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Joker

joker posterTitolo originale: Joker

Regia: Todd Phillips

Cast: Joaquin Phoenix, Robert De Niro, Zazie Beetz

Musiche: Hildur Guonadottir

Produzione: USA 2019

Genere: Drammatico

Durata: 120 minuti

Trailer

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leone d'oro venezia  Miglior film

 

Regia: stellastellastellastellastella

Interpretazione: stellastellastellastellastella

Sceneggiatura: stellastellastellastellastella

Musica: stellastellastellastella

Giudizio: stellastellastellastellastella

 

Trama

Arthur Fleck (Joaquin Phoenix) è un uomo fragile, affetto da disturbi mentali che cerca disperatamente di alleviare allestendo piccoli spettacoli da clown per le strade di Gotham City. Vessato ripetutamente da una frangia violenta dei sobborghi urbani, tenuto a freno dalla malattia della madre di cui si deve occupare e da uno status di continua indigenza, Arthur persegue col sorriso il sogno di poter un giorno affermarsi come cabarettista. L’occasione sembra concedergliela Murray Franklin (Robert De Niro), cinico presentatore di un talk show molto famoso, ma il palcoscenico diventa per l’aspirante comico una gogna che segnerà per sempre la sua vita spianando la strada a Joker.

Recensione

C’è qualcosa di tremendo e devastante nell’inaudita risata di Arthur Fleck, un’orda di dolori e sofferenze che con i loro uncini acuminati s’impigliano alla mente di un uomo la cui etichetta di “malato” appare quanto mai riduttiva. Il termine stride poiché l’inedito e incredibile personaggio protagonista dello stand alone di Todd Phillips – seppur depresso, psicotico e irrimediabilmente segnato dalla decadenza di Gotham – rappresenta non la malattia bensì la deriva dell’individuo vessato da una società cinica, impietosa e pregiudiziale.

Nell’intento di creare e diffondere allegria, il Fleck aspirante cabarettista riceve in cambio l’indifferenza di una collettività che non si ferma, corre, invade, investe, odia e poi ricomincia il suo sadico ciclo nichilista. Totalmente estraneo al DC Universe, il Joker di Phillips prende volutamente le distanze da ogni passata incarnazione fumettistica preferendo un più profondo e convincente ritratto umano, tanto afflitto da toccare i più elevati livelli tragici.

La lacerazione interiore di Arthur, complici i continui fallimenti, un reiterato rifiuto sociale e la tendenza all’emarginazione, è talmente potente da trasmettere la sua disperata essenza, una sorta di entità che prende il sopravvento sfociando in una risata ben più eloquente delle parole. In una città caotica, fatiscente e congestionata si muove un character reso unico dallo straordinario Joaquin Phoenix.

Evitando di ereditare gli spunti cinetici e interpretativi dei sei predecessori – ultimi Jack Nicholson, Heath Ledger e Jared Leto – l’attore (alleggerito di 24 chili per sostenere l’impegnativo ruolo) calca il proscenio delle origini sulla base di studi effettuati su alcuni pazienti affetti da sindromi di vario genere, in particolare lo Pseudobulbar affect. Ne risulta una personalità  traviata, distorta ma inizialmente pura, capace du contenere il suo cupo e disagiante disturbo neurologico.

Joker appare come una lenta, inesorabile e logorante caduta nell’abisso di una figura orrendamente sfaccettata, condotta dalla gogna mediatica verso la malsana e criminale trasfigurazione dell’essere. Qui entra in gioco l’ambiguo Murray Franklin, conduttore di un talk show cui dà volto Robert De Niro, che nel 1983 rese memorabile quel Re per una notte di Scorsese (il regista è tra i produttori del film insieme a Bradley Cooper) riesumato in forma di omaggio.

Contribuendo al crollo psicologico di Arthur attraverso un ultimo crudele scherno sotto i riflettori del format, Franklin abbatte i rimanenti esili argini, permettendo al Joker di esondare e farsi largo nel sangue. Quando poi le sorprese sembrano essersi esaurite, ecco che il film ha ancora parecchio da dire regalando finalmente l’attesa congiuntura con il futuro mito dell’eroe di cui Joker si ergerà a nemesi assoluta.

Thomas Wayne, benefattore di Gotham e padre di Bruce, costituisce quella congiuntura ma ben poco lusinghiera. Gettando ombre su una figura fin qui ritenuta positiva, paterno esempio di rettitudine per il celeberrimo Batman, lo spin-off di Phillips rimette in discussione alcune questioni mai affrontate prima, bissando l’apparentemente incolmabile distanza fra commedia e tragedia insita nelle crepe di un affresco capolavoro.

Dramma esistenziale a sfondo metropolitano destinato all’immortalità, come si conviene alle opere cinematografiche di eccezionale spessore.

Curiosità

adriano giannini joker

 

Adriano Giannini aveva doppiato già Heath Ledger ne Il cavaliere oscuro di Nolan.

Samuele Pasquino

Samuele Pasquino

Laureato in Lettere Moderne e giornalista pubblicista freelance, sono il creatore e direttore responsabile di Recencinema.it, appassionato della Settima Arte e scrittore eclettico.
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