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Mia madre

Scritto da Samuele Pasquino   
Domenica 26 Aprile 2015 14:08

mia madreTitolo originale: Mia madre

Regia: Nanni Moretti

Cast: Margherita Buy, Nanni Moretti, Giulia Lazzarini

Produzione: Italia 2015mia madre1

Genere: Drammatico

Durata: 106 minuti

  Trailer

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Regia:

Interpretazione:

Sceneggiatura: mia madre3

Musica:

Giudizio:

 

Trama

Margherita (Margherita Buy), regista in crisi d’identità, vive con ansia e frustrazione la malattia della madre Ada (Giulia Lazzarini), in degenza all’ospedale. Schiacciata dal peso di un fallimento sentimentale, fragile e alle prese con un attore americano incapace (John Turturro), la donna rischia il crollo quando i medici la mettono di fronte all’inevitabile: sua madre morirà. Insieme al fratello Giovanni (Nanni Moretti) si prepara alla tragedia.

Recensione

Un film che si nutre di realtà e con sincerità cerca sorrisi, lacrime e l’emozione autentica di una storia condivisa va visto con occhi voraci di vita. Come tale, Mia madre stride con il concetto di finzione cinematografica, epurandosi da tutto ciò ch’è inutile, futile e frivolo. Nanni Moretti è grande e lo dimostra ancora una volta dopo aver scritto e diretto esempi di ottima arte quali La stanza del figlio, Il caimano e Habemus Papam. Con la propria volontà di comunicare veramente con lo spettatore, quasi a volerlo coinvolgere con la forza in questioni dalle quali spesso si fugge, Moretti suggella l’affetto materno con un tributo di doveroso dolore ritraendo l’ineluttabile gravosità di una morte che sopraggiunge anzitempo e che intacca una sfera intera di esistenze diverse ma collegate. Nell’erigere sulla scena una figura delicata come quella della madre anziana, il regista profonde un rispetto assoluto, scevro di quel sarcasmo costante e calibrato presente nella passata filmografia. Non si tratta di un film politico, non prevale una critica sociale, vince invece l’essere umano con le proprie debolezze, i fallimenti, le cadute e le speranze. Cosa farete quando colei che vi ha messo al mondo si troverà vicino alla fine? Come vi comporterete? Cosa cambierà? Tutte queste domande abbisognano di una risposta e nello spazio che divide – e al contempo inscrive – un letto d’ospedale dal quotidiano, Mia madre la fornisce senza esitare ma lasciando sempre aperto il beneficio del dubbio interiore e della crisi individuale. Ci si inoltra in un discorso che, sequenza dopo sequenza, diviene progressivamente più intimo, conflittuale, livido di lacerazioni mai fuori posto. In un’altalenanza di ricordi e proiezioni soavemente fantastiche, la protagonista Margherita – interpretata da un’intensa Margherita Buy – si denuda di ogni astrazione femminile mostrandosi semplicemente per quel che è, una donna afflitta da ansie e paure, appannata da un’angoscia crescente e legata a sua madre per la quale vorrebbe gridare un’invocazione di speranza. Nella sua omogeneità e compattezza narrativa, il lavoro di Moretti accomuna lo “stare al mondo” di tre generazioni e questo trittico di posture esistenziali concilia l’allegoria di carne e sangue rappresentata da Ada, voce della maturità ed espressione dell’infantile senilità, il reale collegamento fra passato e presente. Sembra incredibile ma è proprio un ponte simbolico la figura tutt’altro che retorica predisposta a sintetizzare l’entità materna, essenza e punto di riferimento imprescindibile. Non piangere troppo, non ridere troppo: nella dicotomia il film trova un equilibrio non sostanziale ma assoluto, bilanciando una radicata (e innegabile) tristezza e paradossi da teatro dell’assurdo, che vede salire sul palco un John Turturro chiamato a impersonare con brillante verve un attore americano ingaggiato da Margherita. Cinema, metacinema e dramma extradiegetico: questi elementi portano armonia in un’opera omnia come gli applausi capaci di risollevare e redimere un commediante depresso, il cui successo lo fa risorgere dalle proprie ceneri. Elogio con cappello sul petto per la toccante recitazione di Giulia Lazzarini e una nota di etereo struggimento per la scena in cui Margherita abbraccia la madre impossibilitata a bissare la distanza fra lei e il bagno. La colonna sonora, bellissima, narra la storia senza l’uso di parole, e grazie ad essa anche i titoli di coda divengono memorabili.

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Il film è stato presentato in concorso al 68imo Festival di Cannes

 

Immagini: Copyright © 01Distribution

 
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