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Lo special guest director Carlo Verdone e le sue “cinque grandi emozioni” al Torino Film Festival

carlo verdone al tff 2019Il prossimo 22 novembre si aprirà la 37esima edizione del Torino Film Festival (22-30 novembre 2019). Come ogni anno, l’evento è arricchito dalla presenza di ospiti d’eccezione.

Carlo Verdone, special guest director, quest’anno presenterà la sua personale rassegna di film dal titolo “Cinque Grandi Emozioni“: Ordet di Carl Theodor Dreyer, Buon compleanno Mr. Grape di Lasse Hallström, Divorzio all’italiana di Pietro Germi, Oltre il giardino di Hal Ashby e Viale del tramonto di Billy Wilder.

Emanuela Martini, direttore del Torino Film Festival, afferma: “Carlo Verdone è uno dei pochi autori italiani che hanno accompagnato il passare del tempo della mia generazione. Per questo sono molto affezionata ai suoi film” Aggiunge poi, non senza una certa autoironia, che “raccontano anche me e i miei amici, da ieri a oggi, per lo più prendendosi (e prendendoci) in giro.

Con gran parte della mia generazione condivide anche la passione cinefila onnivora, il piacere che davanti a un film nasce da stimoli diversi, visivi, sentimentali, razionali o istintivi. La sua selezione per il Torino Film Festival dimostra questa apertura a 360 gradi, questa disponibilità all’emozione che emana dallo schermo. Immagino che avrebbe potuto sceglierne altri cento diversi e che le rinunce siano state faticose, ma apprezzo molto le cinque ‘perle’ che ci propone.

Ordet (La parola, 1995) , tratto dall’omonima opera teatrale di Kaj Munk, è una pellicola profondamente intimista, fatta di atmosfere mistiche e profonde riflessioni sulla vita, la morte e il Divino. “La grandezza di questo film” – sostiene Verdone – “è nell’estremo rigore delle immagini in bianco e nero. Un bianco e nero assai contrastato che rispecchia l’austerità della vicenda e la superba direzione di tutti gli attori. Di impronta prettamente teatrale, lo considero un capolavoro assoluto perché pone quesiti oscuri sulla lettura della figura di Cristo e sulle diverse posizioni della religione protestante”.

Buon compleanno Mr. Grape (What’s eating Gilbert Grape, 1993) è il ritratto di una sfortunata famiglia nella provincia americana degli anni Novanta ed è legato a un ricordo personale del regista: “E’ una mia piccola ‘creatura’. Quando dirigevo la programmazione del cinema Roma, una sala di 200 posti a Trastevere, cercavo di dare una fisionomia di qualità al cinema. Frugando nella cantina della Cecchi Gori Group trovai questo film il cui titolo originario era ‘What’s Eating Gilbert Grape’. Lo vidi e me ne innamorai per l’immensa poesia”.

Oltre il giardino (Being There, 1979) è la spietata e amara rappresentazione dell’upper society della metropoli, sedotta dalla misteriosa figura di un uomo con problemi mentali ritenuto, per i suoi silenzi e per i suoi comportamenti criptici, un grande saggio.

Dall’altra parte, si trovano invece due grandi classici del cinema: Divorzio all’italiana (1961), commedia brillante e grottesca, è un’efficace satira della mentalità e del sessismo vigenti in Italia fra gli anni Cinquanta e l’inizio dei Sessanta e ha per protagonisti Marcello Mastroianni e Stefania Sandrelli, due dei volti più significativi della commedia all’italiana.

Viale del tramonto (Sunset Boulevard, 1950) è il capolavoro di Billy Wilder, una vera e propria dichiarazione d’amore al cinema da una parte, e dall’altra denuncia dei sadici meccanismi che si celano dietro allo splendore e allo sfarzo del cinematografo. “Un mondo spietato raccontato con grande classe” – lo definisce Verdone parlandone.

Si tratta senza dubbio di opere molto diverse fra loro, ma è lo stesso regista romano a fornirci una spiegazione più che esaustiva per aver compiuto questa scelta: “Ho scelto di presentare cinque film estremamente diversi fra loro, che resteranno per sempre nella mia memoria di spettatore. Cinque film che mi hanno rapito ed emozionato non solo per le perfette regie, ma soprattutto per le notevoli interpretazioni dei loro protagonisti.

Ho visto ognuno di questi film più di tre volte, scoprendo sempre dettagli che mi erano sfuggiti. Potrebbe sembrare strano che tra queste scelte ci sia solo una commedia brillante, ma in prima battuta cerco sempre di scegliere pellicole dai contenuti ‘forti’, che mi propongano suggestioni intime, amare, poetiche o malinconiche. Un film che mi lasci una carezza, un pugno allo stomaco o una riflessione. In un film cerco insomma la poesia”.

Snza dubbio queste sono opere che emozionano, che invitano alla riflessione e che, insieme, mostrano la realtà in tutte le sue sfaccettature, nei suoi aspetti più cupi e “sporchi”, ma anche nella sua ineguagliabile bellezza.

Foto: Michele D’Ottavio.

Giulia Losi

Giulia Losi

Giulia Losi è nata a Monza il 3 ottobre 1993. Ha frequentato l’Università degli Studi di Milano e si è laureata in Scienze dei Beni Culturali. Nel 2016 si è trasferita a Roma e ha frequentato la facoltà di Teatro, Cinema, Danza e Arti digitali alla Sapienza, dove ha conseguito la laurea specialistica. Grande appassionata di cinema, collabora attivamente con alcune testate cinematografiche, come Opere Prime e ha curato la rubrica radiofonica “Francamente me ne infischio” per Radio Base. Frequenta, inoltre, un corso di recitazione professionale.
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