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Romanzo di una strage

Scritto da Simonetta Gallucci   
Sabato 31 Marzo 2012 15:35

 romanzostrageTitolo originale: Romanzo di una strage

Regia: Marco Tullio Giordana

Cast: Valerio Mastandrea, Pierfrancesco Favino, Laura Chiatti

Musiche: Franco Piersanti

Produzione: Italia 2012romanzostrage1

Genere: Drammatico

Durata: 129 minuti

Trailer

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Regia:
 
Interpretazione:
 
Sceneggiatura:  romanzostrage3
 
Musica:
 
Giudizio:  

 

Trama

Il film ripercorre le vicende socio-politiche italiane che hanno portato dall'esplosione di una bomba piazzata nella Banca Nazionale dell'Agricoltura a Milano, in Piazza Fontana, fino alla misteriosa morte dell'anarchico Giuseppe Pinelli (Pierfrancesco Favino) e all'omicidio del Commissario Luigi Calabresi (Valerio Mastandrea).

Recensione

La storia è tristemente nota e il Paese ne porta ancora addosso le tracce; qui, però, assurge e si trasforma in un vero e proprio romanzo, tanta è la dedizione nell'analizzare personaggi, luoghi e atmosfere che hanno visto e vissuto queste tragiche vicende. Chi in quegli anni c'era cerca di cogliere quanto, nella bolgia di voci e versioni dei fatti, gli era all'epoca sfuggito. Chi invece non era ancora nato si sforza di trovare il senso, di capire cosa possa aver portato a un rincorrersi di bombe e morte, a questo gioco al rialzo che metteva in palio vite di eroi comuni, come Pinelli e Calabresi, tanto protagonisti del film quanto pedine nella realtà. Il primo, ferroviere, padre di famiglia, anarchico contro la violenza, si trova invischiato in una vicenda che va oltre la sua portata, accusato di essere a conoscenza dei fatti. Il secondo, che una famiglia cerca di costruirsela nonostante tutto, commissario, al servizio dello Stato, devoto alle istituzioni, fedele alla patria. Entrambi trattati da carnefici, entrambi vittime di contorti giochi di potere, entrambi messi a tacere. E oggi, a distanza di più di quarant'anni, ancora nessun colpevole per la morte di persone che credevano in ciò che facevano e che, ciascuno a suo modo, cercavano di lasciare un'impronta nella storia. Quell'orma invece è stata lasciata da ombre senza volto, che hanno tirato i fili del potere in un distorto gioco di marionette dove, se una si spezzava, poteva essere velocemente sostituita. Giordana restituisce all'Italia un pezzo della sua storia recente, di quella che nell'ultimo anno di liceo viene sempre saltata per mancanza di tempo, quella che la maggior parte degli italiani con meno di 30 anni conosce solo per sentito dire, o per una targa apposta ancora oggi in Piazza Fontana. Favino e Mastandrea, invece, offrono un volto a persone che erano molto di più di un comune anarchico e di un commissario qualsiasi, ma che sono state quasi dimenticate, come se avessero sprecato invano la loro vita. Di certo questa non è una pellicola da vedere per passare il tempo, perché lascia le porte aperte alla riflessione e ai dubbi su una vicenda che non ha ancora conosciuto la parola fine, su vittime che non possono ancora riposare in pace. Però, se qualcuno volesse mettere da parte l'ignoranza, potrebbe scoprire un Paese non sempre remissivo come oggi, ma fervido di idee, forte di ideologie, colmo di storia; capirebbe così quanto poco scontata possa essere la democrazia, la libertà d'espressione e, in fondo, la vita stessa. Dopo 129 minuti questo film si spegne fuori ma si accende dentro perché, scorrendo lento, si sedimenta nella coscienza.

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Adriano Sofri, che partecipò all'omicidio del commissario Calabresi, contesta il film per le sue presunte inesattezze

 
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