cortometraggio italiano.

Ice Scream è un corto pulp-horror ispirato a una storia vera. Racconta di un ragazzo che, ordinando un gelato in un bar, si scontra accidentalmente con due bulli, e come conseguenza dell’affronto subito questi decidono di portarlo in un luogo sperduto della campagna e torturarlo. Il finale è però a sorpresa… I due registi hanno avuto il mio contatto da una mia allieva, sono rimasti affascinati dai miei lavori e hanno insistito per avermi nella loro produzione.

Fin da subito mi aveva colpito la loro sincerità e passione e ho deciso di collaborare con loro a questo progetto. ‘Ice Scream’ è stato un grande successo soprattutto all’estero, dove ha ricevuto più di dieci premi internazionali. In Italia non siamo ancora abituati a questo tipo di cinema, preferiamo i cinepanettoni, il produttore italiano medio si muove solo per storie che possano garantire un ritorno economico, non interessano l’arte e la creatività, meglio tette, culi e parolacce!

Vito Palumbo e Roberto De Feo hanno poi curato la regia del remake americano.”

Come sei arrivato a lavorare per il film di Brad Pitt “World War Z”?

“Poche settimane dopo aver terminato il mio impegno con ‘I soliti idioti’, ho ricevuto una proposta di lavoro da Mark Coulier (make-up artist premio Oscar al Miglior Trucco 2012 per The Iron lady con Meryl Streep) nella quale mi chiedeva se fossi stato disponibile a lavorare con lui nell’elaborazione di trucchi per degli zombie… Mark l’avevo incontrato nel 2008 a Londra durante la Fiera Internazionale dei Make-Up Artist (IMATS). Ho accettato e sono partito immediatamente per Malta, dove avrebbero realizzato alcune scene del film.

Ancora non sapevo che questo fosse ‘World War Z’, prodotto e interpretato da Brad Pitt per la regia di Marc Forster (Il cacciatore di aquiloni, Quantum of Solace). È la storia di un funzionario della Nazioni Unite che si trova a dover salvare il mondo da una terribile epidemia. Vorrebbero farne una trilogia. È stata una grande emozione lavorare con i make up artist David Martì, Montsè Ribè (vincitori del premio Oscar al Miglior Trucco 2007 per le creature de Il labirinto del Fauno) e con Arjen Tuiten, per molti anni allo Stan Winston Studio.”

Perché ti sei trasferito a Londra?

“È stato Mark a consigliarmi. In Inghilterra avrei trovato più possibilità lavorative, così il giorno stesso del mio rientro in Italia dal set di Malta ho comprato il biglietto di sola andata per Londra. Mi sono trasferito nell’agosto 2011, pochi giorni dopo Mark mi ha chiamato nuovamente per lavorare con lui nella seconda location di ‘World War Z’, a Glasgow!”

Quali differenze riscontri tra Inghilterra e Italia?

“Vivere in Inghilterra non è più facile, però se combatti ottieni dei risultati, esiste la meritocrazia! Se combatti in Italia i più ‘vecchi’ cercano di ostacolarti, non capiscono il potere della condivisione delle proprie conoscenze ed esperienze, preferiscono difendere la loro poltrona e i loro ‘segreti’, non accorgendosi di essere rimasti come competenze negli anni ’80.”

Progetti futuri?

Qui l’intervista diviene anacronistica e abbiamo così aggiunto delle informazioni aggiornate. A Londra, Andrea Leanza ha lavorato molto per alcune serie televisive fantascientifiche come Wizards vs Aliens e Doctor Who. Tornato finalmente in patria, ha contribuito ai successi di Il primo re (Matteo Rovere, 2019) e Hammamet (Gianni Amelio, 2019), pellicola con cui ha meritatamente ottenuto un David di Donatello grazie al trucco che ha trasformato in Craxi l’attore Pierfrancesco Favino.

Paolo Guerriero

Paolo Guerriero

Ho 24 anni e vivo a Saronno, vicino a Milano. Concordo con il regista Tim Burton quando dice che siamo il prodotto di quello che abbiamo visto e vissuto nella nostra infanzia. Alcune immagini ed esperienze ti appartengono per sempre, perchè formano te stesso e la tua ispirazione. Dal mio punto di vista il cinema è la forma d'arte che meglio è riuscita a raccontare la nostra vita, i nostri sogni, le nostre paure e i nostri amori. Fin da giovanissimo sono stato catturato dal potere seduttivo delle immagini in movimento, gli studi che ho affrontato mi hanno aiutato a sviluppare uno spirito sempre più sensibile, critico e personale verso il linguaggio cinematografico. Mi sono immerso nelle atmosfere visionarie ed oniriche di registi come Baz Luhrmann e Tim Burton e nello stesso tempo sono rimasto colpito dal potere comunicativo e formativo di film come "Bronx" di Robert De Niro, "American History X" di Tony Kaye e "Will Hunting" di Gus Van Sant.
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