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La grande bellezza

Scritto da Francesca Polici   
Martedì 21 Maggio 2013 17:33

la grande bellezzaTitolo originale: La grande bellezza

Regia: Paolo Sorrentino

Cast: Toni Servillo, Carlo Verdone, Sabrina Ferilli

Musiche: Lele Marchitelli

Produzione: Italia 2013la grande bellezza1

Genere: Drammatico

Durata: 142 minuti

   Trailer

la grande bellezza2

  Miglior film straniero

 

Regia:

Interpretazione: la grande bellezza3

Sceneggiatura:

Musica:

Giudizio:

 

Trama

Jep Gambardella (Toni Servillo) è uno scrittore e giornalista di successo di 65 anni. Vive a Roma da quando era ragazzo ed è divenuto negli anni il re della vita mondana. Fra squallore e malinconia ci accompagna nei vicoli di una realtà sconosciuta, abitata da personaggi grotteschi e surreali. La dolce vita del 2000…

Recensione:

Le infinità dell’incubo di Céline aprono la magistrale opera di Sorrentino. Se Viaggio al termine della notte è uno dei romanzi più rappresentativi dell’ultimo secolo, La grande bellezza è sicuramente fra i film più esemplificativi del torpore di questa disgraziata Seconda Repubblica. L’introduzione citazionistica è accompagnata da una sacralità musicale che lascia il posto al silenzio, immediatamente interrotto dallo sparo del cannone del Gianicolo. Subito dopo lei: Roma, in tutta la sua bellezza e maestosità; lei, vera protagonista che incanta e illude, promette e non mantiene; lei, la Città Eterna. Mentre un gruppo di suore intona I Lie, la macchina da presa si insinua frenetica fra statue e turisti, tutti ammaliati dallo splendore della Capitale, si muove rapida in quei meandri da cui ci lascia scorgere la magia. Così il viaggio ha inizio. A farci da Virgilio è uno straordinario Toni Servillo, perfetto nella sua interpretazione, che ci guida fra gli intrecci più squallidi e ripugnanti. Jep Gambardella, re della vita mondana, ci mostra tutta la vacuità e la tristezza dell’esistenza in questo viaggio senza fine. Un urlo acuto e molesto ci porta nell’abiezione della festa più in voga. Elementi trash e visionari si mischiano rivelando una marea di vite distrutte. Poi tutto si ferma di nuovo e il nostro Virgilio si impossessa della scena, ci prende per mano e prosegue il cammino dantesco in questa perenne e disperata ricerca di una bellezza superiore in grado di sublimare l’essere. Il regista si esprime per mezzo di Servillo, affida a lui i suoi pensieri, i suoi giudizi, ed è Servillo a sorreggere l’intera maestosità dell’opera. I personaggi della messa in scena divengono pure macchiette, sono i “nuovi mostri”, quelli che si aggirano nei palazzi del potere, che annoiati dalle loro vite borghesi si abbandonano con inettitudine allo sfarzo e alla devastazione, ignari della sterilità in cui si rifugiano. Un ambizioso affresco barocco in cui sacro e profano si mescolano costantemente. Un insieme di: poesia, cinema, teatro e satira, un eccesso che tende a strozzare in alcune sequenze l’andamento filmico. La pellicola pullula di riferimenti felliniani, anche se delle volte si ha la sensazione che, più di omaggi, si tratti di una rincorsa a perdifiato verso il grande maestro, ma più cerca di avvicinarsi a lui, più finisce per allontanarsene. Tuttavia La grande bellezza afferma Sorrentino come uno dei più grandi registi italiani, ancora capace di fare del cinema qualcosa di supremo. Colossale e sublime.

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Proiettato in anteprima mondiale al Festival di Cannes, il film è stato accolto con lunghissimi applausi da parte della stampa di tutto il mondo

 
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