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Abbi fede

abbi fede locandinaTitolo originale: Abbi Fede

Regia: Giorgio Pasotti

Sceneggiatura: Federico Baccomo

Cast: Giorgio Pasotti, Claudio Amendola, Robert Palfrader

Musiche: Leo-Z

Produzione: Italia 2020

Genere: Commedia

Durata: 93 minuti

Trailer

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Regia: stellastella

Interpretazione: stellastella

Sceneggiatura: stella

Musica: stellastellastella

Giudizio: stellastella

 

Trama

In una remota parrocchia del Trentino Alto Adige, Padre Ivan (Giorgio Pasotti) gestisce una comunità che accoglie ex-carcerati e tenta con ottimismo, inguaribile al limite del parossismo, di dimenticare il proprio passato travagliato. L’incontro con il criminale neo-fascista Adamo (Claudio Amendola) condurrà entrambi a riscoprirsi.

Recensione

Adamo ha colto la mela del peccato originale per farci uno strudel, ma uno strudel degno di riguadagnare il paradiso terrestre. Questo è l’esito, portato alle estreme conseguenze, della favola moderna di Giorgio Pasotti, tratta dall’omonimo romanzo di Marco Molinari.

Tra i primi esperimenti dietro la macchina da presa dell’attore bergamasco, Abbi Fede è un film difficile da incasellare. Come i suoi personaggi e il suo protagonista, Don Ivan, in particolare, oscilla tra il patetismo estremizzato dei buoni sentimenti e il disincanto di chi sa che nella realtà i “diavoli” si sconfiggono a colpi di pistola. Qualcuno si compra il ritorno a casa rapinando e gli alcolisti si concedono qualche brindisi.

La prima inquadratura, che abbraccia le montagne dall’alto, ci colloca in uno spazio e un tempo irreali, al quale si può accedere soltanto con un treno datato. A violare l’Eden trentino è Adamo, interpretato da un Claudio Amendola a proprio agio nello scherzare con i ruoli precedenti da malavitoso romano cupo, realista e minaccioso, non da ultimo quello di Suburra (2015) di Stefano Sollima.

A offrirgli il controcanto, in una storia che riecheggia i processi di omologazione tra gli opposti della grande commedia all’italiana, è lo stesso Pasotti, che dà vita a un prete, dalla spiccata erre moscia e dall’ottimismo parossistico, decisamente sopra le righe. Qualche volta persino troppo, in quanto si conferma efficace nel ritratto del buon umore che ignora la realtà ma pecca un po’ nell’approfondire la discesa nel dolore negato.

A contornare la riabilitazione dell’ex-criminale Amendola, che ha come scopo e metafora la preparazione di uno Strudel, vi sono numerosi personaggi macchiettistici. Si va dal cinico medico della clinica di paese all’ex sciatore alcolizzato che trova l’amore per una compaesana incinta, al rapinatore jihadista che ama cantare le canzoni del coro e che, alla fine, non è poi così cattivo.

A momenti abbastanza riusciti, Abbi Fede ne alterna alcuni esagerati, dove all’umorismo che fa riflettere si sostituisce unicamente lo stereotipo. La sola evoluzione credibile, anche se non del tutto innovativa, è quella di Adamo, protagonista di un finale dolce come uno Strudel.

Curiosità

claudio amendola e giorgio pasotti abbi fede

La fotografia del film si ispira alle “Pitture Nere” di Francisco Goya.

Giorgia Colucci

Giorgia Colucci

1998, inguaribile sognatrice e amante dell’arte in ogni sua forma. Frequento il liceo classico di Varese e nel tempo libero tento di ritrovare nel mondo quella bellezza descritta sui libri. Il cinema è per me complementare alla lettura, è l’espressione raffinata del nostro mondo intrinseco, il mezzo per fuggire dalla realtà e perdersi semplicemente. Apprezzo ogni genere di film, ma sono innamorata profondamente delle atmosfere talvolta favoleggianti, talvolta cupe di quegli strani anni in cui a popolare il grande schermo erano i miti. Mi emoziono spesso, perciò scrivere, per comprendere e amare, diventa una necessità.
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