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Il corriere – The Mule

il corriere - the mule locandinaTitolo originale: The mule

Regia: Clint Eastwood

Cast: Clint Eastwood, Bradley Cooper, Dianne Wiest

Musiche: Arturo Sandoval

Produzione: USA 2018

Genere: Drammatico

Durata: 116 minuti

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Regia: stellastellastellastellastella

Interpretazione: stellastellastellastella

Sceneggiatura: stellastellastellastella

Musica: stellastellastella

Giudizio: stellastellastellastella

 

Trama

Earl Stone (Clint Eastwood) ha sempre trascurato la propria famiglia per il lavoro da floricoltore, finendo con l’inimicarsi moglie (Dianne Wiest) e figlia (Alison Eastwood), abituate a fare a meno di lui. Alla soglia dei 90 anni, però, il fallimento arriva anche nella sua professione e all’uomo non resta che “reinventarsi” accettando di diventare un corriere del cartello messicano.

Migliaia di chilometri percorsi e decine di chilogrammi di cocaina trasportate lo rendono la miglior risorsa per gli spacciatori, ma anche il maggior ricercato per gli agenti della DEA guidati da Colin Bates (Bradley Cooper). La gravosità del rischio e le responsabilità iniziano a farsi sentire, con la vecchiaia che di certo non gioca a favore.

Recensione

Non è Gran Torino, non è Million Dollar Baby e nemmeno I ponti di Madison County, eppure questo Il corriere – The Mule non può che essere recepito come un gran bel film, un nuovo drammatico e struggente tassello di una visione della vita maturata nel tempo dal sempre più creativo e vitale Clint Eastwood, che a 88 anni suonati offre l’ennesima, intensa lezione di cinema tacciando quanti lo vorrebbero deposto in un sordido angolo a godersi la pensione.

No, l’ex ispettore Callaghan sembra non volerne sapere di abbandonare la scena salendo ancora una volta in cattedra per dirigere una pellicola in equilibrio fra il biopic e il drama, con una lacrima molto accentuata di sana ironia permessa ai decani che hanno fatto letteralmente la storia del cinema.

Clinton “Clint” è ormai nell’Olimpo dei cineasti immortali e sceglie di mettere il sigillo di ceralacca sulla propria carriera raccontando la parabola senile di Leo Sharp, veterano della Seconda Guerra Mondiale divenuto famoso negli anni ’80 per aver trasportato in lungo e in largo il più grosso carico di cocaina al soldo del cartello messicano di Sinaloa.

La sceneggiatura si ispira all’articolo del giornalista del The New York Times Sam Dolnick, intitolato The Sinaloa Cartel’s 90-year-old drug mule. In questo modo Il corriere sviluppa una modalità di rappresentazione che, nonostante l’argomento trattato, si discosta dai consueti plot on the road appiccicandosi più propriamente al concetto di “uomo in viaggio da e attraverso se stesso” alla ricerca di un alter-ego salvifico.

Eastwood consegna la sua ormai fragile presenza agli occhi di uno spettatore che ha rinnovate aspettative e voglia di vedere il buon Clint declamare versi di una Settima Arte potente, loquace, violenta e madida di riflessione. La violenza, a ogni modo, è espressa unicamente nella lacerante reiterazione del fallimento e nella speranza di risollevare un’esistenza in fuga dagli affetti, cercando di rimediare a una latitanza foriera di sofferenza e viltà.

L’Earl che compare di fronte alla cinepresa è un uomo compassato, fisicamente vinto dagli anni ma comunque energico a tal punto da rilanciarsi senza avere troppo da perdere. I primi piani prediletti dal regista attore non tardano ad arrivare, e con essi l’umanità che esonda dalla perplessità di uno sguardo, da un sorriso abbozzato ma mai libero, da un viso solcato da rughe impietose.

Il protagonista a bordo di un’imponente quattro ruote percorre a ritmo lento i sentieri del tempo e dello spazio, comunicandoci un docile desiderio di attesa e calma, presto destinate a mutare in consapevolezza di aver forse sbagliato strada a un’ora troppo tarda.

Il cast annovera le ottime interpretazioni di Dianne Wiest, Alison Eastwood e l’ascendente Taissa Farmiga; molto più “annicchiate” le performance di Bradley Cooper (lontano dal vigore dimostrato in American Sniper, peraltro diretto da Eastwood) e Andy Garcia, più incline a una partecipazione amichevole e non proprio determinante.

Se fino a pochi anni fa pensavate che l’aggettivo “tenero” fosse antitetico al caro vecchio Clint, beh, oggi dovete necessariamente rivalutare tale pensiero perchè il suo Earl ispira un riscatto in punta di piedi, a fronte di una debolezza che si porta dietro l’inevitabilità del seppur lento deperimento patito da una pietra miliare. Resta però sempre vivo quel barlume di eterna giovinezza che fa di Clint Eastwood il grande gigante gentile che tutti noi siamo abituati a conoscere.

Curiosità

earl stone

In una scena si vede Earl uscire da una tavola calda e passare davanti all’insegna Gunny’s, un tributo al famoso film diretto e interpretato da Clint Eastwood nel 1986, ormai un cult.

Samuele Pasquino

Samuele Pasquino

Laureato in Lettere Moderne e giornalista pubblicista freelance, sono il creatore e direttore responsabile di Recencinema.it, appassionato della Settima Arte e scrittore eclettico.
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