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James Mangold porta al cinema le imprese della mitica Ford GT40

conferenza stampa le mans '66 romaRoma, 8 ottobre 2019. “La vita è troppo complicata per ridurre tutto al bigliettino di un biscotto della fortuna” – asserisce il regista James Mangold dopo la proiezione in anteprima della sua ultima fatica: Le Mans ‘66.

Durante la conferenza – alla quale era presente anche Remo Girone, che interpreta Enzo Ferrari – risulta spontaneo riflettere sulla complessa bellezza del film in questione che vede Matt Damon e Christian Bale indiscussi protagonisti, diretti da una regia estasiante e vibrante.

Siamo negli anni ’60 e il marketing della Ford è stanco di non avere appeal sul pubblico giovane che vuole guidare un’auto vincente. Così Henry Ford si affida all’ex pilota e brillante ingegnere Carroll Shelby (Matt Damon) perché progetti una vettura capace di trionfare nell’impresa e, a sua volta, Shelby chiede aiuto al pilota inglese Ken Miles (Christian Bale) che, dopo un iniziale scetticismo, accetta la proposta.

I due inizieranno a collezionare vittorie in poco tempo dopo la messa a punto della mitica Ford GT40 che vinse nello stesso anno la 12 ore di Sebring, poi la 24 ore di Daytona e, infine, la fatidica gara di Le Mans del 1966.

Sono partito dall’amore per la storia in questione che era una buona scusa per unire azione, trama avvincente e una forte caratterizzazione dei personaggi. Sono sicuro che molti guardino poster e trailer sicuri di sapere cosa vedranno ma non è così semplice” – aggiunge Mangold.

Anche in fase di montaggio, molti erano i lati tecnici da assemblare, tra auto in corsa e raccordi di scene. Avevano un piano di lavorazione ferreo e ben delineato, figlio di prove e di continui aggiustamenti per contrapporre bene la velocità e ciò che era molto statico come i dialoghi.

Perché ci sono cosi pochi film sulle corse? Probabilmente perché costano molto e incassano meno. L’automobile è molto cinematografica e rappresenta il XX secolo in molti aspetti. È interessante che l’auto sia quasi per tutti una maschera, perché siamo persone diverse lì dentro, dietro il volante. Una specie di metafora della vita se ci pensiamo. Perciò era importante cercare di comunicare cosa succedesse nella cabina del conducente, per esprimere le preoccupazioni, le idee e le strategie di Ken.

In sala, dei colleghi fanno notare che ci sono due o tre inquadrature memorabili, esteticamente estasianti e Mangold replica affermando che il merito va in gran parte al direttore della fotografia, Phedon Papa Michael, suo grande amico. Il risultato è limpido: una fotografia che fa trapelare pensieri e non solo affermazioni, e cerca di catturare emozioni.

Così “l’arte ha risonanza, profondità e in un certo senso questo è il motivo per cui non potrei riassumere la pellicola in una frase” – conclude Mangold.

Il film sarà nelle sale dal 14 novembre 2019.

Sofia Peroni

Sofia Peroni

Classe 1996, marchigiana d’origine, studia comunicazione a Roma e ha trovato il modo di coniugare la passione per il cinema e quella per la scrittura... Come? Scrivendo sul e per il cinema dal 2015. Ha all'attivo diverse esperienze sul set, con registi del calibro di Matteo Garrone, e sogna un giorno di veder realizzato il suo film.
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