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Magnifica presenza

Scritto da Annalice Furfari   
Lunedì 19 Marzo 2012 16:34

presenzaTitolo originale: Magnifica presenza

Regia: Ferzan Ozpetek

Cast: Elio Germano, Paola Minaccioni, Beppe Fiorello, Margherita Buy

Produzione: Italia 2012presenza1

Genere: Commedia

Durata: 105 minuti

Trailer

 

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Regia:  

Interpretazione:

Sceneggiatura: presenza3

Musica:  

Giudizio:

 

Trama

Pietro (Elio Germano), giovane sensibile e sognatore, parte da Catania alla volta di Roma, deciso a trasformare il suo sogno in realtà: diventare attore di cinema. Tra un provino e l’altro di giorno, la notte prepara cornetti per mantenersi. La sua unica compagnia è quella della cugina Maria, dalla turbolenta vita sentimentale. Trovato in affitto un signorile appartamento d’epoca nell’elegante quartiere di Monteverde, Pietro inizia a programmare la sua nuova vita, presto sconvolta dalle inquietanti presenze che popolano la casa.

Recensione

«Non c'è niente di più naturale di una finzione reale». Non potrebbe esserci frase più calzante per sintetizzare il nuovo film di Ferzan Ozpetek di quella pronunciata dal suo attore protagonista, un Elio Germano “magnifica presenza” di un’opera costantemente in bilico tra realtà e finzione. I fan del regista turco non resteranno delusi: malgrado l’elemento fantasmagorico, un paio di scene onirico-surreali e altre da thriller gotico, questo film miscela tutti gli ingredienti a cui Ozpetek ci ha abituato e che rendono ogni suo lavoro un saggio di irresistibile e agrodolce leggerezza. Anche in Magnifica presenza abbiamo un uomo in cerca di se stesso e del proprio posto nel mondo, che si misura e si scontra con la propria fragilità e le frustrazioni di sogni mancati, ma non per questo smette un solo istante di amare e abbracciare la vita con entusiasmo. Lo spettatore la ama con lui e non può fare a meno di provare una tenera simpatia per questo giovane omosessuale che cerca goffamente una carriera nel cinema e un compagno, sbagliando puntualmente approccio. Pietro – interpretato da un Germano sempre intenso e convincente, ma qui insuperabile – è un uomo solo, che ha bisogno di riempire il vuoto dentro la grande casa che abita, e dentro di lui, con parole e sorrisi. Quelli che i fantasmi, che soltanto lui vede, gli regalano. È proprio grazie alla loro presenza che ritroviamo un’altra costante del cinema ozpetekiano: le cene collettive attorno a tavole imbandite, momenti di convivialità, allegria e calore umano, che troppo spesso le leggi di una società individualista sottraggono, ma che moderne e colorate famiglie allargate possono restituire. L’esaltazione della diversità è sempre accompagnata da picchi emotivi che non suonano mai banali e da quelle atmosfere lievi, e vagamente kitsch, tanto care anche allo spagnolo Pedro Almodovar. E poi c’è la musica, altro piatto forte dei film del regista turco, che ama le calde e sensuali sonorità spagnoleggianti, al pari delle note italiane dal sapore retrò. Il gusto per il vintage emerge anche dal trucco e dai costumi anni ’40 indossati dai fantasmi (tra loro Margherita Buy, Beppe Fiorello, Vittoria Puccini), attori di una compagnia teatrale ai tempi del fascismo. E proprio questo spunto offerto dall’esile trama è il pretesto che Ozpetek coglie per un’immensa dichiarazione d’amore: quella verso l’arte della finzione scenica, omaggiata nei richiami a pellicole e star del passato e rappresentata metaforicamente da quella palpebra che, all’inizio e alla fine del film, si apre e si chiude ritmicamente, a ricordare l’obiettivo di una macchina da presa. L’arte dello spettacolo, sia esso teatrale o cinematografico, non può essere annientata, neppure dalla morte. Questo sembra dirci il regista con l’ultima scena del film, ambientata in quel Teatro Valle diventato ormai il simbolo di una cultura autoprodotta, autogestita, condivisa e partecipata dal basso. Un nuovo modo di fare arte, che neppure l’ossessione del denaro e della crisi può spegnere.

presenza4

In una sequenza del film compare un volto noto della tv, Platinette, surreale guida di un gruppo di transessuali

 

Commenti  

 
+1 #1 nelly 2012-03-21 10:18
Concordo pienamente con il suesposto commento. L'arte è magnificamente immortale e il film è, anche, magnificamente e poeticamente delicato...
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