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Interstellar

Scritto da Samuele Pasquino   
Domenica 09 Novembre 2014 17:43

interstellarTitolo originale: Interstellar

Regia: Christopher Nolan

Cast: Matthew McConaughey, Anne Hathaway, Jessica Chastain

Musiche: Hans Zimmer

Produzione: USA 2014interstellar1

Genere: Fantascienza

Durata: 168 minuti

  Trailer

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Migliori effetti speciali Paul Franklin, Andrew Lockley, Ian Hunter e Scott Fisher

 

Regia: interstellar3

Interpretazione:

Sceneggiatura:

Musica:

Giudizio:

 

Trama

In un futuro in cui il mondo è sull’orlo del baratro, quasi privo di risorse alimentari in grado di sostentare la popolazione, un ex ingegnere aeronautico (Matthew McConaughey) è richiamato in servizio dalla NASA per una missione segretissima: sfruttare un buco nero nello spazio al fine di esplorare una nuova galassia e trovare un pianeta ospitale per la sopravvivenza dell’intera umanità. Il prezzo da pagare potrebbe essere l’addio definitivo agli affetti famigliari e alla Terra.

Recensione

Dal 1968 a oggi la fantascienza ha saputo ben conformarsi all’orizzonte d’attesa dello spettatore, partorendo come genere eclatante e pionieristico una serie di pellicole sicuramente all’altezza della spettacolarità, ma altrettanto sicuramente scevra ormai di particolari significanze che potessero in qualche modo trascendere gli usuali meccanismi propri della tecno-genesi legata alla suddetta categoria in celluloide. 2001: Odissea nello spazio ha costituito per oltre 40 anni il prototipo più elegante, filosofico e meglio costruito nell’ambito delle trame di concatenazione fra viaggio salvifico, progresso, intelligenza artificiale e sviluppo dell’umanità intesa come collettivo accomunato da eguali principi e medesimi paradossi. Quel che sembrava impossibile a livello cinematografico si è avverato: Christopher Nolan ha saputo avvicinarsi più di qualunque altro all’indiscusso e a ragione mitizzato genio di Stanley Kubrick, concependo insieme al fratello Jonathan una sceneggiatura tale da bissare in un sol colpo decenni di lacune narrative intercorrenti nella contemporanea sci-fi. Il suo Interstellar abbraccia secoli di scoperte nel campo dell’ingegneria spaziale, fondendo proiezione voyeristica e atavico desiderio esplorativo in un kolossal dove l’irrealtà sembra a portata di mano, fatta di sogni e speranze al cospetto dell’immanenza imminente. Un gioco di parole, questo, che sintetizza il superamento brillante (sebbene soltanto nella finzione filmica) di contraddizioni, obiezioni e dubbi in seno al ragionamento scientifico a tema stellare. A cominciare dal vecchio The black hole (Gary Nelson, 1979), sfiorando preconcettualmente Punto di non ritorno (Paul W.S. Anderson, 1997) e centrando il capolavoro di Kubrick, Interstellar ingloba tutto un bagaglio di nozioni abbastanza maturo da essere ripercorso e rivoluzionato attraverso un’originalità che non sfocia in bizzarria ma si mantiene ancorata all’evoluzione. A differenza di 2001: A space odissey, la pellicola di Nolan stupisce non per la cervellotica progressione e la regia estremamente accurata e simmetrica (in quello Kubrick risulta sempiternamente irraggiungibile), bensì per aver trovato la chiave dell’intrattenimento “a 5 dimensioni” (con Gravity, Cuaròn si era fermato a 4): dopo Inception, lo spazio e il tempo hanno acquisito ulteriori accezioni che li eleggono basi per discorsi più grandi e complessi, inerenti anche e soprattutto gravità e relatività. L’incontro fra generazioni, culture e modalità di pensiero genera enclavi fondamentali che riguardano picchi emotivi dati dall’affezione naturalmente umana chiamata “amore” (ecco la quinta dimensione): Cooper, interpretato da un espressivissimo Matthew McConaughey (ancora provato dalla sofferta performance in Dallas Buyers Club) è l’eroe pronto a testare l’abbandono affettivo a favore della salvezza della specie umana, accompagnato da un cast strabordante i cui nomi echeggiano roboanti (Jessica Chastain, Michael Caine, John Lithgow e persino Matt Damon ricoprono ruoli miliari). Nolan medita e compie un montaggio fatto di dissolvenze in nero che si alternano a sequenze sovraesposte, tenendo fede a una scaletta perfetta di argomentazioni esaustive in grado di accarezzare 170 minuti di pura emozione al di fuori di ogni probabile schema. Persino la colonna sonora di Hans Zimmer, amalgama di note d’organo ed electro sounds, richiama una sacralità la cui ascendenza ancestrale si risolve in una visione conclusiva da antologia.

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Il progetto era già in fase di elaborazione nel 2006. Christopher Nolan ha spodestato Steven Spielberg dalla sedia di regia, secondo il volere della Paramount Pictures

 
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