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Ride (2018)

ride mastandrea locandinaTitolo originale: Ride

Regia: Valerio Manstandrea

Cast: Chiara Martegiani, Arturo Marchetti, Renato Carpentieri, Stefano Dionisi

Musiche: Riccardo Sinigallia ed Emiliano Di Meo

Produzione: Italia 2018

Genere: Drammatico

Durata: 95 minuti

Trailer

 

chiara martegiani  vagabondi  stefano dionisi

 

Regia: stellastella

Interpretazione: stellastellastella

Sceneggiatura: stellastella

Musica: stellastellastella

Giudizio: stellastella

 

Trama

Mauro Secondari, padre di Bruno (Arturo Marchetti) e marito di Carolina (Chiara Martegiani) se n’è andato, un’altra vittima delle morti bianche, operaio nella fabbrica in cui hanno transitato tre generazioni a cominciare dal padre del giovane operaio, Cesare (Renato Carpentieri). Il funerale è alle porte, con tanto di diretta Tv, ed è necessario aderire e manifestare pubblicamente il dolore e la commozione che derivano da questa straziante perdita. Moglie, figlio, fratello e padre della vittima si preparano all’evento ognuno a modo proprio, con tempi e modalità di reazione differenti, fino alla consapevolezza vera della perdita, scevra da conformismi e aspettative esterne.

Recensione

Io voglio e devo stare male. E’ un mio diritto”. Le parole di Carolina sono parole dette da chi è, evidentemente, in difficoltà. La difficoltà di vivere il dolore secondo i propri canoni e non quelli imposti, urlati, amplificati dai media o nei social. Un dolore esasperato, plasmato e condizionato da fattori esterni come, nello specifico in Ride, dall’emozione collettiva rispetto a un fatto di cronaca. Un dolore definito dalla morale del momento, quella più cliccata, più condivisa.

Carolina non è pronta a tutto questo, non si sente a suo agio nei panni dell’addolorata prima attrice della pièce. Non riesce a sentire, a manifestarlo questo dolore, lei non piange ma ride, come le rimprovera il figlio Bruno. Bruno dal canto suo è travolto dagli eventi, dal clamore che la notizia ha portato nella sua piccola cittadina e nella sua vita solitaria e spensierata di bambino.

Cesare, interpretato dal sempre bravo Renato Carpentieri, vive la perdita con rabbia, come un’ingiustizia sociale fino a provare un senso di colpa, perché la vita spezzata del figlio è la sua vita, quella di operaio, la stessa vita che invece l’altro suo figlio, l’anima nera della famiglia, ha rifiutato, l’unico inoltre che invece il dolore lo sente, lo vive immediatamente.

L’appropriazione indebita del dolore di chi subisce una perdita così dolorosa è spesso una costante del nostro tempo” – dice Valerio Mastandrea nelle sue note di regia (d’esordio) – “specie se trainata dal carattere sociale del tragico evento che la genera: le morti bianche (…) In realtà l’unica cosa che gli altri possono fare è offrire consolazione, indennizzi e funerali pubblici, anche se di queste 3 cose l’unica che forse può aiutare davvero è la consolazione per chi sta male davvero, un modo per riprendersi la propria sofferenza, il resto non è altro che la dimostrazione del’eterna impotenza politica e culturale che permette di morire al lavoro come in guerra”.

Purtroppo, però, Ride, opera prima del bravo Mastandrea, attore molto capace, poliedrico, che nel cinema si è dovuto confrontare molte volte con il dolore, basti pensare a Euforia, opera seconda della sua collega attrice e regista Valeria Golino, rimane – tradendo le intenzioni dello stesso regista – un’opera scomposta, con troppa carne al fuoco. Le vite parallele dei personaggi, specie quelle del padre e dei suoi compagni di fabbrica, sono slegate per toni e ritmo dalle storie degli altri, quelle della casa e dei vari personaggi che la popolano a turno.

Lo stesso personaggio del fratello, interpretato da Stefano Dionisi, è poco caratterizzato. Inoltre è un film che abusa della musica, facendone a volte la protagonista. Anche le grandi metafore finali finiscono per essere simulacri della realtà forzati e anche un po’ furbi, privi cioè di grande potenza sintetica e tesi più a commuovere che a dare valore al concetto.

La quasi esordiente Chiara Martegiani è non solo la compagna di vita del regista ma in Ride è il suo alter ego, affronta la perdita con un apparente distacco iniziale, rifugge il dolore, non riesce a metabolizzarlo, è come bloccata e, seppur convincente dal punto di vista recitativo, risulta troppo legata nelle espressioni, nella postura e anche nell’abbigliamento al suo alter ego.

Detto questo, resta comunque un’opera coraggiosa con delle scene importanti e ben riuscite, come quelle del piccolo Bruno e degli amici che hanno amato e conosciuto il defunto, scene divertenti, ironiche e mai retoriche nella loro drammaticità, più vicine forse al know how di Mastandrea e al suo temperamento rispetto alle scene surreali e allegoriche del finale catartico.

Curiosità

chiara martegianiChiara Martegiani, 31enne di Rimini, ha esordito appena ventenne in Amici, esperienza breve e fallimentare che però le ha chiarito le idee su chi voleva essere davvero, facendole così lasciare la facoltà di Architettura per il Centro Sperimentale.

 

Immagini: Copyright © 01Distribution

Gemma Buonanno

Gemma Buonanno

Gemma Buonanno, pugliese di origine, milanese ad interim, romana dal 2007. Ho una laurea in Sociologia con indirizzo in cinema, tesi di laurea su Dino Risi e la commedia all'italiana; specializzazione alla Cattolica di Milano in comunicazione sociale indirizzo spettacolo con una tesi dal titolo "Il film noir nel cinema post moderno". Mi piacciono molto "le vite degli altri" viste dietro e attraverso uno schermo. Per questo amo il cinema e la fotografia, il modo in cui l'arte figurativa riesce a raccontare la realtà, a rappresentarla, a interpretarla, ma anche a trasfigurarla. Mi piace il cinema d'autore, non amo molto il genere fantastico e mainstream (con le dovute eccezioni per alcune serie TV). Vado spesso al cinema, mi piace la sala buia ma non disdegno il salotto di casa mia, non ritengo che piattaforme come Netflix siano antitetiche al cinema, ma solo un'alternativa. Collaboro con Recencinema da ormai 6 anni, amo seguire le conferenze stampa, parlare di e con i protagonisti di un'opera, sentirmi parte, anche se per pochi minuti, di qualcosa di unico e incredibile: il Cinema, la settima arte.
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