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Ethan Hawke uomo nero in Black Phone, il nuovo film di Scott Derrickson

black phoneNever talk to strangers“, ovvero “Mai parlare con gli sconosciuti“. Quante volte ci è stata detta questa frase? Beh, dopo aver visto Black Phone faremo molta attenzione a non farlo. Il protagonista del nuovo film di Scott Derrickson, in uscita nelle sale statunitensi il 4 febbraio 2022, è Ethan Hawke.

L’attore, candidato per quattro volte ai Premi Oscar (miglior attore non protagonista per Training Day nel 2002, migliore sceneggiatura non originale per Before Sunset – Prima del tramonto nel 2005 e per Before Midnight nel 2014, infine miglior attore non protagonista per Boyhood nel 2015), torna a collaborare con Derrickson dopo l’inquietante Sinister del 2012.

La pellicola è l’adattamento cinematografico del racconto del 2004 The Black Phone, scritto da Joe Hill, nella raccolta di Ghosts, un progetto Blumhouse Productions annunciato nell’ottobre 2020. Le riprese sono iniziate il 9 febbraio 2021, con il titolo di lavorazione Static, e si sono svolte principalmente nella Carolina del Nord.

Trama di Black Phone

È strano vedere Ethan Hawke nei panni di un cattivissimo rapitore di bambini in questo horror di cui locandina e trailer fanno rabbrividire. La trama si focalizza su un timido ragazzo di tredici anni, rapito e portato in un oscuro scantinato insonorizzato, dove un misterioso telefono nero inizia a squillare dando al recluso l’opportunità di comunicare con le altre vittime, che lo aiutano a trovare una possibile via di fuga.

Dichiarazioni del regista Scott Derrickson

Derrickson ha prodotto il film e scritto la sceneggiatura con C. Robert Cargill (Sinister, Doctor Strange) diventando popolare dopo aver diretto horror come The Exorcism of Emily Rose e Liberaci dal male. Ciò è quanto dichiarato dal cineasta:

«Volevo realizzare un film che catturasse la paura che ho provato io nel crescere nel mio quartiere alla fine degli anni Settanta a nord di Denver. Ho detto a Cargill che volevo fare qualcosa che ricordasse I 400 colpi. Abbiamo avuto l’idea di combinarlo con il racconto breve di Hill. L’ho letto la prima volta quando uscì, quindici anni fa, e ho sempre avuto l’impressione che potesse essere un gran film. Ci ho messo dentro anche molte delle mie esperienze e ricordi, il trauma dell’infanzia vissuta in certi luoghi intrecciato al racconto di Joe. Ci sono molti più personaggi nel film ma il cuore del racconto c’è ancora tutto».

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