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Waiting for the Barbarians

waiting for the barbarians locandinaTitolo originale: Waiting for the barbarians

Regia e sceneggiatura: Ciro Guerra

Cast: Mark Rylance, Johnny Depp, Robert Pattinson, Gana Bajarsajhan

Musiche: Giampiero Ambrosi

Produzione: Italia 2019

Genere: Drammatico

Durata: 112 minuti

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Regia: stellastellastellastella

Interpretazione: stellastellastellastella

Sceneggiatura: stellastellastella

Musica: stellastellastella

Giudizio: stellastellastella

 

Trama

Un magistrato (Mark Rylance), uomo acculturato in attesa della pensione, amministra un avamposto di confine. Oltre la frontiera si estende un vasto territorio desolato e senza nome, abitato dai “barbari”, popolazione nomade originaria della zona.

Tra loro e il mondo civilizzato non vi sono particolari conflitti, almeno fino all’arrivo del Colonnello Joll (Johnny Depp) e dei suoi spietati interrogatori. Incaricato di indagare sulle attività dei “barbari”, egli non esita infatti a torturare i prigionieri. Tra essi una giovane donna, alla quale si legherà indissolubilmente proprio il destino del magistrato.

Recensione

Tratto dall’omonimo romanzo di J.M. Coetzee, vincitore del Premio Nobel per la letteratura nel 2003, Waiting for the barbarians è un’opera maestosa e complessa, simile per certi versi all’immaginario visivo al quale si riferisce, quello vasto, ostile e desolato del deserto.

Ciro Guerra prova a veicolare sul grande schermo la forza della carta stampata e lo fa con il suo stile: colossale, affascinante e incredibilmente dettagliato. Sebbene la storia non abbia un’ambientazione precisa – a grandi linee potremmo immaginare che si tratti di un territorio coloniale nell’800 – i costumi, le costruzioni e le ricostruzioni della quotidianità restituiscono quasi documentaristicamente il modo di vivere dell’avamposto governato dal magistrato e della sua controparte selvaggia.

Campi lunghi e lunghissimi dall’ampio respiro, spesso assolati o ripresi al tramonto, uniti a dettagli grevi, restituiscono appieno lo spirito di un luogo nel quale i giorni si susseguono identici. Le atmosfere pennellate lentamente, quasi in modo compassato, paiono quelle di un altro celebre romanzo: Il Deserto dei Tartari di Dino Buzzati.

Entrambi hanno al centro il tema del confine e dell’attesa. Mentre, però, per i personaggi di Buzzati la venuta dei barbari è motivo di desiderio, quelli messi in scena da Ciro Guerra aspettano qualcosa che nemmeno loro riescono a definire.

Il magistrato, incarnato da un placido Mark Rylance, come la sua piccola realtà cittadina, vive nella tranquillità e nel miraggio della tanto sospirata pensione. Intanto evade dalla quotidianità attraverso lo studio e la lettura.

Il controcanto alla sua figura, sottolineato dai piani grotteschi e dall’accelerazione del ritmo narrativo, è offerto dal colonnello Joll, un Johnny Depp che raccoglie le eredità dei suoi personaggi precedenti, in particolare quelli interpretati per Tim Burton, e dona il soffio della vita a un uomo spietato, quasi bidimensionale nella sua crudele ottusità.

Se il magistrato è attraversato dall’amore, dalla paura e da una crisi di coscienza nel suo rapporto con i barbari, e in particolare con la donna che sottrae alle torture del colonnello, Joll rimane incapace di cambiare, dinanzi a tutti gli avvenimenti.

Eppure anche lui, sembra in tutte le sue apparizioni in attesa frenetica di qualcosa, di informazioni o molto più semplicemente di uno scopo che, a differenza dell’uomo interpretato da Rylance, si sforza di perseguire, senza risultato.

Dunque, Ciro Guerra tenta di trasmettere visivamente un affresco sul tempo, sul fine a cui esso tende e su come vi si possono inserire i personaggi per interromperne la linearità. Una questione che, se ci pensiamo bene, è molto legata anche all’essenza del cinema, all’azione del narratore e che spiega, per molti versi, anche la visione di Waiting for the Barbarians.

Un film che più che intrattenere in sala – quando lo spettatore è accompagnato nel lento e soffocante susseguirsi degli eventi che rimane tale anche nei momenti di azione – si riesce ad apprezzare al termine della visione, quando le sue carte sono svelate e il suo scopo è noto.

Curiosità

iervolino a venezia 76

Il film è stato presentato fuori concorso alla 76 edizione della Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia.

Giorgia Colucci

Giorgia Colucci

Classe 1998, inguaribile sognatrice e amante dell’arte in ogni sua forma. Laureata in Comunicazione Media e Pubblicità presso l'Università IULM di Milano, dopo il doploma al liceo classico, lavoro come giornalista sportiva, di spettacolo e di cronaca. Racconto la musica in radio per passione e nel tempo libero tento di ritrovare nel mondo quella bellezza descritta sui libri. Il cinema è per me complementare alla lettura. È un'espressione raffinata del nostro mondo intrinseco, il mezzo per fuggire dalla realtà e perdersi semplicemente. Apprezzo ogni genere di film, ma sono innamorata profondamente delle atmosfere talvolta favoleggianti, talvolta cupe di quegli strani anni in cui a popolare il grande schermo erano i miti. Mi emoziono spesso, perciò scrivere, per comprendere e amare, diventa una necessità.
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